Cagliari, 28 Lug 2026 - Importante traguardo per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico della Sardegna. Il Servizio Valorizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale della DG Beni Culturali annuncia di aver ampiamente superato, alla scadenza del 30 giugno 2026, il target previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per la Misura M1C3 (Turismo e Cultura 4.0) - Investimento 2.2, dedicato alla "Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale". Soddisfatta l’assessora dell’Istruzione e dei Beni Culturali Ilaria Portas: “Siamo contenti per il risultato raggiunto. In questi anni abbiamo lavorato perseguendo l'obiettivo della riqualificazione dei luoghi della cultura e della valorizzazione dei borghi. Un obiettivo non semplice da raggiungere, ma ottenuto con grande collaborazione da parte di tutti”.
A fronte di un target prefissato del Ministero della Cultura di 161 interventi, gli uffici hanno rilasciato l’attestazione finale di completamento per ben 243 beni, superando significativamente le aspettative. Questo dato rappresenta il 70% di un totale ancora più ampio: sono infatti più di 350 i beni sul territorio i cui lavori risultano già effettivamente conclusi, per una parte dei quali è tuttora in corso il formale reperimento della totalità della documentazione amministrativa. Un risultato che si inserisce nel positivo quadro nazionale, che vede oltre 4.000 beni rurali restaurati e restituiti alla pubblica fruizione in tutta Italia.
L'intero intervento in Sardegna ha potuto contare su una dotazione finanziaria di circa 30.000.000 di euro, che ha permesso il finanziamento di 222 progetti presentati da diverse tipologie di soggetti privati ed enti ecclesiastici.
Il bando, interamente gestito dalla Direzione Generale Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, attraverso il personale del Servizio Valorizzazione del Patrimonio Culturale, ha interessato cantieri dislocati in 127 comuni dell'isola. La misura ha permesso di intervenire su ben 22 differenti tipologie di beni, in prevalenza chiese campestri, tra i quali figurano grandi simboli identitari, come la celebre Basilica di Saccargia fino a una fitta rete di piccoli fabbricati agricoli storici che raccontano dell’equilibrio tra il lavoro dell’uomo e il paesaggio sardo.
Tra gli elementi rigenerati si contano chiese campestri, santuari, complessi di ospitalità religiosa (Cumbessias e Muristenes), ma anche architetture tipiche dello storico saper fare locale e della vita rurale sarda, come gli stazzi galluresi, i Medaus e i Furradroxius del Sulcis, i Cuiles dei pastori, oltre a case coloniche e ville rurali padronali (ad esempio Casa Asproni nell’omonimo Villaggio Minerario), muretti a secco. mulini, frantoi, portali monumentali dell’Agro di Oristano e persino manufatti artistici come ex voto lignei e dipinti murali custoditi all’interno di chiese campestri e cappelle rurali.
"Il raggiungimento e il superamento di questo target – spiegano dal Servizio – è un traguardo che ci riempie di grande soddisfazione, specialmente se consideriamo la complessità gestionale di un progetto che ha visto coinvolti accanto agli uffici regionali una pluralità di soggetti pubblici e privati tra cui le Soprintendenze, gli Enti Locali, le Parrocchie, i Beneficiari privati e i progettisti. Significativo anche l’impatto degli adempimenti burocratici e degli elementi di novità legati al rispetto del principio DNSH (Do No Significant Harm - Non arrecare danno significativo all'ambiente). Il prossimo, immediato obiettivo consiste nell’attestare la chiusura della totalità dei progetti, gestendo anche le ultime proroghe necessarie a garantire la perfetta esecuzione dei lavori per i beni più complessi".
Per maggiori informazioni: https://www.sardegnacultura.it/categoria/architettura-rurale








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