Press "Enter" to skip to content

Confindustria: l’Italia arretra, manca un progetto Paese e siamo stati superati da India, Brasile e Sud Corea nel manifatturiero.

L'Italia soffre la recessione, un feroce credit crunch, la bassa redditività che soffocano l'industria: lo rileva il rapporto del centro studi di Confindustria sui nuovo scenari industriali.

L'Italia arretra, per produzione manifatturiera scivola da quinta a ottava, scavalcata da India, Brasile e Corea Sud. E' a rischio la stessa sopravvivenza di parti importanti dell'industria.

Inoltre il sisma in Emilia rende più impegnativa una crisi economica dal quadro periglioso, poichéè stata colpita un'area ad altissima vocazione manifatturiera e cruciale per lo sviluppo industriale del Paese.

L'Italia perde posti nella classifica mondiale del manifatturiero: arretra fino all'ottavo posto perdendo quote dal 4,5% al 3,3%. In calo anche l'Ue a 15 che pur se nell'insieme resta la seconda potenza industriale mondiale continua a perdere quote passando dal 27,1% al 21%. E' quanto certifica il Centro studi di Confindustria che oggi a presentato i nuovi scenari industriali.

"Tra il 2007 ed il 2011 Cina, India e Indonesia hanno conquistato 8,7 punti percentuali di quota di manifattura: dal 18% al 26,7%. La Cina , con 7,7 punti al 21,7%, è in vetta alla classifica da un triennio avendo scazato gli usa", si legge nel dossier. Tre paesi avanzati reggono, invece l'urto: il Giappone sempre terzo, la Corea del sud, che recupera due posizioni e si colloca al quinto posto con la produzione tornata ai livelli pre-crisi, e l'Australia.

Le imprese italiane denunciano un alto grado di inerzia: tra il 2000 ed il 2010 la quota di aziende che non ha accresciuto la propria dimensione è stato pari al 66% del complesso delle imprese. Soltanto il 16% infatti è riuscito a ingrandirsi mentre la crisi ha costretto ad un ridimensionamento il 18% delle imprese.

''Far ripartire la nostra economia'', dice Fulvio Conti, il nuovo vicepresidente di Confindustria per il Centro Studi, presentando il rapporto. Siamo di fronte a "una sfida che richiede di tornare a pensare in maniera strategica, puntare sugli investimenti di lungo periodo, soprattutto in infrastrutture e innovazione, e di riequilibrare il carico fiscale per favorire investimenti e una ripresa dei consumi''.

Il nostro è un ''Paese lento'', a ''cui manca una visione di lungo periodo'', e ''manca un progetto Paese che identifichi le priorità e le linee di sviluppo'', avverte Conti. Conti ha poi sottolineato come lo sviluppo industriale e la spinta all'innovazione non siano stati al centro del dibattito pubblico e la politica industriale sia stata per lo più assente e disarmonica proprio nel momento in cui, altrove, forze nuove poderose come quelle dei Paesi emergenti imboccavano con decisione la via dello sviluppo industriale, diventando rivali temibili per la nostra economia.

More from ARCHIVIOMore posts in ARCHIVIO »