Press "Enter" to skip to content

Altri due arresti per l’agevolazione della latitanza trentennale di Messina Denaro: la famiglia Bonafede al servizio dell’ex primula rossa.

Parlemo, 16 Mar 2023 - Sono finiti in manette Emanuele Bonafede e sua moglie Lorena Ninfa Lanceri che erano nella cerchia più stretta dei favoreggiatori di Matteo Messina Denaro. Infatti i due lo ospitavano in casa loro, cucinavano per lui, erano una sorta di punto di riferimento per sbrigare le questioni quotidiane del boss e durante la convalescenza dagli interventi chirurgici per rimuovere i due tumori. Emanuele è il cugino di Andrea Bonafede, l'uomo arrestato per aver ceduto la sua identità al superlatitante. Lorena Lanceri, inoltre era inserita nel circuito di comunicazioni che ha consentito all'ex latitante di mantenere contatti con alcune persone a lui particolarmente care.

Le indagini della Dda di Palermo stanno documentando come la famiglia Bonafede fosse a disposizione dell'ex primula rossa. Continuano quindi le ricerche sulla rete di complici che ha protetto la latitanza di Matteo Messina Denaro.

L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, dall'aggiunto Paolo Guidoe dai Pubblico Ministero Piero Padova e Gianluca De Leo.

Era una donna innamorata, Lorena Lanceri, la donna arrestata questa mattina con il marito con l'accusa di avere favorito la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. È quanto emerge da un biglietto inviato al boss ancora latitante nel 2019. "Il bello nella mia vita è stato quello di incontrarti, come se il destino decidesse di farsi perdonare facendomi un regalo in grande stile. Quel regalo sei tu", scrive la donna che si firmava “Diletta”.  Il biglietto è stato rinvenuto dagli investigatori a casa della sorella del boss Rosalia, arrestata pochi giorni fa. La donna è stata arrestata con il marito Emanuele Bonafede. Il boss avrebbe parlato di “Diletta”, che per gli inquirenti è Lorena Lanceri, anche a una paziente della clinica Maddalena in cui l'uomo è stato arrestato lo scorso 16 gennaio. "Tu riesci a far diventare il nulla gli altri uomini. - scriveva la donna - Con te mi sento protetta, mi fai stare bene, mi fai sorridere con le tue battute e adoro la tua ironia e la tua immensa conoscenza e intelligenza. Certo hai anche tanti difetti, la tua ostinata precisione... ma chi ti ama, ama anche il tuo essere così. Lo sai, ti voglio bene e come dico sempre un bene che viene da dentro. Spero che la vita ti regali un po' di serenità e io farò di tutto per aiutarti".

Dalla cattura del padrino, il 16 gennaio scorso, sono finiti in cella Giovanni Luppino, l'autista che accompagnava alla clinica La Maddalena il boss per la chemioterapia nel giorno del blitz che ha posto fine alla sua trentennale latitanza, Andrea Bonafede, il geometra che gli ha prestato l'identità, il cugino omonimo, che avrebbe fatto avere a Messina Denaro le prescrizioni mediche necessarie per le sue cure, suo fratello Emanuele arrestato oggi con la moglie Lorena Lanceri e Alfonso Tumbarello, il medico che ha prescritto farmaci e analisi al padrino trapanese. Sono accusati a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, associazione mafiosa, favoreggiamento e procurata inosservanza di pena. Dalle indagini emerge chiaramente che Messina Denaro è stato costantemente supportato da più persone durante la latitanza. Persone "che, secondo i pm, gli hanno consentito di spostarsi in relativa sicurezza sul territorio, anche avvalendosi di più autovetture, di accedere sotto mentite spoglie alle indispensabili cure del Servizio sanitario nazionale, anche grazie a diagnosi e ricette effettuate a nome di Andrea Bonafede, e di acquistare sotto falso nome (ancora una volta quello di Andrea Bonafede) una casa da adibire a covo e una macchina".

Comments are closed.