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Maxi operazione antibracconaggio denominata “Ali Libere”, dei Carabinieri Forestali della provincia di Cagliari.

Cagliari, 12 Magg 2026 - “Nel rispetto dei diritti delle persone e della presunzione di innocenza, per quanto emerso allo stato e salvo gli ulteriori approfondimenti, in attesa del giudizio, nelle settimane scorse i Carabinieri Forestali del Nucleo Cites di Cagliari col supporto del Soarda (Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno agli Animali) del Cufaa (Comando Unità Forestali, Ambientali e agroalimentari) e il prezioso contributo informativo delle Stazioni Territoriali dei Carabinieri delle Province di Cagliari e di Oristano, hanno posto in essere un’imponente attività di contrasto al fenomeno del bracconaggio, con particolare riferimento all’uccellagione e alla cattura di avifauna selvatica migratoria nelle province di Cagliari e Sud Sardegna.

I militari hanno denunciato a piede libero quindici persone, tutti italiani di varie età. E nello specifico, due soggetti nella Provincia di Cagliari sono stati sorpresi senza licenza di caccia mentre attivavano lacci per la cattura di ungulati e, a seguito delle perquisizioni, sono state rinvenuti e sequestrati 24 lacci metallici: in caso di condanna rischiano da 6 mesi e 3 anni di reclusione e la multa da 154,00 a 516.00 euro.

Altri due soggetti sono stati colti, nel Sud Sardegna, nell’esercizio dell’attività venatoria in periodo di divieto generale cioè quando tale attività, secondo il calendario venatorio regionale, era già chiusa da tempo. Gli stessi sono anche stati colti in flagranza nell’utilizzo di numerose e micidiali trappole a molla per la cattura di avifauna selvatica migratoria di piccola taglia e, in caso di condanna, rischiano l’arresto da tre mesi a un anno o, in alternativa, un’ammenda da 1.800,00 a 5.000,00 euro oltre alla revoca del porto di fucile.

Nella Provincia di Cagliari inoltre tre soggetti sono stati sorpresi in possesso di esemplari vivi di avifauna selvatica particolarmente protetta catturati in natura e con altrettante “gabbie trappola” in attività per la cattura di altri esemplari. Ne è scaturita la denuncia per “furto venatorio” e “tentato furto venatorio”: in caso di condanna, i soggetti rischiano da 6 mesi a 3 anni di reclusione e la multa da 154,00 a 516,00 euro.

Altre cinque persone, tra la Provincia di Cagliari e quella del Sud Sardegna, sono stati deferiti in stato di libertà per ricettazione in quanto sorpresi in possesso di numerosi esemplari di specie di avifauna protetta di provenienza illecita: se i fatti verranno confermati in sentenza, i soggetti rischiano la reclusione da 2 a 8 anni e la multa da 516,00 euro a 10.329,00.

Infine, tre cittadini sono stati invece denunciati tra le Provincie di Cagliari e Oristano per incauto acquisto, in quanto è risultato che avessero acquistato a vario titolo esemplari di avifauna selvatica protetta di provenienza illecita.

Nel corso della massiccia operazione sono inoltre stati “bonificati”, con l’ausilio di alcune associazioni di volontariato, alcuni sentieri nelle Provincie del Sud Sardegna e di Cagliari disseminati da numerose trappole aeree attive, in alcune delle quali erano finiti esemplari di avifauna protetta quali pettirosso e tordo. I Carabinieri Forestali unitamente ai volontari delle associazioni hanno provveduto a rimuovere e sequestrare i sistemi di cattura illegale rinvenuti unitamente agli esemplari di avifauna morta catturata illegalmente.

Sono inoltri stati posti sotto sequestro penale: 24 lacci metallici per la cattura di fauna (ungulati); 30 trappole aeree in alcune delle quali sono stati rinvenuti esemplari di avifauna selvatica protetta morti e già in avanzato stato di decomposizione; 4 gabbie trappola attive al momento dei controlli; 131 esemplari vivi di avifauna selvatica migratoria appartenenti a diverse specie (verdoni, cardellini, lucherini, verzellini, venturoni corsi, calandre) per un valore sul mercato illegale stimato in circa 26.000 euro i quali sono stati affidati al Centro di Recupero di Fauna Selvatica (Crafs) di Monastir (CA) gestito dall’Agenzia Regionale Forestas dove gli esemplari, dopo aver ricevuto le cure riabilitative del caso, sono stati reimmessi in natura.

L’operazione antibracconaggio, denominata “Ali Libere”, è stata effettuata dai Carabinieri Forestali per contrastare i reati contro l’avifauna selvatica migratoria che vede il territorio della “Sardegna Meridionale” quale “Black spot” riconosciuto dal Piano Nazionale d’Azione contro gli illeciti ai danni dell’avifauna selvatica, ossia una delle sette aree ove il fenomeno del bracconaggio assume forme più intense unitamente alle Prealpi lombardo-venete, Delta del Po, Costa Pontino-campana, Sicilia occidentale, Stretto di Messina, Coste e Zone umide della Puglia settentrionale.

I Carabinieri Forestali fanno notare che l’utilizzo di trappole costituisce una seria minaccia per la biodiversità in quanto “non selettive” e richiamano altresì l’attenzione sull’importanza delle specie rinvenute durante le attività operative, alcune delle quali, come la calandra sono in forte in regressione come popolazione e a forte rischio estinzione anche a causa, appunto, del bracconaggio e della perdita dell’habitat naturale. Tutte le specie di avifauna svolgono importanti servizi connessi con la

conservazione dell’habitat ai quali sono legate oltre a rappresentare, all’interno degli ecosistemi dove vivono, elementi imprescindibili della catena alimentare essendo alcuni di esse prede altri anche predatori e quindi regolatori delle popolazioni di specie ad essi legate.

Il comunicato stampa viene effettuato nel rispetto della legge, in quanto ricorrono “specifiche ragioni di interesse pubblico che lo giustificano” che vengono motivate dalla particolare rilevanza pubblica dei fatti oggetto di accertamenti e per le esigenze costituzionalmente tutelate connesse al diritto all’informazione, al fine di fornire notizie in modo trasparente e rispettoso dei diritti degli indagati e delle parti offese.

È obbligo rilevare che gli indagati, allo stato attuale, sono solamente indiziati di delitto e la loro posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente, e solo dopo l’emissione di una sentenza passata in giudicato, gli stessi saranno, eventualmente, riconosciuti colpevoli, in maniera definitiva, del reato ascritto loro. Il tutto in ossequio al principio costituzionale di presunzione di innocenza.

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