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Carceri: Sdr, 74/enne infartuato parkinsoniano claustrofobico a Buoncammino

“E’ diventata insostenibile la situazione di un detenuto 74/enne ricoverato nel Centro Clinico del carcere di Buoncammino. L’uomo, C. F., dichiarato incompatibile allo stato detentivo dal Direttore Sanitario del Policlinico di Monserrato il 14 marzo scorso si trova ancora dietro le sbarre”. La denuncia è di Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, che dopo alcuni colloqui con il cittadino privato della libertà ha ricevuto un’accorata lettera dal figlio-tutore.

“Si tratta di un uomo anziano – osserva Caligaris – con gravi patologie che comprendono una cardiopatia ischemica dovuta a tre infarti al miocardio, claustrofobia e morbo di Parkinson. C. F. accusa una grave depressione e non riesce più a sopportare la permanenza in cella. La sua condizione preoccupa i sanitari, che più di una volta ne hanno decretato il ricovero in ospedale dove peraltro è rimasto senza scorta, e gli Agenti di Polizia Penitenziaria impegnati costantemente per garantire un puntuale monitoraggio. Finora però le istanze per una sistemazione alternativa al carcere non hanno avuto risposta”.

 “Le patologie da cui è affetto mio padre – ha scritto il figlio Paolo che intende accoglierlo nella sua casa e accudirlo – richiedono una condizione di assoluta tranquillità. L’ansia e la depressione gli provocano un’accentuazione del tremore al punto da fargli cadere gli oggetti dalle mani. La sensibilità inoltre si sta riducendo e ha necessità di cure psichiatriche e psicologiche. Non si può del resto trascurare il fattore età e la terapia farmacologica che deve quotidianamente assumere”.

“Il caso di C. F. – conclude Caligaris – riporta all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione degli anziani dentro le strutture penitenziarie ed in particolare quelli ricoverati nel Centro Diagnostico Terapeutico. Si tratta di detenuti che necessitano di costanti attenzioni e molto spesso non sono autosufficienti. Il sovraffollamento delle strutture e il numero insufficiente di personale determinano situazioni particolarmente critiche che si potrebbero ridurre se, in assenza di familiari in grado di farsene carico, si disponesse di apposite residenze sanitarie. Persone nelle condizioni sanitarie di C.F. non sono in grado di evadere”.