Cagliari, 13 Feb 2020 - Il capogruppo della Lega, Dario Giagoni, in qualità di relatore della maggioranza ha dunque illustrato all’Assemblea (dando lettura della relazione allegata al testo del provvedimento) il contenuto della proposta di legge n. 83 (Giagoni e più) che, con lo stralcio degli articoli, 1, 2, 3 e 4, per effetto dell’articolo 5 (modifiche alla legge regionale n. 4 del 2015) proroga i termini per la cessione delle quote della società Abbanoa spa (detenute dalla Regione) agli Enti Locali e l’introduzione del consiglio di amministrazione in luogo dell’amministratore unico.
Il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, ha da subito mostrato contrarietà alla proposta di legge ed ha ricordato il pronunciamento referendario del 2012 in favore della cosiddetta “acqua pubblica”. Agus ha auspicato un approfondito esame del funzionamento del sistema idrico in Sardegna, anche in sede di Quarta commissione. Massimo Zedda (Progressisti) ha ribadito la validità del pronunciamento popolare ed ha contestato «le “voci” su presunte perdite di bilancio in Abbanoa che arrivano da parte del socio Regione».
Il consigliere dei Progressisti, Antonio Piu, non ha mancato di evidenziare alcune gravi pecche nella gestione dell’acqua ed ha parlato di “gestione non a favore dei cittadini sardi” lamentando “l’assenza di acqua potabile nella città di Sassari” e invocando una gestione dei Comuni della società Abbanoa.
Il capogruppo Leu, Daniele Cocco, ha ribadito la necessità di un ruolo centrale degli Enti Locali nel governo della risorsa idrica ed ha ricordato la battaglia del suo Comune (Bottida) per l’autogestione idrica e, per testimoniare la non sempre efficace gestione di Abbanoa ha ricordato il caso Illorai («quando entrò nel sistema Abbanoa aveva un finanziamento per realizzare il depuratore che però non è mai stato realizzato nonostante i fondi siano passati al gestore idrico e nel frattempo i cittadini pagano in bolletta la quota per la depurazione come la pagano i cittadini di Cagliari o Sassari»).
Eugenio Lai (Leu), ha ricordato quella che a sua giudizio “è stata la positiva azione di risanamento, condotta nella precedente Legislatura, in favore di Abbanoa” ed ha sottolineato la particolare condizione di difficoltà in cui è nata la società. L’esponente della minoranza ha quindi rimarcato il pronunciamento dell’Anac che, interpellato da 22 consiglieri regionali, ha certificato l’urgenza di riportare la governance e il controllo di Abbanoa in capo agli Enti Locali e non alla Regione.
L’assessore dei Lavori Pubblici, Roberto Frongia, ha rassicurato sulla volontà di salvaguardare il pronunciamento popolare in favore dell’ ”acqua pubblica” e si è detto favorevole all’ambito unico, affermando inoltre che “il rinvio dei termini per il passaggio delle quote, dalla Regione ai Comuni sardi, va nel verso dell’interesse delle amministrazioni locali” («l’acquisizione delle quote comporta una serie di spese»). L’assessore è entrato nel merito anche delle recenti dimissioni rassegnate dall’amministratore unico di Abbanoa («ha riconosciuto il fallimento della sua gestione quando ha dichiarato che ciò che era storto è rimasto storto») ed ha denunciato “una generale disorganizzazione e situazione di autentico disordine in Abbanoa”. Frongia ha riconosciuto al centrosinistra “il merito di aver capitalizzato la società del sistema idrico sardo” ma ha elencato una serie di criticità gravi che vanno dalle “già sanzionate pratiche commerciali aggressive” fino alla “inadeguatezza delle strutture amministrative”.
L’assessore ha lamentato inoltre un conclamato ritardo nella spesa delle somme disponibili e destinate agli investimenti ed ha concluso ipotizzando anche la creazione di una società in house per garantire l’acqua pubblica in Sardegna.
Massimo Zedda (Progressisti), intervenendo in sede di dichiarazione di voto per il passaggio all’esame degli articoli, ha contestato le dichiarazioni dell’assessore ed ha ricordato che l’amministratore unico di Abbanoa è stato votato da 163 sindaci contro 15. Voto contrario è stato annunciato anche da Gianfranco Satta (Progressisti) e Eugenio Lai (Leu) ma il passaggio all’esame degli articoli è stato approvato con 29 favorevoli, 13 contrari e 6 astenuti.
Aperta la discussione sull’articolo 5, il relatore Giagoni ha dichiarato parere contrario all’unico emendamento presentato (n. 1, Ganau e più), seguito dalla Giunta (parere conforme a quello del relatore), e il consigliere dei Progressisti, Massimo Zedda, ha proseguito nelle critiche verso il provvedimento e verso le dichiarazioni dell’assessore. Il capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, ha definito “ingiuste” le parole riservate dall’assessore all’amministratore unico di Abbanoa, ed ha auspicato tempi rapidi per il passaggio delle quote dalla Regione ai Comuni.
Eugenio Lai (Leu) ha dato lettura di ampi stralci della nota dell’Anac («sistema idrico non in linea con l’housing provider per mancanza di controllo analogo») per affermare che il testo di cui si chiede l’approvazione “viola il pronunciamento dell’autorità anticorruzione”. «Non riportate Abbanoa indietro di venti anni – ha concluso Lai». Gianfranco Satta (Progressisti) ha ribadito le critiche sulla contraddittoria condotta politica del partito che in Giunta esprime l’assessore dei Lavori Pubblci, i Riformatori, ed ha sollevato il tema dell’assenza del parere del Consiglio della autonomie locali. Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del capigruppo dei Progressisti, Agus, che si è detto certo dell’impugnazione della norma, qualora approvata senza modifiche.
Posto in votazione l’articolo 5 è stato approvato con 30 sì, 13 contrari e 5 astenuti. Il capogruppo Pd, Ganau, ha ribadito la richiesta di votazione a scrutinio segreto per l’emendamento n. 1 che è stato respinto con 28 contrari, 15 favorevoli e 5 astenuti.
Aperta la discussione sull’articolo 6 (Entrata in vigore) il consigliere Massimo Zedda (Progressisti) ha dichiarato voto contrario e ha invitato la Giunta e la maggioranza a “non procedere con l’approvazione del provvedimento”. Il capogruppo dei Riformatori, Michele Cossa, è intervenuto sull’ordine dei lavori, per lamentare il mancato rispetto degli accordi assunti in sede di conferenza dei capigruppo sulla celerità dei lavori per l’approvazione delle proposte di legge all’ordine del giorno.
Francesco Agus (Progressisti) e Eugenio Lai (Leu) hanno ribadito la correttezza della condotta in Aula delle opposizioni, supportati anche dalla capogruppo 5 Stelle, Desirè Manca. Posto in votazione l’articolo 6 è stato approvato con 29 favorevoli, 13 contrari e 6 astenuti.
Il vice presidente del Consiglio, Giovanni Antonio Satta, ha quindi annunciato la votazione del testo finale e, dopo la dichiarazione di voto contrario dei consiglieri Massimo Zedda (Progressisti) e Alessandro Solinas (M5S), ne ha proclamato l’approvazione con 27 favorevoli, 13 contrari e 6 astenuti.
Successivamente il vicepresidente del Consiglio Giovanni Antonio Satta ha messo in discussione la seconda parte della proposta di legge n.83 che, modificando alcune leggi in vigore in materia urbanistica, propone di mantenere le strutture amovibili nei litorali oltre la stagione balneare e il loro posizionamento per l’intero anno solare al fine di favorire la destagionalizzazione turistica.
«Si è ritenuto doveroso intervenire per migliorare la norma quale naturale conseguenza all'estensione di 15 anni delle concessioni demaniali, prevista dalla legge di bilancio n. 145 del 30 dicembre 2018 – ha spiegato il relatore di maggioranza Dario Giagoni – la modifica alla legge regionale n. 45 del 1989 (Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale) si rende necessaria per consentire modifiche agli strumenti urbanistici vigenti riguardanti nello specifico la pianificazione dell'utilizzo del litorale (PUL), ancorché gli stessi strumenti urbanistici non siano stati ancora adeguati al PPR.
Riguardo alla modifica della legge che offre la possibilità agli operatori turistici di posizionare le strutture sui litorali per l’intero anno solare, Giagoni ha spiegato che l’operazione sarà possibile «a condizione che l'operatore programmi e comunichi entro il 31 ottobre di ciascun anno un minimo di 10 mesi di operatività sui 12 mesi successivi. L'efficacia delle autorizzazioni edilizie e paesaggistiche relative a strutture di facile rimozione a servizio della balneazione avrà durata pari a quella della concessione demaniale e comunque fino al perdurare della relativa esigenza».
Per il gruppo dei progressisti è intervenuta la consigliera Maria Laura Orrù: “È un tema importante e delicato che merita grande attenzione – ha detto Orrù – oggi invece arriva in Aula un testo scritto male. Far credere ai balneari che questa norma cambierà la loro vita è pericoloso. Questo testo verrà sicuramente impugnato, il rischio è che i chioschi vengano dichiarati abusivi e che questo avvenga durante la stagione estiva. Una norma ordinaria regionali non può scavalcare norme di carattere sovraordinato come il PPR e le leggi europee”.
D’accordo con la proposta di legge si è dichiarato il consigliere Giuseppe Meloni (Pd): «È un tema che mi sta particolarmente a cuore. Per questo avevo presentato la proposta di legge n.54, ritenuta così giusta che la Giunta regionale l’ha riproposta in una parte di variazione di bilancio poi stralciata in Commissione. Nella proposta di legge 83 si è ricorso a un escamotage per non proporre un Testo unificato. Questo perché la maggioranza vuole arrogarsi il merito di una legge che sta a cuore a tutti – ha sottolineato Meloni – una volta divisa la legge in due parti si sarebbe dovuta ripescare la mia proposta di legge che aveva contenuti migliori rispetto al testo proposto oggi all’esame dell’Aula. La nostra iniziativa legislativa aveva lo stesso obiettivo. Era rivolta in particolare alle strutture collocate nell’area retrodemaniale”.
Favorevole alla proposta di legge anche Michele Cossa (Riformatori): «Abbiamo lavorato insieme ai colleghi della Lega al testo. Un provvedimento che, insieme a quello di ieri sulla rimozione della posidonia, interviene a migliorare la fruizione dei litorali della Sardegna portando importanti benefici all’economia sarda – ha detto Cossa – noi vogliamo aiutare chi lavora, non gli attentatori dell’ambiente. Alcune norme riferite ai Pul sono state stralciate. Su questo punto è utile che intervenga la Regione con una disciplina transitoria che, in attesa dei piani dei Comuni, permetta agli operatori turistici di lavorare». Rivolto all’assessore all’Urbanistica Quirico Sanna, il consigliere Cossa ha infine invitato la Giunta ad approvare quanto prima il Piano edilizio unico. Segue













