Mosca, 26 Mar 2020 -
Il Coronavirus rovina i piani di destabilizzazione dei paesi europei nell’era del contagio a Vladimir Putin l’infaticabile guerrafondaio e Ras di tutta la Russia confederata ma sotto il suo ferreo comando di stampo dittatoriale e dal pensiero unico: il suo.
Infatti il Covid_19 non solo ha colpito durante l’Italia e poi piano piano tutta l’Unione Europea, ma ora ha invaso pure l’isola felice fantasticata da Ras-Putin al quale ha scompigliato i suoi piani. E che secondo gli osservatori stranieri, nella Confederazione dell’Europa dell’Est, i dato forniti dalla dittatura, non sono veritieri. Il dato reale lo rappresenterebbe la costruzione, in sordina, di un mega ospedale per la cura del Coronavirus, che sta nascendo su una estensione di 40 ettari. Quindi se il contagio fosse contenuto come fanno sapere gli accoliti del presidente russo, allora a cosa servirebbe questa mega struttura sanitaria?
Putin, da quando lo scorso gennaio aveva annunciato la necessità di una riforma costituzionale, gli emendamenti che un domani gli potrebbero consentire di restare al Cremlino fino al 2036 e l’impunibilità per il dopo (quindi potrebbe uccidere, rubare o commettere qualsivoglia reato) erano stati approvati a marce forzate da entrambe le Camere del Parlamento, dai Consigli regionali e dalla Corte Costituzionale. Perché diventassero effettivi, mancava solo il “voto popolare” fissato il prossimo 22 aprile. Ma ieri, in un raro discorso alla nazione trasmesso in tv, il leader del Cremlino ha annunciato che la votazione verrà rinviata. «Sapete quanto ci tenga (tutti lo sanno perché c’era in giro il tintinnio di manette una volta detronizzato). Ma la nostra priorità assoluta è la salute, la vita e la sicurezza del nostro popolo. Ecco perché penso sia necessario spostare il voto”. La nuova data, ha precisato il presidente russo, verrà individuata una volta che si comprenderà meglio la scala dell’epidemia. Nel discorso annunciato con pochissimo preavviso e iniziato con un’ora di ritardo, Putin ha poi indetto non una vera e propria quarantena, ma “un lungo fine settimana da sabato 28 marzo a domenica 5 aprile per i lavoratori nei settori non essenziali. Tutti a casa per una settimana, ma con lo stipendio pagato. “È impossibile impedire al virus di entrare nel nostro Paese”, ha detto il presidente parlando dalla sua residenza di Novo Ogarevo.
Una grande virata costretta dal virus che lo ha obbligato a dire, per una volta, la verità e, infatti, aveva definito la diffusione del coronavirus in Russia “sotto controllo” benché il numero esiguo di contagi su 144 milioni di abitanti destasse sospetti e sindacati dei medici denunciassero le pressioni subite in corsia per camuffare contagi e morti. Ieri il balzo a 658 casi dai 495 di martedì e due morti di pazienti positivi al coronavirus. Ad accelerare la decisione sul rinvio del voto sarebbe però stata la visita di lunedì, in tuta gialla protettiva, maschera e guanti, all’ospedale di Kommunarka. Nel corso di una lunga riunione con i responsabili della lotta al coronavirus, il sindaco di Mosca Serghej Sobjanin aveva ammesso che il numero reale di contagi nel Paese era “maggiore” rispetto a quello conteggiato ufficialmente dal governo, mentre il primario dell’ospedale Denis Protsenko aveva messo in guardia da uno ‘scenario italiano’ nella capitale.
L’ultima volta che il Satrapo russo aveva tenuto un discorso alla nazione, era stata nel 2018 per annunciare la contestata riforma alle pensioni. Stavolta ha elencato una serie di misure per far fronte alla crisi economica provocata dalla pandemia: incentivi a famiglie e imprese e una sorta di “oligarch tax” per “l’1%” più abbiente della popolazione.










