Oristano, 23 Sett 2026 - Nel corso dell’ultima settimana il personale della Polizia di Stato di Oristano, ha dato esecuzione a tre distinti provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria nei confronti di altrettanti soggetti coinvolti in gravi vicende di violenza domestica ai danni di compagne e genitori.
Le misure sono state eseguite dagli investigatori della Seconda Sezione della Squadra Mobile della Questura del capoluogo, a conclusione delle indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica.
L’ultimo provvedimento, eseguito nella giornata di sabato, riguarda un uomo gravemente indiziato di maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie, madre dei loro due figli, entrambi in tenerissima età.
Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, la donna avrebbe subito per anni reiterati maltrattanti da parte del marito, realizzate anche in situazioni di frequente alterazione psicofisica dell’uomo. In alcune occasioni le conseguenze delle aggressioni sarebbero state tali da costringere la vittima a ricorrere alle cure del 118. Anche in tali circostanze, tuttavia, la donna avrebbe omesso di riferire la reale origine delle lesioni riportate.
La vittima, infatti, non aveva mai presentato denuncia nei confronti del marito e, anche quando interpellata sulla propria situazione familiare, aveva sempre negato di essere vittima di violenza. Ma in seguito, gli approfondimenti investigativi svolti dagli agenti della Squadra Mobile, hanno tuttavia consentito di ricostruire un quadro indiziario che è stato sottoposto alla valutazione dell’Autorità Giudiziaria.
All’esito delle indagini, il G.i.p. del Tribunale di Oristano, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha disposto nei confronti dell'uomo la misura cautelare del divieto di dimora nel comune in cui abita la moglie e divieto di avvicinamento alla stessa, con applicazione del braccialetto elettronico.
Il secondo caso riguarda una vicenda di maltrattamenti che, secondo quanto emerso dalle indagini, si sarebbe protratta per circa dodici anni ai danni di una donna da parte del proprio compagno convivente.
Anche in questa circostanza la vittima non aveva mai raccontato a nessuno quanto sarebbe accaduto all’interno delle mura domestiche, vivendo per anni in silenzio la propria condizione. Ma nel tempo determinante è stata la vicinanza di un’amica che, avendo vissuto in passato un’analoga esperienza di violenza, aveva riconosciuto alcuni segnali del disagio della donna e compreso la gravità della situazione, riuscendo progressivamente a conquistarne la fiducia e a sostenerla nella decisione di rivolgersi alla Polizia.
Le informazioni fornite dalla donna, che non ha tuttavia voluto denunciare, ha consentito agli investigatori della Mobile di avviare immediatamente gli accertamenti e di ricostruire una lunga serie di maltrattanti che sarebbero stati attuati nell’arco di oltre un decennio.
Nei confronti dell’uomo, originario di un’altra regione italiana, il G.i.p. ha disposto il divieto di residenza nel territorio della Sardegna, unitamente al divieto di avvicinamento alla persona offesa con applicazione della cavigliera elettronica.
Il terzo provvedimento riguarda, invece, un giovane da poco maggiorenne, coinvolto in una grave situazione di violenza maturata all’interno del contesto familiare. Il ragazzo si sarebbe reso responsabile di maltrattanti nei confronti dei genitori, di una sorella e di una nipote conviventi.
In considerazione del quadro complessivamente emerso nel corso degli accertamenti, il G.i.p. del Tribunale di Oristano, su richiesta della Procura della Repubblica di Oristano, ha disposto nei suoi confronti la misura di sicurezza del ricovero in una casa di cura, successivamente eseguita dagli investigatori della Squadra Mobile.
Le tre vicende, pur profondamente differenti tra loro, evidenziano ancora una volta come la violenza domestica possa rimanere sommersa anche per molti anni, celata all’interno delle mura familiari e spesso accompagnata dalla difficoltà delle vittime a raccontare quanto stanno vivendo.
Particolarmente significativo, nei primi due casi, è proprio il lungo periodo durante il quale le presunte violenze sarebbero rimaste sconosciute all’esterno: in una vicenda, la vittima aveva continuato a negare quanto le accadeva, anche dopo aver dovuto ricorrere alle cure sanitarie; nell’altra, dopo circa dodici anni di silenzio, è stata la capacità di ascolto e la vicinanza di un’amica, a sua volta in passato vittima di maltrattamenti, a favorire l’emersione della situazione.
La Polizia di Stato rinnova l’invito a denunciare in presenza di situazioni che possano rappresentare campanelli di allarme per episodi di violenza.









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