Cagliari 22 Sett 2026 – La Commissione “Sanità” del Consiglio regionale ha avviato in mattinata il secondo ciclo di audizioni sul disegno di legge della Giunta sull’invecchiamento attivo.
Il parlamentino presieduto da Carla Fundoni (Pd) ha sentito i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Federpensionati e la presidente dell’Anci Daniela Falconi che hanno espresso un giudizio positivo sull’impianto della legge e sul cambio di paradigma che vede gli anziani non solo come destinatari di interventi sanitari e socio-assistenziali ma protagonisti attivi delle comunità in cui risiedono.
I rappresentanti dei sindacati hanno chiesto il rafforzamento del provvedimento in alcuni punti, in particolare sul fronte delle risorse: «Questa legge indica obiettivi ambiziosi ma non ha una dotazione finanziaria adeguata – hanno detto Davide Cabras (Cgil), Mimmo Contu (Cisl) e Rinaldo Mereu (Uil) – senza risorse rischia di rimanere inattuata». Per questo, Cgil, Cisl e Uil hanno auspicato uno stanziamento ad hoc nella prossima manovra finanziaria. Mimmo Contu (Cisl) ha inoltre sollecitato una reale integrazione delle politiche sociali, sanitarie e abitative: «Ci sono tanti anziani soli e giovani che non lavorano – ha detto Contu – una politica integrata potrebbe favorire l’incontro di due bisogni diversi». Per Contu è inoltre urgente l’istituzione di un albo regionale dei caregiver: «Si è fatto un passo avanti nella scorsa finanziaria con uno stanziamento di 1,5 milioni di euro. In Sardegna non abbiamo dati certi e, per questo, non si possono programmare gli interventi». Rinaldo Mereu (Uil) ha sottolineato l’importanza che la Sardegna si doti di una legge organica sull’invecchiamento attivo: «Questo Disegno di legge deve però incontrarsi con la programmazione regionale che mette in campo risorse ingenti. Il piano regionale dei servizi alla persona ha una dotazione finanziaria di 1,5 miliardi di euro - ha detto Mereu – in Sardegna sono stati già sperimentati alcuni progetti come “A chent’annos in salude” che, nel Distretto di Isili-Plus ha interessato 1.100 anziani con screening mirati per la prevenzione delle fragilità». Mereu ha quindi chiesto che il tavolo regionale previsto dall’art.8 non sia soltanto una sede consultiva ma uno strumento di partecipazione, proposta, monitoraggio e valutazione. «Il Tavolo potrebbe contribuire alla definizione degli indirizzi regionali sull’invecchiamento attivo e predisporre annualmente una relazione sullo stato di attuazione della legge».
Positivo anche il giudizio dei rappresentanti del mondo agricolo di Federpensionati. Il presidente di Coldiretti, Giovanni Girasole, ha sollecitato un rafforzamento della rappresentanza sindacale all’interno del tavolo regionale mentre Banne Sio (Confagricoltura) ha fornito uno spunto interessante alla Commissione sul fronte dello scambio intergenerazionale: «Nel mondo delle campagne l’invecchiamento attivo è quasi obbligato vista l’età elevata degli operatori – ha detto Sio – un patrimonio di conoscenze ed esperienze potrebbe essere valorizzato, per esempio nella formazione dei giovani. Non sempre le 150 ore dei corsi delle scuole agricole consentono ai giovani di acquisire le competenze pratiche per il lavoro futuro nei campi. Gli anziani potrebbero diventare uno strumento di affiancamento con due obiettivi: favorire il ricambio generazionale ed evitare la dispersione di competenze e conoscenze. Una presenza utile anche per la lotta allo spopolamento delle zone interne».
La presidente dell’Anci, Daniela Falconi, dopo aver espresso un giudizio positivo sull’impostazione generale della legge ha invocato misure concrete per l’attuazione del provvedimento: «L’invecchiamento attivo si realizza nelle comunità – ha detto Falconi – gli anziani devono avere la possibilità di continuare a vivere nelle proprie case, di poter raggiungere un medico, di avere occasioni di socialità, di muoversi e di partecipare alla vita della comunità. Devono, in poche parole, sentirsi utili». Proprio per questo, secondo la presidente di Anci, Comuni e Plus non devono essere considerati solo come soggetti attuatori della legge ma riconosciuti come protagonisti della programmazione territoriale. Falconi ha poi fornito alcuni suggerimenti per rafforzare il provvedimento a partire dal ruolo dei sindaci all’interno delle rappresentanze territoriali: «Le scelte che riguardano servizi, priorità e risorse devono vedere la partecipazione diretta degli amministratori. I Plus devono inoltre sostenere gli operatori comunali nella gestione e nel governo degli interventi».
La presidente dell’Anci ha poi insistito sulla necessità di dare più forza al principio della differenziazione territoriale: «Invecchiare in città o in un piccolo paese delle aree interne non è la stessa cosa. Servono politiche e investimenti che rispondano non solo ai bisogni della singola persona ma anche a quelli della famiglia e della rete di relazioni che la sostengono». Proprio per questo servono interventi concreti sul fronte del diritto alla mobilità con l’attivazione di servizi flessibili o a chiamata per assicurare gli spostamenti degli anziani che non guidano, lo sviluppo della domiciliarità e del co-housing con la promozione di centri diurni sociosanitari. «Apprezziamo, tra gli obiettivi della legge, anche quello della valorizzazione delle relazioni intergenerazionali – ha proseguito Falconi – riteniamo però che le politiche per i giovani e quelle per gli anziani non debbano rimanere separate ma debbano invece marciare di pari passo». Un accenno, infine, alla questione delle risorse finanziarie: «Per l’attuazione della legge occorre individuare finanziamenti adeguati altrimenti si rischia di dare nuovi compiti a Comuni e Plus senza un’adeguata copertura finanziaria». Le audizioni della Commissione proseguiranno alle 15 con le delegazioni di Fimmg, Sigm, Nursind, Nursing Up, Federfarma e Federsanità. Com











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