Teheran 19 Apr 2026 – Il traffico nello Stretto di Hormuz si è nuovamente bloccato dopo che sabato due navi sono state oggetto di attacchi. Lo scrive la Cnn, citando i dati di Marine Traffic, secondo cui la maggior parte delle navi presenti nell'area si è spostata più all'interno del Golfo Persico o verso il Golfo di Oman, dove la situazione è relativamente più sicura. Sabato alcune motovedette iraniane hanno aperto il fuoco contro una petroliera in transito nello stretto e, secondo quanto riferito dall'Organizzazione britannica per il traffico marittimo, una seconda nave sarebbe stata colpita da un "proiettile non identificato". Nuova Delhi ha dichiarato che due navi battenti bandiera indiana sono state coinvolte in incidenti nello stretto e ha convocato il proprio ambasciatore iraniano per discutere della questione. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha affermato che bloccherà lo stretto e che "avvicinarsi allo Stretto di Hormuz sarà considerato come una forma di cooperazione con il nemico, e qualsiasi nave che violi tale divieto sarà presa di mira".
Accordo di pace in salita tra Usa e Iran che torna a serrare lo Stretto di Hormuz, in risposta alla prosecuzione del blocco statunitense sui suoi porti. Spari su alcune navi mercantili. Mancano tre giorni alla scadenza del cessate il fuoco tra Teheran e Washington. In Libano violata la tregua di 10 giorni tra Israele e Hezbollah, ucciso un casco blu francese, Idf distrugge villaggi nel Sud. Intanto il Pakistan continua lavorare come paese mediatore, ma per domani nessuna conferma sui negoziati.
Ieri - secondo Centcom - sono tornate indietro 23 navi. I Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che qualsiasi tentativo di avvicinamento allo stretto sarà considerato come una forma di cooperazione con il nemico e dunque preso di mira. Allertati anche gli alleati filo-iraniani Houthi. Dura la reazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha accusato Teheran di "ricatto".
Ancora nessuna data è stata fissata per il prossimo round di negoziati tra Iran e Stati Uniti, dopo i colloqui dello scorso fine settimana a Islamabad che non hanno portato ad alcun accordo. Lo ha reso noto il viceministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, a margine di un forum diplomatico in Turchia.
Qualsiasi nave che si avvicini allo Stretto di Hormuz sarà ora "presa di mira". È il monito lanciato dal corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica, l'esercito ideologico iraniano. Dopo oltre un mese di guerra che ha provocato migliaia di vittime, principalmente in Iran e Libano, l'annuncio di Teheran di venerdì sulla riapertura dello Stretto di Hormuz ha dato impulso ai mercati finanziari e ha provocato un forte calo dei prezzi del petrolio greggio, dato che il 20 per cento del petrolio greggio e del gas naturale liquefatto mondiale transita solitamente attraverso lo Stretto. Mentre alcune navi sono riuscite ad attraversare lo stretto sabato, durante la sua riapertura temporanea, altre sono state accolte con colpi d'arma da fuoco e minacce da parte dell'esercito di Teheran.
"Il nemico non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, ha violato il diritto internazionale e ha attaccato infrastrutture, scuole e ospedali. Le dichiarazioni del nemico riguardo alla distruzione della nostra civiltà e al ritorno dell'Iran all'età della pietra rivelano le intenzioni e gli obiettivi degli aggressori". Ad affermarlo è il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, citato da Al-Jazeera.
"La nostra posizione fondamentale si basa sul mantenimento della pace, della stabilità e della sicurezza nella regione" e "non cerchiamo di allargare il cerchio della guerra, non abbiamo iniziato guerre o conflitti e non abbiamo attaccato alcun Paese", inoltre "non intendiamo attaccare alcun Paese e stiamo esercitando il nostro diritto legale e legittimo all'autodifesa". Lo afferma il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, citato da Al Jazeera. Secondo Pezeshkian, "Trump non ha il diritto di negare i diritti a un popolo e di affermare che l'Iran non può beneficiare del suo programma nucleare". Il presidente iraniano sottolinea poi che "il nemico non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, ha violato il diritto internazionale e ha attaccato infrastrutture, scuole e ospedali. Le dichiarazioni del nemico riguardo alla distruzione della nostra civiltà e al ritorno dell'Iran all'età della pietra rivelano le intenzioni e gli obiettivi degli aggressori".
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, torna a rivendicare il "diritto del popolo iraniano" a beneficiare del nucleare. In affermazioni riportate da Al Jazeera, il capo di Stato dell'Iran ribadisce: "Trump non ha il diritto di negare i diritti a un popolo o di affermare che l'Iran non può beneficiare dei suoi diritti nucleari". "Le dichiarazioni del nemico sulla distruzione della nostra civiltà e sul ritorno dell'Iran all'età della pietra rivelano le intenzioni e gli obiettivi degli aggressori", evidenzia ancora Pezeshkian secondo cui "il nemico non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, ha violato il diritto internazionale e ha attaccato infrastrutture, scuole e ospedali".
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha criticato le dichiarazioni dell'Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas, la quale ha affermato che, in base al diritto internazionale, il transito attraverso le principali vie navigabili deve rimanere aperto e gratuito.
"Basta con questa retorica. La cronica incapacità dell'Europa di far rispettare le norme del diritto internazionale ha trasformato la sua retorica sul 'diritto internazionale' in una palese dimostrazione di ipocrisia", ha dichiarato Baghaei sabato sera al programma X. "Di quale 'diritto internazionale' state parlando? Di quello che permette all'Ue di essere soddisfatta dell'aggressione israelo-americana contro l'Iran e di ignorare i crimini commessi contro l'Iran?", ha sottolineato, aggiungendo: "Dopo l'aggressione degli Stati Uniti contro l'Iran dalle loro basi e installazioni militari situate intorno allo Stretto di Hormuz, il passaggio incondizionato attraverso lo Stretto di Hormuz non è più un problema, e gli Stati Uniti sono indubbiamente responsabili di questa situazione".












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