Roma, 7 Lug 2026 - L'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull'attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell'ottobre scorso a Roma. In base a quanto si apprende, Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei Pubblico Ministero della Dda.
Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, l'imprenditore, già in passato coinvolto in varie vicende giudiziarie, è sospettato di essere, insieme ad un'altra persona, il mandante dell'attentato. Per questo è indagato in concorso. Le prove a supporto però, al momento, sono al vaglio.
Nel corso della perquisizione gli inquirenti hanno acquisito il cellulare e il pc. Sul movente è ancora in corso l'indagine. Martedì sono state arrestate quattro persone. Per il procuratore Francesco Lo Voi e i Pm Carlo Villani (ora procuratore a Velletri) ed Edoardo De Santis la banda è l'autrice materiale dell'azione dinamitarda.
A Lavitola e ai quattro è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso.
Gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire elementi utili per chiarire il movente. Nel 2023 il quotidiano Il Riformista pubblicò una foto che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme al ristorante romano dell'imprenditore. Secondo quanto ricostruito dai magistrati, la banda sarebbe stata contattata da un intermediario. "Quello" veniva definito dai componenti del gruppo nelle molte intercettazioni ambientali citate dal gip nell'ordinanza avrebbe dato alcune migliaia di euro ai quattro per compiere il blitz. I quattro sono stati fermati tra Napoli e Avellino: si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D'Avino e sua moglie, Marika De Filippi, finita ai domiciliari, e di Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, ritenuto uno dei capi del gruppo. Stando a quanto scrive il giudice su di loro gravano "elementi gravi, precisi e concordanti" a ritenere che "abbiano preso parte all'azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati", messi in atto in cambio di denaro. A interfacciarsi con l'intermediario era il solo D'Avino.
Nelle carte si afferma che l'indagato "ha preso contatti con un soggetto terzo, evidentemente il mandante o colui che parlava per suo conto" che dopo l'attentato si è "reso disponibile a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio in favore degli esecutori dell'attentato" garantendo "risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative idonee ad eludere eventuali attività investigative".
Dopo l'arresto dei quattro Ranucci è stato convocato in Procura per essere ascoltato come testimone dai titolari dell'indagine. "Al momento gli inquirenti non escludono alcuna pista, stanno lavorando a 360 gradi - ha dichiarato il giornalista dopo l'audizione -. Mi hanno prima di tutto chiesto se conoscevo gli arrestati di martedì e abbiamo ripercorso alcune vecchie inchieste di Report che hanno riguardato l'area geografica in cui vivevano i componenti della banda".
L' attentato dinamitardo è stato perpetrato la sera del 16 ottobre 2025, a Pomezia (frazione di Torvaianica), ai danni del giornalista televisivo, quando un ordigno è esploso davanti al cancello della sua abitazione, distruggendo due sue due autovetture parcheggiate davanti casa e danneggiando il muro perimetrale.
I rilievi tecnico scientifici svolti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e i successivi accertamenti del Ris di Roma hanno dimostrato che l'ordigno era costituito da una carica detonante composta da gelatina da cava, materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, "indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente" per gli inquirenti.
Una telecamera installata sulla strada statale 148 Pontina, a diversi chilometri di distanza dal luogo del delitto, ha permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania, e di tracciarne il viaggio di andata verso Roma e il repentino ritorno della vettura nelle ore immediatamente successive all'attentato.
L'analisi dei tabulati di traffico telefonico e telematico è stata di assoluto rilievo per le indagini. I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X sia il giorno dell'attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.












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