Cagliari, 7 Apr 2026 - Perché i pronto soccorso della Sardegna vanno in tilt? Quanta responsabilità è del servizio 118, quanto pesa la disinformazione e quanto incide l’assenza di una rete territoriale della Sanità? Cosa accadrà nei pronto soccorso dal prossimo giugno, quando scadranno i contratti con le coop dei medici gettonisti?
Di questi temi si è occupata nella seduta antimeridiana la commissione Sanità, presieduta da Carlo Fundoni (Pd), che ha chiamato a riferire i direttori dei pronto soccorso della Sardegna e i direttori generali delle aziende sanitarie.
Il risultato è un quadro complesso, dove affiorano però numeri che aiutano a capire il perché della crisi e consentono di ipotizzare soluzioni operative, come la telemedicina e il convenzionamento dei medici gettonisti, al di là del loro rapporto di lavoro (ormai prossimo alla conclusione) con le coop.
Luca Pilo, primario a Ozieri, ha parlato per primo toccando il tema della “fuga dalla professione. E in questo i gettonisti sono stati di aiuto perché si è creata una fortissima disparità a favore di colleghi molto meno preparati ma molto più pagati: 33 euro all’ora contro i 100 e passa. E’ stata così mercificata anche la professione più nobile, ormai i pronto soccorso sono un inferno dove otto ore di lavoro diventano dodici più il tempo passato al telefono per calmare il personale, fare i turni e gestire i familiari dei pazienti”. Per Giovanni Sechi (Alghero) “i gettonisti hanno tappato i buchi dei medici che mancano ma il primo problema è la mancanza di posti letto. Io ne ho uno ogni mille abitanti e sono costretto a ricoverare il meno possibile”. A Carbonia e Iglesias la primaria Viviana Lantini è “costretta a coprire turni con i colleghi di altri reparti se non fosse che molto reparti sono stati chiusi. A Carbonia nel 2025 abbiamo avuto 18500 accessi in pronto soccorso, 11560 a Iglesias: c’è un enorme problema di informazione se la popolazione arriva con l’auto al pronto soccorso”.
Anche a Muravera, riferisce la primaria Susanna Pedditzi, “ci sono problemi di personale, sarebbe almeno il caso di dare il rimborso chilometrico ai medici che accettano di venire da Cagliari”. Per Michela Matta (San Francesco Nuoro) “sarebbe il caso che i gettonisti che in questi tre anni abbiamo formato fossero stabilizzati. In difetto non credo saremo più in grado di coprire i turni, considerando anche le ferie dei nostri medici”. Una situazione analoga a quella segnalata dai medici di San Gavino.
Numeri importanti quelli del Santissima Trinità di Cagliari: 33 mila pazienti l’anno, 15 mila arrivano con il 118 “ma non tutti dovrebbero essere inviati”.
Da Sassari invece, il primario Paolo Pinna Parpaglia denuncia “l’afflusso in pronto soccorso a causa delle carenze della medicina del territorio ma anche per maleducazione, egoismo e perché al paziente non costa nulla. Siamo un presidio sociale aperto giorno e notte, la casa di chi è senza dimora, dell’ubriaco, del molesto. E così finisce che il pronto soccorso si paralizza. Ma sia chiaro che se viene giù l’emergenza urgenza viene giù tutta la sanità sarda”. Rimedi: la scuola di specializzazione in emergenza urgenza “anche nella facoltà di Cagliari e incentivi economici per i medici, come in Friuli: altro che sanità stravagante con i gettonisti”. Gli stessi che hanno garantito l’apertura dei pronto soccorso di Olbia e Tempio, come sottolineato dai medici in arrivo dalla Gallura. Gli stessi che hanno garantito l’apertura a Bosa “anche se non sono indipendenti e un medico deve essere sempre presente con loro”.
Un problema logistico è stato segnalato da Marinella Cocco (Lanusei): “Abbiamo registrato 18 mila accessi con 53 mila abitanti nel territorio di riferimento. Spesso per ragioni che non conosciamo il 118 non ci concede l’elisoccorso e così siamo costretti a portare in ambulanza a Cagliari o a Sassari pazienti con dissecazioni aortiche”.
Al termine, il capogruppo di FdI Paolo Truzzu ha detto. “Senza i gettonisti sembra di capire che possano restare aperti soltanto gli hub. Ma se ci mettiamo le ferie e le malattie nemmeno gli hub sono sicuri. Purtroppo è tutto estremamente chiaro”.
La commissione ha poi ascoltato i manager, a cominciare da Aldo Atzori (Asl Cagliari), che ha letto alcuni numeri: 30 mila accessi l’anno a Cagliari, 8 mila a Muravera e 4 mila a Isili. La maggior parte sono codici bianchi e verdi dovuti alla mancanza di medicina di base e territoriale.
La manager di Oristano, Grazia Cattina, ha parlato della necessitò di “insistere sulla medicina di prossimità e sulla prevenzione” mentre Paolo Cannas (Asl Sulcis) ha detto: “Perdiamo due medici al pronto soccorso di Carbonia mentre a Iglesias la mancanza dei gettonisti ci costringerà a convenzionare i pensionati, se disponibili”.
Dall’azienda Brotzu, con un pronto soccorso che lavora più di tutti gli altri sardi, una fotografia chiara della situazione: “47200 accessi l’anno per gli adulti e 18 mila pediatrici, in arrivo da mezza Sardegna. Il 26 per cento di questi accessi diventa ricovero e genera overbooking anche negli altri reparti di medicina interna e chirurgia d’urgenza”. Per il direttore generale Maurizio Marcias “bisogna aprire al più presto gli ospedali di comunità, incrementare la telemedicina soprattutto per i pazienti cronici ed è necessario che Areus effettui uno screening più efficace dei pazienti che ci invia”. Una posizione molto simile a quella espressa da Vincenzo Serra, a capo dell’Azienda Universitaria di Cagliari. “Registriamo 32 mila accessi tra pronto soccorso generale e ginecologico, il 70 per cento sono codici bianchi o verdi che dimostrano la carenza della Medicina generale e del sistema delle guardie mediche”.
Per la rete delle ambulanze pubbliche, rappresentata da Angelo Serusi (manager Areus), “nel 2025 i pronto soccorso sardi hanno registrato 470 mila accessi di cui 133 mila attraverso il 118. Dunque, più di due cittadini su tre vanno con i mezzi propri al pronto soccorso”. Più nel dettaglio Serusi ha spiegato che “14741 accessi sono stati in emergenza e di questi oltre l’ottanta per cento è transitato per il 118 mentre nel 78 per cento dei casi di codici minori (178 mila) i pazienti si sono presentati autonomamente all’ospedale”. E ancora: spesso i codici verdi portati dal 118 in pronto soccorso nascono da codici più rilevanti che i medici del 118 hanno stabilizzato e inviato in ospedale per cautela. Per il direttore generale, comunque, “Areus può migliorare e ridurre ulteriormente gli accessi dei codici verdi anche aumentando la flotta di auto medicalizzate ma la soluzione principale resta la medicina di prossimità”.
Al termine dell’audizione e dopo le richieste di chiarimento dei commissari la presidente Fundoni ha detto: “Si è trattato di un confronto lungo e necessario, per capire di più sulla situazione dei pronto soccorso e sull’origine delle criticità. I suggerimenti arrivati dai medici e dai manager sono importanti e su questo la commissione si darà certamente da fare”. Com











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