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Mes. Conte apre al rinvio, ma avverte: “Basta propaganda”. Di Maio: “Mai parlato di crisi”.

Roma, 4 Dic 2019 - È il Mes, il fondo salva-stati, ad agitare le acque della politica. Con l'opposizione - che continua a ribadire che verranno portati "via i risparmi degli italiani per ristrutturare il debito delle banche tedesche" - e la maggioranza che ancora non riesce a trovare un accordo definitivo, tanto che da più parti si ipotizza la fine di questo esecutivo. Ma il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nonché capo politico dei 5Stelle, questa mattina dai microfoni del Giornale Radio Rai, rassicura: "Io non ho mai parlato di crisi di governo, semplicemente chiediamo un rinvio per migliorare" il Mes. Poi la stoccata all'ex alleato di governo: "Per me quello che dicono da quella parte non ha nessuna credibilità. Abbiamo tante cose ancora da fare per gli italiani".

Il premier Giuseppe Conte - in una intervista al Corriere della Sera - è molto cauto: "Noi ci stiamo muovendo in una logica di pacchetto, abbiamo fatto un vertice di maggioranza su questo. Pacchetto significa che il progetto comprende unione bancaria e monetaria: è giusto che l’Italia si esprima solo quando avrà una valutazione complessiva su dove si sta andando, io ancora non ho firmato nulla, tantomeno una cambiale in bianco. Già domani - prosegue nell'intervista da Londra, alla vigilia del vertice Nato - si entrerà nel vivo sul dossier dell’unione bancaria, io non ho nessuna intenzione di firmare in bianco.

Ci sono tante varianti in una logica di pacchetto, anche dal punto di vista procedurale e ci sono tanti modi di affermare questo metodo".  "Ci sono 19 Paesi - spiega Conte - che stanno scrivendo una riforma, c’è una sintesi nazionale da fare e poi una europea. Se tu mi porti sull’unione bancaria un progetto che all’Italia non piace io non firmo il Mes, e non è un ricatto, questa è logica di pacchetto, mettere in discussione tutto. State sicuri che non ci faremo fregare". Il presidente del Consiglio, quindi, non esclude un rinvio: "Abbiamo evitato già tante insidie, io non ho abbracciato in Parlamento fideisticamente il Mes. Però bisogna dire che esiste già. Bisogna evitare la fanfara propagandistica che fa salire lo spread, l’Italia ha un debito sostenibile e il Mes si attiva su base volontaria. Ci siamo battuti perché la valutazione del debito non fosse automatica".

Critico nei confronti della posizione dei 5Stelle, in particolare sul Mes, il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio: "Vedo minacce del tipo 'senza di me questo non passa' oppure 'noi siamo l’ago della bilancia'. Dobbiamo rispettare tutte le sollecitazioni che vengono dalle forze di maggioranza, a maggior ragione quando arrivano dal partito più forte in Parlamento: il Movimento 5 stelle. Ma l’approccio di Di Maio non mi piace. Ricattare gli alleati non può essere un metodo" dice in un'intervista a Repubblica. E aggiunge: "Non abbiamo paura delle elezioni. Non l’avevamo neanche la scorsa estate quando ancora non si erano verificate due scissioni (Renzi e Calenda) e avremmo potuto rafforzare il Pd correndo alle urne. Invece abbiamo scelto il Paese e le famiglie italiane che altrimenti avrebbero pagato i 23 miliardi della tassa Salvini sull’Iva".

"Abbiamo bisogno - precisa - di un patto sulla base di quello che abbiamo deciso ad agosto nel programma di governo e sui temi comuni che anche Beppe Grillo ricorda continuamente: un’agenda per l’ambiente, l’attenzione alla giustizia sociale, un nuovo sviluppo sostenibile. Se qualcuno pensa che non sia possibile farlo ce lo dica chiaramente. Non intendiamo correre dietro a nessuno".