Teheran, 12 Mar 2026 - Dopo quasi due settimane di guerra, la leadership iraniana rimane sostanzialmente intatta e non è a rischio di collasso nel breve termine. Lo riporta la Reuters, facendo riferimento a valutazioni dell'intelligence statunitense. Secondo una delle fonti dell'agenzia, "numerosi" rapporti di intelligence contengono la conclusione che il regime iraniano "mantiene il controllo sulla popolazione".
Anche i funzionari israeliani hanno ammesso, in riunioni a porte chiuse, di non essere certi che una guerra possa portare a un cambio di potere in Iran, ha dichiarato alla Reuters un alto funzionario israeliano. L'agenzia osserva che non è ancora chiaro come una campagna militare israelo-americana possa rovesciare l'attuale regime. Una fonte sempre a Reuters ha indicato che per raggiungere un regime change servirebbe un'operazione di terra.
Una forte esplosione nell'impianto nucleare iraniano di Fordow viene riferita dalla tv pubblica israeliana Kan che cita un report saudita.
Il ministero degli Esteri iraniano ha confermato che la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, è ferito ma ha assicurato che si sente bene. Ieri la Cnn ha riportato che Khamenei ha subito una frattura al piede e altre lievi ferite nel primo giorno di bombardamenti di Usa e Israele in Iran, quando è stato ucciso il padre Alì Khamenei e sua moglie.
Una fonte politica di alto rango di Hezbollah ha affermato all'Ansa che il movimento armato filo-iraniano è entrato "in una nuova fase della guerra" col lancio nella notte di "150 missili" verso Israele. "Siamo pronti a ogni scenario e preparati a una lunga guerra", ha detto la fonte contattata telefonicamente ma che preferisce rimanere anonima perché non autorizzata a parlare con i media. "Per noi è una guerra esistenziale contro il nemico", ha ribadito la fonte.
Il potente presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito che Teheran "abbandonerà ogni moderazione" se gli Stati Uniti e Israele attaccheranno una qualsiasi delle sue isole nel Golfo.
"Qualsiasi aggressione contro il suolo delle isole iraniane infrangerà ogni moderazione. Abbandoneremo ogni moderazione e faremo scorrere nel Golfo Persico il sangue degli invasori", ha dichiarato Ghalibaf in un post su X. Non è stato chiaro a quali isole si riferisse, ma un rapporto di Axios ha citato funzionari statunitensi secondo cui la cattura di Kharg è sul tavolo se la guerra in Medio Oriente dovesse degenerare.
Donald Trump ha continuato a ripetere che lo stretto di Hormuz è al sicuro. "È in ottima forma, abbiamo distrutto tutte le navi", ha detto il presidente americano, parlando con i giornalisti a Washington di ritorno dal Kentucky.
Poche ore prima, a proposito della guerra, Trump ha dichiarato che in Iran "non c'è più nulla da colpire", per questo "la guerra finirà presto" ma non prima di aver completato "il lavoro". Il presidente, la cui base repubblicana e Maga è fortemente divisa sulle azioni americane in Medio Oriente, ha provato a rassicurare gli Stati Uniti e il mondo di essere in totale controllo della crisi in Medio Oriente sostenendo che il conflitto cesserà quando lui lo vorrà e promettendo, al contempo, che le navi nello stretto di Hormuz saranno protette da qualsiasi minaccia provenga da Teheran.
Le dichiarazioni del presidente non bastano a placare la base Maga, sempre più insofferente per una guerra che non rientra nell'agenda “America First” e sta costando già molto agli Stati Uniti, a livello umano ma anche economico.
Israele è stato coinvolto nel processo di selezione degli obiettivi che ha portato all'attacco, probabilmente condotto dagli Usa, contro la scuola femminile di Manib, in Iran, costato la vita a oltre 170 persone. Lo ha riferito un funzionario statunitense a condizione di anonimato alla Nbc, spiegando che la Defense Intelligence Agency ha raccolto le informazioni e ha ritenuto che gli obiettivi fossero validi.
Gli Stati Uniti in genere coinvolgono diverse organizzazioni di intelligence nel processo di approvazione di un attacco. Il funzionario statunitense ha affermato che non è chiaro in quale fase del processo di selezione degli obiettivi si sia verificato l'errore che potrebbe aver causato il probabile attacco statunitense alla scuola femminile.
La prima settimana della guerra contro l'Iran è costata agli Stati Uniti più di 11,3 miliardi di dollari. È quanto emerso da un briefing del Pentagono ai parlamentari americani, secondo quanto riferito dal New York Times, che sottolinea il ritmo con cui il conflitto sta consumando armi e risorse.
Il quotidiano, citando fonti anonime a conoscenza della riunione a porte chiuse di martedì, riferisce che ai membri del Congresso è stato detto che la cifra non include molti dei costi legati al rafforzamento militare precedente agli attacchi, lasciando intendere che il totale per la prima settimana potrebbe aumentare in modo significativo. Funzionari della Difesa avevano già informato il Congresso che circa 5,6 miliardi di dollari in munizioni sono stati utilizzati solo nei primi due giorni di combattimenti, secondo i media statunitensi, con un ritmo di consumo molto più elevato rispetto alle precedenti stime rese pubbliche.












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