Quest'oggi, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Cagliari, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Giangiacomo Pilia, è stato arrestato dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Cagliari, il noto pregiudicato del quartiere cagliaritano di Sant'Elia, Mario Masala, di 53 anni, a cui è stato contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori.
Nel corso dell'operazione, inoltre, è stato eseguito il sequestro preventivo, in previsione dell'applicazione della misura di sicurezza patrimoniale della confisca dei beni aziendali riconducibili al night club "La Dolce Vita" di Selargius e delle quote della società "La Combinazione s.r.l.", società a cui, almeno formalmente, faceva capo la gestione del locale notturno.
L'operazione rappresenta la fase conclusiva di un'articolata e complessa indagine di polizia giudiziaria ed economico - patrimoniale condotta dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Cagliari negli ultimi due anni, nel cui ambito sono già stati sottoposti a sequestro preventivo ulteriori beni e valori riconducibili a Masala, spesso intestati a prestanome.
Le indagini che hanno portato all'arresto dell'uomo ed al sequestro della società e dei beni del night club, intestati a prestanome ma di fatto risultati nella disponibilità del pregiudicato, si erano concluse nel marzo scorso, con la denuncia alla procura della repubblica di Cagliari di nove persone, responsabili, a vario titolo, di trasferimento fraudolento di valori e favoreggiamento reale. In precedenza, nel febbraio del 2010, erano già state denunciate all'A.G. altre due persone alle quali erano stati fittiziamente intestati ulteriori beni riconducibili sempre all'arrestato, anch'esso denunciato a piede libero.
Complessivamente, nell'ambito delle indagini, sono stati sottoposti a sequestro preventivo un'abitazione, cinque aziende commerciali (tra le quali oltre al citato night club anche il noto chiosco bar denominato "Alta Marea", situato sul Lungomare Poetto a Quartu Sant'Elena), quote di partecipazione di due società, quattro autoveicoli, un motociclo e dieci rapporti bancari e postali, per un valore complessivo stimato di 1.500.000 euro.
I beni e valori nella disponibilità di Mario Masala sono risultati in valore sproporzionato rispetto ai redditi ed all'attività economica dell'uomo.
Le indagini, infatti, hanno dimostrato che l'uomo, benché non avesse mai dichiarato il possesso di redditi da assoggettare a tassazione, aveva la disponibilità di tutti i beni e valori sequestrati, gran parte dei quali intestati a prestanome o depositati su conti e libretti formalmente riconducibili ai propri familiari. Tra l'altro in sede di riesame dei provvedimenti di sequestro di cui era stato destinatario nelle prime fasi delle indagini, aveva tentato di giustificare la disponibilità dei beni sequestrati, riconducendone l'origine alle numerose vincite al lotto che risultava avere conseguito nel tempo. La tesi difensiva non è stata però condivisa dalla Corte di Cassazione, che nel pronunciarsi in ordine alla legittimità dei provvedimenti ne ha confermato l'efficacia.
Successivamente, anche alla luce delle suddette pronunce della Suprema Corte, l'arrestato, nel tentativo di eludere ulteriori sequestri di cui evidentemente prevedeva l'adozione, ha reiterato le condotte delittuose già emerse nel corso delle indagini, intestando le aziende commerciali, che nel frattempo aveva rilevato, a società amministrate da nuovi prestanome, diversi dai propri familiari e pertanto più difficilmente individuabili.
Proprio tali condotte sono state oggetto delle ulteriori fasi dell'indagine, avviate nell'estate del 2009.
La ricostruzione delle ulteriori e più subdole condotte illegali tenute dal Masala, l'individuazione delle nuove attività commerciali dallo gestite da lui stesso e l'identificazione degli insospettabili prestanome di cui si è avvalso, ne hanno determinato il recente arresto.





