Cagliari, 25 Apr 2026 - Ogni anno, la mattina del 25 aprile, il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, accompagnato dal Presidente dell'ANC, depone una corona d'alloro davanti alla lapide che ricorda i Caduti dell'Arma, presso il Museo Storico di Roma.
Un simbolico tributo a quanti hanno donato il meglio di sè per restituire al Paese cui avevano giurato eterna fedeltà, e agli italiani che si erano impegnati in ogni modo a proteggere, l'irrinunciabile diritto di essere liberi.
Oltre 2700 Caduti, in appena venti mesi di combattimenti, e più di 6500 feriti nell'adempimento del proprio Dovere: questo il tributo di sangue offerto dai Carabinieri alla guerra di Liberazione. Più di 6000, inoltre, i Carabinieri deportati nei lager nazisti d'oltralpe per non aver rinunciato al loro giuramento di fedeltà alla Patria. Un sacrificio che è valso alla Bandiera dell'Arma una Medaglia d'Oro al Valor Militare e ai singoli militari di ogni ordine e grado oltre settecento decorazioni individuali.
Nel giorno in cui l'Italia celebra la Liberazione Nazionale dal nazifascismo, rappresenta un omaggio a ciascuno di LORO il gesto compiuto dal nostro Comandante Generale.
Il periodo più tragico, più drammatico dell'intera Storia dell'Arma, quello che inizia con l'8 settembre del '43 e termina il 25 aprile del' 45, ma allo stesso tempo uno dei più esaltanti e ricco di ricompense alla Bandiera e a singoli militari: una cosa mai vista prima, questa, significativa del forte attaccamento alla propria divisa, al giuramento di fedeltà prestato al re ed alla patria tutta, e dunque testimonianza dell'onore e dell'orgoglio dimostrato in quella dura lotta dai Carabinieri di allora.
Per ricordare meglio (e in sintesi) quel doloroso periodo, riportiamo un breve articolo, del noto storico prof. Emilio Gentile, tratto dal libro "I Carabinieri e la Resistenza al regime collaborazionista" edizione 2024, del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, distribuito a tutte le Sezioni ANC e a disposizione, assieme ad altri volumi, per la consultazione da parte di tutti i soci che abbiano interesse a documentarsi su questo importante fondamentale periodo della nostra storia, dal quale trae origine la Repubblica di oggi:
"Durante il ventennio del regime fascista, l'Arma dei Carabinieri rimase fedele alla monarchia dei Savoia, che rappresentava, nello Stato italiano, la Patria al di sopra dei partiti. Proprio per questo, per tutta la durata del regime totalitario, c'era stato un latente antagonismo fra l'Arma dei Carabinieri Reali (fedeli dunque al Re) e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (fedele al Capo del Governo) che, con il passare del tempo, andrà via via sempre più inasprendosi sino a generare un vero e proprio aperto conflitto.
Con la costituzione della RSI, dopo l'arresto del Capo del Governo Benito Mussolini e di altri alti gerarchi fascisti, nonché con la contemporanea uccisione, nel corso di un conflitto a fuoco, del camerata Ettore Muti (figura iconica del PNF) ad opera dei Carabinieri, questi verranno etichettati come inaffidabili, ostili e pericolosi per il regime. Sul giornale "Il FASCIO" del 7/1/1944 (organo d'informazione della RSI) comparirà addirittura il seguente articolo contro i Carabinieri:
"Si dice che detta Arma (quella dei Carabinieri) verrà attentamente vagliata, sia moralmente che politicamente; ma solo quando saranno eliminati i più vecchi effettivi in gran percentuale si potrà pensare che siano degni di entrare nelle file della Milizia, della nostra santa Milizia da essi tanto vilipesa e disprezzata... I più dei Carabinieri Sono e Saranno sempre contro di noi". Sembra di rivivere alcune delle più significative pagine uscite dai racconti di Alessandro Dumas: come quelle dei Moschettieri nella Francia del XVII secolo, i fedelissimi custodi del Re, contro le Milizie Cardinalizie, le guardie fedeli al Cardinale Richelieu (il potente Primo Ministro del re Luigi XIII). Questo per rendere meglio l'idea della rivalità che si era venuta àa generare tra i Carabinieri e la Milizia Fascista, le situazioni sono simili.











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