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Lavori Consiglio Sardegna – Approvato Ordine del giorno unitario “sulla strategia e le azioni da intraprendere per contrastare il preoccupante fenomeno della violenza di genere e in merito all’istituzione di un percorso di tutela per le vittime di violenza”.

Cagliari 1 Ott 2021 – La seduta statutaria è stata aperta dal vicepresidente Giovanni Antonio Satta. Dopo le formalità di rito, è iniziata discussione sulle tre mozioni all’ordine del giorno incentrate sul tema del femminicidio e del contrasto della violenza di genere.

La consigliera Carla Cuccu (M5S), ha illustrato la mozione n.513 (prima firmataria Annalisa Mele) “sul crescente e preoccupante fenomeno della violenza di genere e aumento dei femminicidi”. In premessa, la consigliera pentastellata ha ricordato la grave violazione dei diritti umani e della libertà individuali rappresentata dalla violenza di genere. Un fenomeno in crescita in Italia: nel 2020 le chiamate ai centri antiviolenza sono raddoppiate, passando dalle 149 del 2019 alle 320 del 2020. «Servono forti azioni di contrasto – ha detto Cuccu - l’istituzione del reddito di libertà, che ha visto la Sardegna in prima fila, è stato un primo e importante passo, ma ad esso deve necessariamente far seguito anche la creazione di una rete capillare di servizi che diminuisca il costo economico e psicologico dell’uscita della donna dal luogo in cui è vittima di violenze».

La mozione n.513 impegna la Giunta a dare continuità nei finanziamenti alle attività e al funzionamento dei centri e delle reti antiviolenza territoriali e a mettere in campo azioni per il reinserimento economico e sociale delle vittime di violenza: «Serve più attenzione in particolare da parte del mondo del lavoro per favorire le assunzioni di coloro che escono dai centri di violenza, incentivando misure di sostegno alla genitorialità da attivarsi presso gli istituti scolastici – ha concluso Cuccu – c’è bisogno di strategie efficaci per prevenire tutte le forme di violenza: fisica, psicologica, sessuale, lavorativa ed economica».

Ha quindi preso la parola la consigliera Desirè Manca(M5S) per l’illustrazione della mozione n.514: «Finalmente questo argomento arriva in Aula – ha detto Desiré Manca – lo avevamo sollecitato da tempo. Purtroppo c’è da registrare anche oggi l’assenza del presidente della Regione». La consigliera del M5S ha poi elencato alcuni dati: «Ogni tre giorni una donna viene uccisa in Italia. Questi sono i numeri ma non ci sono solo i femminicidi, esistono anche i soprusi, molte volte non conosciuti o conoscibili, il carnefice è spesso colui che dice di amare la propria donna».

Rossella Pinna (Pd), ha infine illustrato la terza mozione n. 515 “sulla strategia e le azioni da intraprendere a contrasto delle discriminazioni e violenza basate sul genere e sull’orientamento sessuale”. Anche la consigliera del Pd ha parlato di quadro allarmante: «Nel mondo le donne hanno il 75% dei diritti in meno degli uomini. Sono loro le principali vittime delle violenza. In Europa viene uccisa una donna ogni sei ore, 4 al giorno. In Italia nei primi nove mesi del 2021 sono state uccise 86 donne. Omicidi che si consumano spesso per mano del partner o ex partner». Secondo Rossella Pinna serve una svolta per favorire la cultura della parità e del rispetto, eliminando pregiudizi e stereotipi sui ruoli di genere ancora molto radicati e spesso alla base di comportamenti violenti.

Per Elena Fanncello (Psd’Az) «occasioni come questa non vanno sprecate, la violenza sulle donne non è una questione di relazioni ma di potere. Gli uomini maltrattanti vogliono avere il controllo totale sulla donna». Fancello ha poi fatto riferimento alla sua estrazione politica e culturale: «Sono sempre stata libera e indipendente, provengo da un contesto dove le donne hanno avuto sempre un rapporto paritario. A Dorgali oggi ci sono due candidate alla carica di sindaco, una donna è anche la sindaca uscente. Non posso accettare per questo forme di patriarcato anacronistiche». La consigliera del Psd’Az ha quindi rivolto un appello alla politica: «Si può fare molto rispettando le indicazioni della Convenzione del Consiglio d’Europa firmata a Instabul nel 2011 – ha sottolineato Fancello – sul fronte della prevenzione dei reati e su quello della protezione delle vittime. Ciò che manca è un nuovo approccio culturale.

Maria Laura Orrù, esponente dei Progressisti, ha affermato che i dati allarmanti del fenomeno della violenza di genere, già allarmanti, sono stati purtroppo aggravati dalla pandemia. Per questo, ha aggiunto, è giusta e va sostenuta la lotta della donne contro un sistema distorto e patriarcale che limita i diritti e la stessa democrazia. Ed è arrivato il momento, ha detto ancora la Orrù, di passare dall’ analisi del problema alla cose concrete, dall’incremento dei fondi per i centri di violenza all’interno dell’assestamento di bilancio ad altre azioni diffusi in tutti i settori della società sarda. Così come, secondo la consigliera dei Progressisti, va colta l’opportunità del Pnrr, che però la Sardegna ha colpevolmente lasciato cadere.

Sempre a nome del gruppo dei Progressisti Laura Caddeo ha lamentato in apertura le troppe assenze dei colleghi del Consiglio, ennesima dimostrazione del fatto che sul tema della violenza di genere è ancora troppo diffusa l’idea di un problema che riguardi solo alle donne. Per ribaltare questo schema, secondo la Caddeo, occorre lavorare sulla cultura e sul sistema di istruzione e formazione per cambiare un modo di pensare ancora strutturalmente sessista, e sull’esperienza del cambiamento come segnale di una nuova presenza femminile nella società, dal lavoro alle istituzioni.

Intervenendo per i Riformatori, Sara Canu si è espressa positivamente sulla sensibilità che si manifesta dedicando una giornata di dibattito ai problemi della donne, anche se spesso non è seguita da soluzioni ai tanti problemi del mondo femminile. Riprendendo un tema sollevato dalla collega Caddeo, la Canu si è soffermata sulla centralità del cambiamento culturale ricordando la durissima condizione delle donne afghane che oggi non possono nemmeno studiare.

Prendendo la parola come consigliere regionale, Alessandra Zedda ha messo l’accento sulla necessità di una politica al servizio delle persone che ha il dovere di esprimersi con fatti concreti. La pandemia, ha osservato, ha aggravato la crisi di molte donne che già esisteva, anche in Sardegna, dove sono ancora troppo poche le denunce, Occorrono progetti e risorse, ha sostenuto, inserite all’interno di un grande piano strategico dedicato alle donne, a partire dal potenziamento del reddito di “libertà” a difesa delle donne più fragili vulnerabili. La società sarda si deve occupare più a fondo di queste donne, e non basta quanto fatto finora, che comunque non è poco: servono più strumenti per le forze dell’ordine ma occorre soprattutto una cultura nuova fatta di diritti, rispetto, informazione, educazione. Ora siamo impegnati in 22 progetti di inserimento lavorativo che abbiamo finanziato grazie ad accordi col mondo associativo: è la strada giusta, ha concluso, che mette le donne davanti ad un futuro di libertà e di indipendenza economica, come passaggio fondamentale per costruire un futuro migliore.

Dopo la vicepresidente della regione Alessandra Zedda ha preso la parola Eugenio Lai (LeU), che ha ringraziato “le consigliere per i loro interventi ricchi di proposte e di contenuti. Comprendo anche l’indignazione dell’onorevole Laura Caddeo ed è chiaro che bisogna investire sulla cultura, entrando nel mondo della scuola per modificare il linguaggio e tutto ciò che porta a discriminazioni. Se non si incentiva l’educazione al rispetto, anche tra i bambini, non si inizia a superare un enorme problema culturale come questo”.

Emanuele Cera (FI) ha illustrato i numeri del triste fenomeno del femminicidio e ha parlato di “dati allarmanti di un fenomeno brutale. La Sardegna sta svolgendo un ruolo di apripista e lo ha fatto approvando per prima il reddito di libertà ma è chiaro che la protezione delle donne va rafforzata con strumenti applicativi, e non solo il divieto di avvicinamento, che frenino i persecutori e aumentino il controllo dell’autorità giudiziaria e della pubblica sicurezza su queste persone pericolose”.

 Dai banchi di Cinque stelle è intervenuto Michele Ciusa, che ha denunciato “l’arretratezza della società sarda come quella italiana, dove tante donne non hanno via di fuga e sono soggiogate al proprio marito. Bisogna favorire il rifugio per queste donne, per liberarle dal proprio carnefice. E questo si fa se promuoviamo i centri antiviolenza, che in Sardegna operano ma non sono sufficienti. Io stesso oggi ho un punto di vista diverso e più completo sulla materia dopo che una persona a me cara ha subito degli atti persecutori e violenza sui social. Noi uomini abbiamo una grande responsabilità per fare sì che si superi questa discriminazione e questa violenza”.

Per Francesco Mura (Fdi) “quest’Aula sta perdendo un’occasione importante per affrontare questo tema perché noi uomini siamo i primi a non capire le emozioni che una donna prova quando tratta questo argomento. Per questo ringrazio l’onorevole Laura Caddeo per il suo intervento, che mi ero preparato un intervento e rinuncio a illustrarlo, mi impegnerò per primo per capire quanto male facciano i gesti che anche involontariamente spesso gli uomini fanno, offendendo e portando germi di violenza”. Segue

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