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Alunni stranieri, in una classe su 13 si supera il limite del 30%. Mattarella: “La scuola deve includere, recuperare, ricostruire”.

Amatrice, 22 Sett 2026 – “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti - ‘è aperta a tutti’: così dispone l'art. 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell'incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale". Queste le parole di ieri del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all'inaugurazione dell'anno scolastico ad Amatrice, presso l’Istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, costruito nella frazione di San Cipriano dopo che il sisma aveva distrutto lo storico plesso Romolo Capranica.

Una scelta dal forte valore simbolico a dieci anni dal terremoto che nel 2016 devastò il Centro Italia, provocando 299 vittime, 365 feriti e circa 40mila sfollati.

Il presidente della Repubblica ha deposto una corona d'alloro in memoria delle vittime del terremoto. Presenti il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi.

"Guardate il futuro con fiducia. Alla nostra età non c'era Internet, la tv era in bianco e nero. Dovete avere fiducia nel futuro, mai guardare al passato. Auguri" ha ricordato Mattarella rispondendo ai giovani studenti di Amatrice nel corso dell'intervista “moderata” da Alberto Angela. Il Capo dello Stato si è recato nella città in provincia di Rieti per inaugurare l'anno scolastico, a dieci anni dal terremoto del Centro Italia.

"Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico. Come sempre. Ma non è una replica sempre uguale. E' un tratto di strada nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi gli studi che si affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi, ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente. Un percorso aperto, sempre nuovo. Da affrontare con la speranza di dare e di ricevere di più. Di crescere e di costruire" dice il presidente della Repubblica.

"La scuola prepara il futuro. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone. Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire".

Nel suo discorso il Capo dello Stato ha evidenziato l'importanza della conoscenza, e dello studio come strumento di libertà. "C'è una cosa che non si fa più da tempo a scuola: imparare a memoria le composizioni poetiche. Era una cosa che io mi chiedevo: ma perché devo fare questo sforzo? Ma a distanza di decenni me le ripeto e mi fa piacere. Tutto quello che si acquisisce è libertà, la cultura rende liberi" ha detto il presidente della Repubblica rivelando anche che a scuola la materia che gli piaceva di più era la storia e che aveva una brutta grafia.

"Non potrà mai esserci una macchina al posto di un insegnante, per quanto sia una macchina intelligente. Quando un ragazzo alza la mano, l'insegnante capisce se lo sta facendo per perdere tempo o per capire meglio un concetto o se sta interrogando, capisce se il ragazzo non è preparato o sta cercando di esprimere meglio un concetto, la macchina difficilmente potrebbe farlo. Voi stessi avete governato una macchina non al contrario" ha poi sottolineato il Capo dello Stato.

"Sono intollerabili gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento" ha ribadito Mattarella. Il capo dello Stato cita "il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate". Ma per il Presidente "più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un'etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica".

"Crediamo fortemente nel modello della scuola del merito, della scoperta e dell'affermazione dei talenti personali, a prescindere dalle condizioni materiali e sociali di partenza. Nessuno deve essere escluso dall'avventura della scoperta di sé". Così il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenendo ad Amatrice. Più volte, ha aggiunto Valditara, "ho ricordato la necessità dell'integrazione degli studenti stranieri, in tutte le decisive sfumature dell'espressione, che va sempre pensata nella sua complessità: evitare alla radice qualunque discriminazione, rimuovere le cause anche linguistiche di un'inaccettabile marginalizzazione, con particolare attenzione all'effettiva padronanza della lingua italiana, perché - ha sottolineato il ministro - senza conoscenza della nostra lingua, senza la padronanza della nostra lingua, non c'è vera  integrazione".

L’appuntamento ad Amatrice è stato anche l’occasione per fare il punto sulla sicurezza antisismica delle scuole italiane, attraverso gli ultimi dati disponibili del Portale unico del ministero dell’Istruzione, relativi all’anno scolastico 2023/24 ed elaborati da Tuttoscuola.

"I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più.  Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità. Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare".

Quante sono le classi in cui gli studenti italiani potrebbero essere in minoranza? Se gli studenti di origine non italiana fossero uniformemente distribuiti in teoria nessuna, perché rappresentano circa il 10% del totale. La realtà, però, sappiamo può essere molto diversa dalla rappresentazione statistica delle cose. Ecco perché, attualmente, si stima che in una classe su 13 si superi il tetto del 30% di alunni di origine straniera. 

Perché è importante questo numero, al punto da venir monitorato dal Mim da anni, quindi molto prima dell’annunciata introduzione di una legge in materia, anticipata dal Ministro Valditara e poi annunciata ufficialmente dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla festa dei giovani del suo partito?

Come ricorda il portale Skuola.net, la Circolare Ministeriale n. 2 del 2010 (la cosiddetta "Circolare Gelmini") prescrive da oltre quindici anni che gli studenti con cittadinanza non italiana per classe non debbano superare il 30% del totale degli alunni.

La stessa disciplina ministeriale garantisce, tuttavia, una flessibilità organizzativa ai dirigenti, prevedendo deroghe in aumento per le scuole che accolgono alunni con buone competenze linguistiche o nati in Italia, oppure riduzioni della soglia in presenza di ragazzi arrivati da poco che necessitano di un iniziale supporto linguistico.

Una mano per dare la risposta alla domanda cardine - quante sono le classi con un’eccedenza di studenti stranieri - ce la possono dare le statistiche ufficiali del Ministero dell'Istruzione e del Merito: le ultime disponibili sul tema sono riferite all'anno scolastico 2022/2023.

Considerando la totalità degli studenti con cittadinanza non italiana, il sistema scolastico all’epoca (ma la situazione attuale poco cambia) contava 914.860 alunni di origine non Italiana, pari all'11,2% della popolazione scolastica complessiva. 

Sulla base di questo conteggio, gli istituti che superavano la soglia del 30% di presenze straniere erano 4.223, ossia il 7,9% del totale delle strutture scolastiche del Paese.

L'incidenza, però, varia sensibilmente tra i diversi gradi di istruzione, riguardando il 9,5% delle scuole dell'infanzia, l'8,9% delle scuole primarie, il 5,4% delle medie e solo il 2,8% delle superiori.

Spostando, invece, l'attenzione sulle singole aule statali, le classi che superano il limite del 30% di alunni stranieri complessivi all’epoca ammontavano al 7,6% del totale nazionale, con un picco registrato nella scuola primaria al 12,4%, seguita dalla scuola media al 7,0% e dalle superiori al 3,5%.

Questo quadro d'insieme subisce, però, un ridimensionamento sostanziale quando si esamina la composizione interna della popolazione scolastica di origine migratoria. 

La maggioranza degli studenti con cittadinanza non italiana è infatti costituita dalle seconde generazioni: ben 598.745 alunni, pari al 65,4% del totale (quasi due su tre), sono nati e cresciuti in Italia. 

Si tratta di bambini e ragazzi scolarizzati fin dai primi anni di vita nel nostro Paese, che quasi sempre parlano perfettamente l'italiano come lingua madre e non incontrano ostacoli linguistici nell'apprendimento. 

Di conseguenza, se dal calcolo delle classi sopra la soglia del 30% si escludono le seconde generazioni, conteggiando unicamente gli alunni stranieri nati all'estero, ovvero coloro che potrebbero riscontrare reali barriere linguistiche all'ingresso, la percentuale delle classi critiche crolla ad appena lo 0,6% su scala nazionale.

Nel dettaglio, la quota di aule oltre il limite scende dal 12,4% allo 0,6% nella primaria, dal 7,0% allo 0,2% nella scuola media e dal 3,5% allo 0,8% nelle superiori.

La mappa territoriale: il primato del Nord e il divario con il Mezzogiorno

L'analisi del fenomeno evidenzia, infine, una marcata spaccatura geografica tra il Nord e il Mezzogiorno d'Italia. Oltre il 63,8% degli studenti con cittadinanza non italiana frequenta plessi situati nelle regioni settentrionali, a fronte del 23,3% nel Centro e di appena l'11,5% al Sud e nelle Isole. 

Sulla base dei dati complessivi, la maggior concentrazione di classi statali oltre la soglia del 30% si registra in Lombardia con il 16,8% delle aule, seguita dall'Emilia-Romagna con il 15,6% di classi totali e il primato del 25,0% nella scuola primaria.

Rilevanti anche i valori di Liguria (13,9% delle classi), Piemonte (11,2%), Veneto (10,5%) e Toscana (10,4%). Nelle regioni meridionali, al contrario, la presenza di classi oltre il limite del 30% appare del tutto marginale, attestandosi allo 0,4% in Puglia e Sardegna, allo 0,6% in Campania, all'1,1% in Basilicata e all'1,5% in Sicilia.

A livello provinciale, l'incidenza più elevata sul totale degli iscritti appartiene a Prato con il 28,0% e Piacenza con il 25,2%, mentre in termini di volumi assoluti le presenze maggiori si concentrano nelle grandi aree metropolitane di Milano (oltre 82mila studenti stranieri), Roma (66mila) e Torino (40mila).

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