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Riforme, salta l’incontro tra il Pd e i 5Stelle

Niente incontro, almeno per oggi, tra il Pd ed il Movimento5Stelle. Ad annunciarlo è il capogruppo dei democratici a Montecitorio, Roberto Speranza. Un annuncio che arriva dopo il tweet di Luigi Di Maio che confermava l’appuntamento previsto per le 15 e dopo che Beppe Grillo, sul suo blog, aveva comunicato anche la diretta streaming. L’annullamento, spiegano dal Pd, è il risultato della mancata risposta scritta dei 5Stelle alla richiesta del Pd.

"Cara presidente - scrive Speranza - le scrivo per informarla che il previsto incontro di oggi tra la delegazione del Pd e quella M5S non si terrà. Il Pd considera questo confronto molto serio ed importante per il dibattito democratico nel nostro Paese e per dare più forza al percorso delle riforme. Proprio per queste ragioni riteniamo imprescindibile che tale confronto possa svolgersi solo dopo che saranno pervenute formali risposte alle questioni indicate nel giorni scorsi dal Pd".

E, ad ulteriore conferma, era arrivato l'annuncio pubblicato sul blog di Beppe Grillo: "Oggi alle 15 sul blog e su La Cosa sarà trasmesso in streaming l'incontro tra la delegazione del M5S e quella del Pd in merito alla legge elettorale".

Appresa la notizia dell'annullamento, però, il Movimento ha subito annunciato una conferenza stampa per le 12, sempre con un cinguettio di Di Maio.

E mentre i grillini continuavano a confermare l’appuntamento via twitter e blog, ad anticipare il forfait era stata l'eurodeputata dem Alessandra Moretti (presente al primo vertice con il M5S): "Mi è stato comunicato che oggi l'incontro non c'è. Non ho alcuna indicazione di rimanere a Roma, infatti sto partendo. Le ragioni non le conosco, ma l'incontro non c'è".

L'altalena sull'incontro tra il M5S e il Pd sulla riforma della legge elettorale, si farà-non si farà, andava avanti già da un paio di giorni almeno. Le aperture dei grillini (sì a 8 delle 10 proposte del Pd garantito in un'intervista da Di Maio), non sono però bastate ai democratici che avevano chiesto che le risposte dei 5Stelle fossero messe nero su bianco in un documento. Prima Simona Bonafè, poi Dario Ginefra e infine Davide Faraone, avevano ieri chiesto al Movimento di rispondere con un testo scritto al 'memorandum' in dieci punti elaborato dal Pd e che, secondo i dem, indica le linee guida del progetto di ammodernamento delle istituzioni e del nuovo sistema elettorale.

Noi le riforme vogliamo farle in fretta ma senza fare chiarezza prima, aveva dichiarato Bonafè, è inutile sedersi al tavolo. E il tavolo è saltato.

Riforme, nel giorno dell'incontro con il M5S, preoccupa il fronte che vuole il Senato elettivo

Entro mercoledì il via libera della Commissione e, prima del 16 luglio, giorno in cui è in programma il Consiglio Europeo, l'ok dell'Aula. Nei piani del governo è questa la tabella di marcia da seguire sulla riforma del Senato. Ma sulla strada che il premier Matteo Renzi ha in mente, c'è l'incognita dissidenti. Cresce infatti la fronda di quanti, all'interno del Pd e ancor più di Forza Italia, vorrebbero tornare ad un Senato di eletti.

Un punto su cui il presidente del Consiglio si è detto inamovibile, convinto che dietro la bandiera di un Senato ancora eletto direttamente e non formato dai consiglieri regionali si nasconda "l'estremo tentativo di ripartire da capo forzando la situazione". "Se i senatori sono scelti dal popolo allo stesso modo dei deputati — è il ragionamento di Renzi — come impedire loro di votare anche la fiducia al governo e di esaminare il bilancio?". Con la stessa fonte di legittimazione popolare si avrebbero di nuovo due Camere sullo stesso piano. E la fine del bicameralismo andrebbe quindi a farsi benedire.

Ed in attesa dell'assemblea dei senatori dem, in programma questa sera, nel pomeriggio di oggi in calendario un altro appuntamento importante per le riforme: il nuovo incontro con Grillo e i suoi. In programma alle 15, sull'incontro pesa la richiesta arrivata ieri da parte dei democratici di impegni precisi. Richiesta che i 5Stelle stanno valutando "con stupore".  A poche ore dall'incontro, il Pd ha infatti fatto sapere di ritenere apprezzabile l'apertura di Luigi Di Maio, ma ha chiesto che i grillini formalizzino un documento scritto sui dieci punti posti dai democratici "altrimenti - spiegano fonti Pd - c'è il concreto rischio che l'incontro sia inutile".

Da Di Maio è arrivato l'ok su 8 dei 10 punti. Un ok dato attraverso un'intervista ma seguito dalla conferma dell'appuntamento di oggi. Però, oltre all'impegno sui punti chiesto dai democratici, Di Maio ha parlato anche della riforma del Senato: "Abbiamo appoggiato il ddl Chiti che già prevedeva quanto ci propone il Pd: una camera che non esprime la fiducia e non vota il bilancio. Bisogna fare però una riflessione sul perché e in quali condizioni. Noi siamo per appoggiare una riduzione dei parlamentari, tagliando anche il numero dei deputati. Ripeto, il ddl Chiti, tra l'altro espressione di una parte del Pd, è solo una traccia".

Il ddl presentato dal senatore Vannino Chiti però altro non è se non l'espressione della fronda che agita il Pd. Quella fronda capitanato proprio da Chiti e Corradino Mineo che spinge perché si torni ad un Senato elettivo e non fatto di consiglieri regionali e sindaci. Una linea che sta creando divisioni anche all'interno di Forza Italia con Silvio Berlusconi che ha richiamato i suoi all'ordine ma sembra con scarso successo. Come sottolinea un vecchio navigatore del palazzo come il leghista Roberto Calderoli, relatore della legge: "Ormai quelli se ne fregano".

Sarebbero, a conti fatti, una ventina i senatori dem pronti alla rivolta, che vanno a sommarsi alla trentina di forzisti ribelli e all'altra decina tra Ncd e ex Scelta civica. Numeri importanti che potrebbero rendere molto complicato il passaggio in Aula.