Londra, 9 Lug 2018 - 'Oggi pomeriggio il primo ministro ha accettato le dimissioni di Boris Johnson da ministro degli Esteri. Il suo successore sarà annunciato presto. Il primo ministro ringrazia Boris per il suo lavoro'.
Così un portavoce di Downing Street ha annunciato le dimissioni del ministro degli Esteri del Regno Unito, Boris Johnson.
Si tratta, nota la stampa britannica, della terza uscita dall'esecutivo di Londra in polemica con il primo ministro Theresa May. L'addio di Johnson segue quelli del ministro per la Brexit, David Davis, e del suo numero due, Steve Baker.
Il capo del Foreign Office lascia in dissenso con la linea immaginata dalla premier per la futura relazione tra Regno Unito e Ue, un piano considerato troppo 'morbido' perché contempla ancora l'unione doganale e il mercato unico. Le dimissioni di Johnson, che da ore era rinchiuso con i suoi più stretti collaboratori, erano nell'aria e sono il tentativo di mettere in ulteriore difficoltà la premier.
Dopo le dimissioni di due ministri nel governo, la premier britannica Theresa May ha difeso il suo progetto di futura relazione con l'Ue dopo la Brexit, sostenendo che essa getta le basi per negoziati con Bruxelles "responsabili e credibili". Presentandosi dinanzi alla Camera dei Comuni, la premier ha tuttavia aggiunto che il governo deve essere pronto a ogni tipo di scenario, compreso l'ipotesi che non si trovi alcun accordo.
May ha aggiunto che il governo ha concordato venerdì, nella riunione a Chequers, che la proposta (per la quale si sono dimessi tanto il ministro deputato alla Brexit, David Davis che il ministro degli Esteri, Boris Johnson) deve essere migliorata, ma ha ricordato che ormai il tempo stringe.
Il governo di Theresa May è sprofondato "nel caos" sulla Brexit, è "incapace di raggiungere un accordo" con l'Ue e deve "cedere il passo a chi è capace". Lo afferma il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, evocando un cambio della guardia a favore del Labour. Corbyn ridicolizza la nuova piattaforma sulla Brexit di May, sostenendo che non fa chiarezza su nessuno dei punti chiave, non garantisce un confine aperto in Irlanda e lascia il Paese "prigioniero della guerra civile Tory", come confermano le dimissioni di queste ore.
Brusca inversione di rotta della sterlina, che segna un pesante deprezzamento dopo che Johnson ha rassegnato le dimissioni. Nel pomeriggio il British pound cade a 1,3279 dollari, laddove in precedenze era salito fino a 1,3364, dopo le dimissioni del ministro responsabile della Brexit, Davis.











