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Lavori consiglio regionale Sardegna – Il Presidente Ganau auspica l’approvazione di una legge contro la violenza sulle donne.

Cagliari 25 Nov 2015 – La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Prima della discussione dei punti all’ordine del giorno, il presidente ha ricordato che oggi si celebre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. «Il 25 novembre ricorda il terribile assassinio delle tre sorelle Mirabal avvenuto durante il regime domenicano di Rafael Leonidas Trujillo – ha detto Ganau – dal 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha reso istituzionale questa giornata, invitando governi, organizzazioni e media a sensibilizzare la società sulla violenza di genere. I dati dell'Onu rivelano che il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza fisica o sessuale, dal proprio partner o da un'altra persona. Il rapporto sottolinea anche che due terzi delle vittime degli omicidi in ambito familiare sono donne».

Ricordando che una donna su tre ha subito violenza, il presidente ha elencato i numeri drammatici rilevati dall’Istat.  «Secondo i dati aggiornati al giugno scorso e relativi al 2014, sono 6 milioni e 788mila le donne che hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Praticamente una donna su tre. Il 20,2% è stata vittima di violenza fisica, il 21% di violenza sessuale, il 5,4% di forme più gravi di abusi come stupri o tentati stupri. Nel rapporto Istat – ha proseguito Ganau – emergono segnali di miglioramento: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Un calo dovuto soprattutto a una maggiore consapevolezza delle donne, che riescono con maggiore frequenza a prevenire situazioni di pericolo e a uscire da relazioni a rischio».

Il presidente dell’Assemblea ha poi puntato l’attenzione sui centri antiviolenza: «Nella nostra isola operano otto strutture. Per il piano antiviolenza 2013/2014 sono stati stanziati 16 milioni e 400mila euro, ma solo 6 milioni sono arrivati nelle case rifugio come ha di recente segnalato  ActionAid. E mi fa piacere che la nostra Regione sia tra quelle insieme al Piemonte, Veneto, Puglia e Sicilia, ad aver pubblicato online i nomi di ciascun centro con le risorse ricevute. Strutture essenziali che operano con grande professionalità».

Ganau ha infine sollecitato un pronunciamento del consiglio sul tema: «Ricordo che è stata già depositata una proposta di legge che ha l'obiettivo di introdurre anche a livello regionale importanti azioni per le pari opportunità di genere e contro la violenza sulle donne che auspichiamo segua un percorso privilegiato per la sua approvazione. Credo fosse doveroso oggi ricordare questa ricorrenza per una riflessione congiunta che ci vede impegnati in prima linea nell’approvazione della legge».

Successivamente, l’Aula ha iniziato la discussione della Mozione n.198 (Congiu e più) “sulle gravi e irreparabili conseguenze derivanti dall’estromissione delle centrali di Ottana, Porto Torres e del Sulcis dall’elenco degli impianti essenziali per la sicurezza elettrica”.

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni, intervenendo sull’ordine dei lavori, ha chiesto che sulla vertenza sull’energia oggetto del vertice svoltosi ieri al ministero dello Sviluppo economico, riferisca il presidente della Regione.

Il presidente ha osservato che l’argomento figura già all’ordine del giorno del Consiglio con la mozione n.128, fermo restando che il presidente della Regione può decidere autonomamente di rivolgere comunicazioni all’Assemblea.

Il consigliere Congiu, primo firmatario della mozione, ha chiesto in base all’art.114 del regolamento, il rinvio della discussione della stessa ad altra data, in considerazione del fatto che la vertenza-energia è ancora “in itinere” e suscettibile di nuovi importanti sviluppi.

Il presidente della Regione Francesco Pigliaru è poi intervenuto per comunicare al Consiglio i risultati del vertice svoltosi ieri al ministero dello Sviluppo economico. Si tratta, ha affermato, «di una vertenza molto complesso che da un lato vede impegnati lo Stato e la Regione e, dall’altro, lo Stato e l’Unione europea, su alcuni aspetti importanti del problema energetico: la non interrompibilità cui si collegano le questioni del prezzo e della durata dell’intervento, e la cosiddetta super  interrompibilità». Le interlocuzioni su questi punti non sono facili, ha osservato il presidente, «anche perché nell’Unione europea è cambiata la composizione della commissione concorrenza e sta prevalendo al suo interno una posizione meno favorevole alle istanze della Sardegna». Il Governo, da parte sua, ha confermato, ha riferito il presidente, ««la proroga del regime di super-interrompibilità è molto probabile, mentre resta ancora aperta il confronto sul prezzo megawatt/ora, sul piano tecnico e politico, che va inquadrato nel problema più generale dell’insularità». Su questo, ha proseguito Pigliaru, «siamo molto attivi da oltre un anno stimolando il governo e riconoscere le condizioni particolari in cui operano i produttori energivori della nostra Regione; anche l’essenzialità è un tema oggetto di confronto, che a nostro giudizio va definito come uno strumento transitorio perché serve a tenere aperte centrali del sistema elettrico sardo, è questo è un punto condiviso, e perché deve rappresentare una transizione morbida verso un futuro di centrali più efficienti in attesa del metano che cambierà in meglio il nostro sistema produttivo». In questa fase, ha concluso il presidente, «non possiamo permetterci drammi occupazionali; su tutte queste problematiche la Sardegna, anche nel vertice di ieri, ha rappresentato la sua posizione con forza anche se occorre essere molti vigili su tutti gli aspetti della vertenza a cominciare dall’impatto occupazionale sulle scelte che si faranno, impatto che secondo il Governo, sarebbe vicino allo zero, su quest’ultimo aspetto siamo scettici e saremo particolarmente attenti».

Dopo l’intervento del presidente Pigliaru, il presidente del Consiglio ha messo in votazione la richiesta di rinvio del dibattito sulla mozione n.128, che l’Assemblea ha approvato.

Successivamente l’Aula ha iniziato l’esame del secondo punto all’ordine del giorno, la Mozione n.189 (Pittalis e più) “Sulla richiesta dell’immediata revoca della delega all’assessore regionale dell’Agricoltura e riforma agro-pastorale”. Per l’illustrazione del documento, il presidente ha dato la parola primo firmatario, il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis.

Nel suo intervento, Pittalis ha invitato il Consiglio a spogliarsi di ogni appartenenza nell’affrontare un problema politico «che però richiede anche una valutazione sul ruolo del Consiglio nel controllo degli atti dell’Esecutivo e, sotto questo profilo, i fatti esaminati per quello che sono; non puntiamo l’indice sull’assessore in quanto imprenditore, anzi di imprenditori la politica ha molto bisogno, ma qui la questione è verificare se l’assessore Falchi sia incorsa in un conflitto di interessi su atti amministrativi riguardanti l’attività della sua azienda». Nello specifico, ha ricordato Pittalis, «si tratta di due domande presentate dall’assessore quando non ricopriva cariche pubbliche, domande prima sospese e poi ammesse al contributo con un ripescaggio che vede l’assessore protagonista, sia con un proprio decreto del 19 novembre 2014 con cui si autorizzava lo scorrimento di una graduatoria, sia con atti di Giunta che concorrono alla formazione del procedimento amministrativo con indubbia rilevanza». Noi riteniamo, ha aggiunto Pittalis, «che l’assessore, quantomeno, avrebbe dovuto astenersi dopo aver rappresentato la situazione di conflitto, in base alla normativa di riferimento che è molto chiara: l’art 57 del nostro Statuto rimanda sul punto alle leggi dello Stato e precisamente alla legge 215/2004 che all’art.1 obbliga i titolari di cariche di governo a dedicarsi esclusivamente alla cura degli interessi pubblici, astenendosi in caso di conflitto, ed evitando anche di formulare una semplice proposta in situazioni di incompatibilità». Sul punto, ha detto ancora il capogruppo di Forza Italia, «esiste poi una copiosa giurisprudenza, quindi delle due l’una: o gli atti in nostro possesso sono frutto di errore altrimenti le cose stanno come diciamo noi, valuteremo risposte che riceveremo e ci riserviamo azioni successive perché questa questione non può essere sottovalutata o passare nel dimenticatoio». Segue

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