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Elicotteri algerini bombardano, uccisi 35 ostaggi e 15 rapitori in Algeria

Trentacinque ostaggi stranieri detenuti nel sito petrolifero di In Amenas in Algeria e 15 sequestratori, tra cui uno dei loro leader Abou Al Bara, sarebbero stati uccisi. Lo riferisce Al Jazeera.

Gli ostaggi erano 41. Gli islamisti fanno sapere che il sequestro è come una rappresaglia per la collaborazione algerina all'operazione militare francese in Mali.

"Elicotteri dell'esercito algerino hanno bombardato il sito petrolifero in Algeria dove sono detenuti gli ostaggi stranieri". Lo riferisce l'agenzia mauritana Ani citando una fonte di "coloro che firmano con il sangue", il gruppo terroristico che ha rivendicato il sequestro.

I terroristi che occupano il campo di In Amenas avrebbero tentato di uscire dal sito, ma sono stati bloccati dalle forze di sicurezza che, da ieri, circondano la zona. Probabilmente per farsene scudo, i rapitori hanno portato con se' alcuni degli ostaggi. Lo riferisce il sito Tsa, citando, come fonte, uno dei notabili della zona, che ha confermato che la notizia che un gruppo di venticinque ostaggi è riuscito ad allontanarsi dal campo.

Tre degli ostaggi sequestrati da jihadisti in un impianto di gas in Algeria avevano lanciato un appello per l'avvio di negoziati per la loro liberazione. "Chiediamo il negoziato per evitare altre perdite di vite umane", aveva  detto uno dei tre sequestrati, che ha detto di chiamarsi Dick, in collegamento telefonico con l'emittente televisiva Al Jazira. Poco prima, il canale panarabo aveva parlato con uno dei sequestratori, il quale aveva chiesto il ritiro dell'esercito algerino dalle immediate vicinanze dell'impianto come condizione per aprire le trattative. France 24, intanto, è riuscita a parlare con uno degli ostaggi che ha rivelato che molti di loro sono stati costretti a indossare cinture esplosive.

La notizia è confermata dal quotidiano algerino Al Khabar, che cita proprie fonti delle forze di sicurezza: i terroristi hanno fatto indossare ad alcuni degli ostaggi delle cinture esplosive e hanno piazzato delle cariche a protezione dell'area.

I militanti somali di al-Shabab hanno fatto sapere oggi di aver ucciso ieri pomeriggio l'ostaggio francese Denis Allex nelle loro mani dal 2009.

La jihad islamica ha aperto un fronte oltreconfine alla guerra civile in Mali. Il ministro dell'Interno algerino, Dahou Ould Kablia, ha ripetuto che Algeri non negozierà con "i terroristi" e che questi vogliono lasciare il Paese con gli ostaggi, ma che sarà loro impedito. Gli islamisti, un gruppo ultraradicale legato ad al-Qaeda, hanno riferito ai media mauritani che tengono in ostaggio gli occidentali nell'impianto di gas ad Amenas, quasi al confine con la Libia: tra gli ostaggi, 7 americani, norvegesi, e cittadini francesi, giapponesi e britannici (ma fonti ufficiali algerine abbassano la cifra a 'più di venti'); tra gli ostaggi, anche 150 algerini, ma questi a differenza degli occidentali godono di libertà di movimento nell'impianto.

Ma a quasi 24 ore dall'assalto al sito di pompaggio di gas naturale, c'è ancora molta incertezza sulle rivendicazione del gruppo che si autodefinisce 'Battaglione del Sangue'. Definendo l'attacco come "un assassinio a sangue freddo", il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha confermato che un britannico è stato ucciso (insieme ad un algerino) ed ha detto che collegare l'attacco jihadista all'intervento francese in Mali è "una scusa". Il ministro algerino ha confermato che, nell'attacco avvenuto all'alba di mercoledì, oltre alle due vittime (un britannico e un algerino) sei persone sono rimaste ferite: un altro britannico, un norvegese e uno scozzese, insieme a un agente della sicurezza algerino e a due poliziotti.

Secondo Kablia, i rapitori sono algerini e operano agli ordini di Mokhtar Belmokhtar, un famigerato leader di al-Qaeda nel Maghreb islamico, che di recente avrebbe creato un gruppo scissionista. Noto come "l'intoccabile", ha posto una duplice condizione per liberare gli ostaggi: Parigi deve porre fine alle operazioni in Mali e Algeri deve liberare 100 islamisti detenuti nelle sue prigioni e portarli nel nord del Mali.

Il gruppo si è asserragliato insieme agli ostaggi nell'impianto gestito dalla britannica Bp, dalla norvegese Statoil e dall'algerina Sonatrach. I terroristi sostengono di aver minato tutto il perimetro del sito e hanno minacciato che uccideranno gli ostaggi se le truppe di Algeri dovessero tentare un blitz.

Nonostante varie nazioni abbiano offerto il proprio supporto per la missione in Mali, solo la Francia ha per ora inviato soldati nel Paese africano. E anche l'Italia fa sapere che offrira il proprio sostegno, ma senza un impiego di truppe. L'Italia, ha affermato il ministro degli Esteri Giampaolo Di Paola, sempre davanti alle commissioni congiunte Affari esteri e Difesa al Senato, è pronta a fornire un supporto logistico alle operazioni in Mali "attraverso collegamenti aerei anche per le forze francesi" ma senza militari "sul terreno".

Il sostegno dell'Italia, ha aggiunto invece Terzi, sarà anche sul piano politico, "nel quadro della risoluzione 2085 del Consiglio di sicurezza dell'Onu", firmata lo scorso 20 dicembre. Per quanto riguarda il supporto logistico, il ministro degli Esteri ha sottolineato che ci sarà "soprattutto per quei Paesi africani che hanno difficolta a trasferire truppe sul terreno".