Usa, 3 Ott 2026 - I democratici si confermano in vantaggio sui repubblicani in quasi tutti e sette gli Stati chiave per il controllo del Senato, con percentuali in aumento: è quanto emerge dall'ultimo sondaggio del New York Times e della Siena University prima delle elezioni di midterm. Per ottenere la maggioranza del Senato, i democratici devono difendere tutti i seggi che attualmente detengono e strapparne almeno quattro ai repubblicani, sfida non facile visto che dovranno sconfiggere il Gop nelle sue roccaforti.
Secondo l'inchiesta del Nyt, i democratici sono in ottima posizione sia in Texas, che non elegge un democratico dal 1988, sia Kansas, che non manda un senatore a Washington dal 1932. In Texas, il democratico James Talarico è al 50% contro il 43% del repubblicano Ken Paxton. In Kansas, il pastore metodista Adam Hamilton è dato al 49% contro il 44 per cento di Roger Marshall.
Nel Michigan, il dem Abdul El-Sayed, la cui sfidante alle primarie Haley Stevens ha annunciato che voterà Gop, è accreditato del 53% contro il 42% del repubblicano Mike Rogers. Nel Maine, Troy Jackson è dato al 51% contro il 45% di Susan Collins, repubblicana in Senato da 30 anni e alla caccia del sesto mandato. In Ohio, Sherrod Bron è davanti a Jon Husted 49-44%.
In Alaska la dem Maria Peltola resta in vantaggio nonostante le polemiche per la finta candidatura di un Dan Sullivan omonimo, del senatore uscente repubblicano e suo sfidante (Dan Sullivan, appunto). Il vantaggio però è di misura: è data al 48% contro il 46% di Sullivan. Un margine del tutto insufficiente per dare per scontata la sua vittoria. Ed è testa a testa anche nell'Iowa: il democratico Josh Turek è al 48% contro il 47% della repubblicana Ashley Hinson.
"Queste sono le elezioni di metà mandato più importanti della nostra storia. I democratici hanno candidato jihadisti per portare avanti la loro agenda estremista". Lo ha detto Donald Trump alla vigilia delle midterm. "Abbiamo lanciato l'età dell'oro, e non consentiremo che ce la portino via", ha messo in evidenza.
"Spero che gli elettori siano pronti a fare la cosa giusta'', ha aggiunto Trump affermando ''non lasciamo vincere le elezioni a persone che odiano il nostro Paese".
Secondo Trump i candidati Democratici alle elezioni di metà mandato sono "tutti accomunati dallo stesso programma radicale: frontiere aperte, aumento delle tasse per trilioni di dollari, confisca delle armi, mutilazioni dei vostri figli in nome dell'ideologia transgender, abolizione di petrolio e gas naturale, con un conseguente aumento vertiginoso dei costi dell'energia, e l'apertura delle porte a milioni di migranti da ogni parte del mondo nella speranza di farli votare; è questo l'unico motivo per cui li lasciano entrare. Vogliono che possano votare". "Con il vostro voto decideremo se questi estremisti otterranno il potere oppure no. Decideremo se mantenere l'America forte", ha sottolineato Trump.
Altro sonoro schiaffo per Trump dalla sua Corte. Infatti, ieri la Corte Suprema americana, senza alcun voto contrario, ha respinto in serata la richiesta dell'amministrazione Trump per imporre alla California di accantonare 20.000 schede elettorali per corrispondenza - nell'ipotesi che possano essere state consegnate a persone non cittadine americane.
Il provvedimento, privo di firma e di motivazioni, cade lo stesso giorno in cui i legali dell'amministrazione si sono rivolti alla Corte dopo che una corte d'appello federale aveva rigettato la tesi dell'amministrazione secondo cui le autorità californiane avrebbero dovuto sequestrare le schede per sottoporle a ulteriori verifiche.
La decisione, maturata con straordinaria velocità a poche ore dall'apertura delle votazioni per le midterm, è apparsa come un rimprovero all'amministrazione Trump: il messaggio che la Corte ha veicolato, osserva il New York Times, è che non intende intervenire per sostenere i tentativi del presidente Usa di interferire con le modalità di gestione delle elezioni che fa capo ai singoli Stati.
Secondo la Costituzione americana, la responsabilità della gestione delle elezioni spetta ai singoli Stati. Il dipartimento di Giustizia ha sostenuto di essere legittimato da una legge federale che rende illegale il voto da parte di persone non cittadine. Nell'istanza d'urgenza, l'avvocato generale dello Stato ha sollecitato i giudici a concedere quello che hanno definito un "rimedio modesto", chiedendo che la California separi le schede elettorali dei "cittadini" da quelle di "soggetti sospettati di non essere cittadini". L'azione legale che contesta 20.000 schede elettorali in California rientra in un più ampio tentativo dell'amministrazione di sostenere che le elezioni potrebbero essere compromesse da voti illegali espressi da persone non cittadine.
"Abbiamo il Paese più dinamico al mondo, la gente deve andare a votare. Fate finta che io sia sulla scheda elettorale, fate quello che volete, ma dobbiamo andare a votare. Se la nostra gente va a votare, vinciamo con un margine schiacciante". Lo ha detto Donald Trump in un ultimo appello agli elettori lanciato su Fox News, a poche ore dalle elezioni di midterm, rispondendo a una domanda secondo cui le elezioni di metà mandato sono, per definizione, una questione di affluenza alle urne. "Quando il mio nome è sulla scheda elettorale, come sapete, ho sempre vinto, otteniamo il 50% di voti in più rispetto a quando non ci sono".
Effetto Haley Stevens sulla raccolta fondi di Abdul El-Sayed. Nel giorno del “tradimento” da parte della deputata democratica che ieri si è schierata per il repubblicano Mike Rogers nella corsa per conquistare un seggio al Senato per il Michigan, la campagna del progressista musulmano che l'aveva sconfitta alle primarie ha raccolto 2,4 milioni di dollari. Stando alla campagna di colui che in caso di vittoria sarebbe il primo senatore musulmano d'America, si tratta della raccolta fondi giornaliera maggiore. Oggi El-Sayed terrà un comizio al fianco delle senatrici Elissa Slotkin, una moderata che ha criticato Stevens per il suo voltafaccia, ed Elizabeth Warren, progressista del Massachusetts. Non è chiaro come la mossa di Stevens condizionerà il voto. Stando al dipartimento di Stato del Michigan, quasi il 30% degli elettori registrati aveva già votato quando Stevens si è schierata al fianco di Rogers.











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