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Cagliari 14 Gen 2016 -  La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito, il presidente ha comunicato che le commissione Autonomia e Bilancio sono convocate per domani alle 9.30. Successivamente il Consiglio ha proseguito l’esame dell’ordine del giorno con l’art.5 del Dl n.176/A-Giunta regionale-“Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna”.

Il relatore di maggioranza Roberto Deriu (Pd) ha espresso parere negativo su tutti gli emendamenti presentati, fatta eccezione per il n.1950, 1951, 1952 e 2510; la Giunta ha espresso parere conforme.

Aprendo la discussione generale sull’art.5 il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha affermato che «stando alla lettera del testo vengono in mente i meccanismi più farraginosi che si possano immaginare a partire dalla definizione degli ambiti territoriali strategici strettamente correlati alla perimetrazione dei distretti sanitari; una procedura che oltretutto anticipa indebitamente la scelta annunciata della Asl unica, mandando in corto circuito il tessuto degli anti locali ma anche quello sanitario (che pure ancora non c’è) cominciando col moltiplicarne i costi in anticipo».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi) ha ribadito l’obiezione secondo la quale «il testo lascia poco spazio al consolidamento del nuovo sistema e ridà fiato ad un vecchio campanilismo che viene alimentato anziché ridotto, immaginando una marcia a tappe forzate con passaggi e procedure difficilmente applicabili; inoltre, con l’emendamento n.1950 relativo alle città medie, prima si attribuisce agli enti locali un potere di proposta da sottoporre alla Giunta e poi si cambia strada sugli ambiti territoriali strategici che invece vengono stabiliti dalle assemblee dei sindaci, un disegno complessivo inaccettabile».

Il consigliere Oscar Cherchi (Forza Italia) ha affermato che «la posizione della maggioranza resta ancora incerta e con l’art.5, in particolare, si parte da un obiettivo condivisibile per poi operare scelte sbagliate sia sul contenuto che sulla tempistica». Sul primo aspetto, ha sostenuto, «è prevedibile lo stravolgimento di un intero sistema gestionale della pubblica amministrazione costringendo uno o più comuni ad operare insieme ad altri con cui non hanno storicamente mani avuto alcuna relazione, mentre per l’altro aspetto relativo alla tempistica è irreale immaginare che i comuni possano definire le intese in 20 giorni e la Giunta possa ratificarli in altri 20».

Ha assunto la presidenza dell’Assemblea il vice presidente Antonello Peru.

Il consigliere Christian Solinas (Psd’Az) ha detto che «non è azzardato parlare della riesumazione delle vecchie province, ipotesi che diventa molto concreta con l’articolo in esame, anche perché la riserva assegnata alle città medie non fa capire cosa possa accadere alle altre città». Sarebbe stato invece opportuno, ha suggerito, «riservare al Consiglio l’approvazione finale del nuovo assetto degli enti locali, un passaggio che non può essere derubricato ad atto amministrativo». Per noi, ha proseguito, «resta centrale che il riordino garantisca equilibrio ed armonia fra tutte le zone della Sardegna, mentre nello schema della maggioranza invece prenderebbero forma reti senza tessuto connettivo creando le condizioni per trasformare città metropolitana e città medie in organismi senza un retroterra di riferimento, magari in conflitto fra loro per l’assegnazione delle poche risorse disponibili». Molto meglio, ha concluso, «una norma-ponte fondata su una nuova idea di Regione».

Il consigliere Gianni Tatti, dell’Udc, ha chiesto provocatoriamente agli uffici «se è coerente un testo fatto di emendamenti e non di articoli, un testo che dà alla Sardegna l’immagine di un legislatore che cambia idea ogni momento senza una visione reale dei veri problemi della Regione». Sull’adesione agli ambiti, ha osservato Tatti, «si sta riproponendo il territorio delle vecchie province con un altro nome, mentre la Sardegna ha bisogno di risposte serie, non di accontentare quel sindaco o quel segretario di partito, così è una presa in giro per il popolo sardo».

Il consigliere Gianni Lampis (Misto-Fdi) ha ripreso alcune argomentazioni del consigliere Locci, criticando alcune norme intruse in materia sanitaria inserite a forza nella riforma degli enti locali, «vuol dire che si vuole incidere politicamente sull’organizzazione dei sevizi sanitari in Sardegna; è un errore grave procedere con messaggi cifrati per nascondere la volontà di procedere con la Asl unica, sperimentata solo in Molise e già molto criticata in quella Regione proprio perché ha fatto lievitare i costi». Anche per queste ragioni, ha concluso, «l’articolo deve essere completamente rivisto a cominciare dalla parte che riguarda surrettiziamente la sanità».

Il consigliere Angelo Carta (Psd’Az) citando l’intervento dell’ex presidente della Regione Pietro Soddu in un convegno del 2015 ha ricordato «la centralità dei paesi come connotazione identitaria dei territori, un elemento del tutto assente da questa riforma; al contrario, in ogni ipotesi di nuova governance bisogna tenere conto di questo dato per armonizzarlo con i cambiamenti che si sono succeduti nel tempo». Carta ha quindi rivolto al Consiglio un appello al buon senso ed al senso comune, sottolineando però che «rispetto al testo di dicembre le modifiche sono tante a partire dall’iniziativa affidata esclusivamente alle città medie con tempi contingentati, forse proprio per evitare dissensi, richieste di partecipazione e proposte di modifica».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha osservato che «il piano presenta alcune discrasie che hanno poco a che fare con gli intenti dichiarati dalla maggioranza, a cominciare dalla delega in bianco alla Giunta (e in particolare all’assessore) di collocare questo o quel comune in un determinato ambito, fermo restando che a proposito degli stessi ambiti non si capisce la differenza fra ottimale e strategico». Si capisce molto bene invece, ha lamentato, «che i comuni vedono compressa fortemente la loro autonomia e si comprende altrettanto bene che il Consiglio viene totalmente esautorato».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha messo l’accento sul fatto che, per tante ragioni, «sta emergendo che su questa legge si dovrà tornare per rimediare ad un pasticcio, articolo dopo articolo, che rappresenta un crescendo di definizioni e norme di principio senza contenuti». Intanto, ha precisato, «viene lasciato fuori il Consiglio regionale in materia di autonomie locali ed è singolare che molti consiglieri-sindaci del centro sinistra non aprono nemmeno bocca». Vi state prestando ad una operazione antidemocratica, ha accusato Pittalis, «non si può bypassare la legge con un provvedimento che non ha precedenti e non può passare sotto silenzio, la parola definitiva deve restare in capo al Consiglio almeno come organo di indirizzo». Pittalis ha infine auspicato «una opportuna riflessione nell’interesse della Sardegna evitando di mortificare il Consiglio regionale e le autonomie».

L’emendamento n. 7 all’articolo 5 è stato votato e respinto. Così anche gli emendamenti 2379, 2312, 2393, 2380, 2381, 2322, 2383, 2384, 2324, 2385, 2327, 2387, 2388, 2391, 2323, 2325.  Segue

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