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Decreto Giustizia: 305 sì, 232 no, la Camera approva con voto di fiducia

Roma, 25 Giu 2020 - Dopo la fiducia al Senato arriva il sì anche alla Camera per il voto sulla fiducia posta dal governo sul Dl intercettazioni, che contiene anche disposizioni sulle carceri e sulla app Immuni. La votazione si è svolta sempre secondo le regole introdotte per l'emergenza coronavirus, quindi per fasce orarie, con ingresso dal lato sinistra dell'aula e uscita dal lato destro dopo aver dichiarato il proprio voto. I voti a favore sono stati 305, i contrari 232 e 2 gli astenuti. Al momento del voto erano presenti 539 Deputati. L'Assemblea è quindi passata all'esame degli ordini del giorno al testo. Al voto finale, secondo accordi informali tra i gruppi parlamentari, si dovrebbe arrivare entro le 14 di domani pomeriggio.

Ancora un volta il governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione di un provvedimento legislativo, in questo caso il decreto Giustizia. Anche a Palazzo Madama il governo aveva deciso di porre la fiducia per arrivare all'approvazione del decreto che scade a fine mese e raggruppa anche i due provvedimenti varati dal governo durante la prima fase emergenziale del Covid-19 nell'ambito della giustizia: proroga al 1° settembre l'entrata in vigore della riforma Orlando sulle intercettazioni (che doveva essere attuata a partire dal 1° maggio) e poi interviene sul decreto Bonafede per il rientro in carcere dei boss mafiosi scarcerati durante l'emergenza Coronarivus e che prevede il  parere del Procuratore antimafia sulla concessione di permessi ed  arresti domiciliari a detenuti per reati legati alla criminalità  organizzata e sottoposti al cosiddetto 41 bis.

"Voteremo la fiducia su questo provvedimento per lealtà", ma "non possiamo dire che siamo soddisfatti dagli atti del ministro Bonafede". Lo ha detto Gennaro Migliore nelle dichiarazioni di voto alla Camera sul Dl intercettazioni. "Al governo dico, non si pensi di cavarsela con la massima di Deng Xiaoping 'non importa che il gatto sia bianco o nero, l'importante è che acchiappi il topo', perché questo voto mette tanti rattoppi ma non possiamo dire che siamo soddisfatti dell'operato del ministro Bonafede", ha spiegato l'esponente di Italia viva invocando una "riforma della giustizia per dare impulso al paese" e sottolineando ancora: "Votiamo questo decreto ma chiediamo un'altra strada".

"Dalla maggioranza, sulla giustizia, solo porte in faccia a Forza Italia. Sul decreto intercettazioni l'ennesima questione di fiducia e l'ennesimo no alle proposte costruttive che abbiamo apportato. Ci dicono no su tutto; per loro, la nostra collaborazione deve essere unilaterale". Lo afferma, in una nota, Enrico Costa, deputato di Forza Italia e responsabile Giustizia del movimento azzurro. "Alcuni esempi di porte in faccia? Hanno detto No intercettazioni, No sul sorteggio per il Csm, No alla riforma costituzionale del Csm, No sulla prescrizione, No alla separazione delle carriere, No alla proposta Zanettin sui magistrati in politica, No a sanzionare chi arresta ingiustamente un innocente, No a rifondere le spese processuali a chi è assolto, No alla norma transitoria sul 4bis dell'ordinamento penitenziario (ci ha pensato la Corte Costituzionale a darci ragione), No a riformare l'abuso d'ufficio, No a riformare l'obbrobrio del traffico d'influenze, No a impedire la pubblicazione integrale delle ordinanze cautelari zeppe di intercettazioni irrilevanti, No a coinvolgerci nella riforma del processo penale. Il premier Conte ed il Pd auspicano il dialogo con l'opposizione? Bonafede e gli esponenti del Pd che si occupano di giustizia stanno creando le condizioni migliori affinché questo si sviluppi nel migliore dei modi...", conclude ironicamente Costa.

"Questo decreto aiuterà la giustizia a ripartire dopo lo stop per l'emergenza sanitaria. La pandemia ha sconvolto le vite di tutti noi e bloccato il paese per diverse settimane, anche la macchina della giustizia è stata costretta a fermarsi. È stato necessario prorogare il termine dell'entrata in vigore della legge sulle intercettazioni che doveva entrare in vigore il 1 maggio: dico chiaramente che per quanto ci riguarda non accetteremo altri rinvii che sarebbero sbagliati. Per il Pd la legge approvata a fine febbraio è un buon punto di equilibrio tra l'esigenza di accertare i reati, anche con l'uso delle intercettazioni, e quella altrettanto importante di garantire la privacy delle persone sottoposte a indagini". Lo ha detto Michele Bordo, vice capogruppo del Pd durante le dichiarazioni di voto alla Camera sul decreto intercettazioni.

"Non possiamo che bocciare senza appello questo decreto che non ha mortificato solo il dibattito parlamentare, ma anche l'impellente domanda di una riforma del sistema Giustizia che arriva dal Paese". Lo ha detto Jacopo Morrone della Lega.