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Giustizia, un taglio alla durata delle liti: Severino spiega le norme contenute nel decreto Sviluppo

Il filtro all'appello, in cui un giudice singolo valuta se un appello è palesemente inammissibile, non sarà "un ulteriore grado di giudizio" ma consentirà una "riduzione, tra tre o quattro anni, della durata dei giudizi in appello di circa il 20% per la cognizione ordinaria e del 30% delle altre materie". Così il ministro della Giustizia, Paola Severino, spiega al Sole 24 Ore alcune norme contenute del dl Sviluppo approvato ieri a Palazzo Chigi.

Severino rivendica "il numero e la qualità dei provvedimenti adottati finora" in tema di giustizia, che "parlano da soli", e ricorda come in pochi mesi il governo Monti sia intervenuto "sia sull'organizzazione della giustizia, che sulle norme sostanziali". All'orizzonte altri provvedimenti, "primo fra tutti nelle prossime settimane quello sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie".

"La scelta di non degiurisdizionalizzare i procedimenti regolati dalla legge Pinto - prosegue Severino - nasce da due considerazioni. La prima è che sono state introdotte numerose ipotesi in cui è negato ogni indennizzo", la seconda è che, "in concreto, la soluzione amministrativa risulta oggettivamente impraticabile, tenuto conto dei limiti di organico dei cancellieri e di spesa del ministero dell'Interno".

Sulla nuova 'geografia giudiziaria', il ministro precisa che sta ancora "valutando i contenuti del decreto" ma che l'ipotesi di taglio di 33 tribunali e 37 procure non è "irrilevante". "Si tratta di una riforma epocale - prosegue -, non a caso attesa da decenni e mai realizzata. I motivi di questo ritardo sono evidenti, e per me adesso ancora più chiari, vista la quantità di interessi colpiti da ogni proposta di soppressione".