Cagliari, 7 Mar 2026 - “Ho molto apprezzato il vostro senso di responsabilità, non scontato, che vi fa onore. Ricevuta la vostra richiesta abbiamo subito calendarizzato l’incontro per un confronto necessario. Il dialogo non è mai mancato e si coglie la vostra voglia, da cittadini maturi, di collaborare con le istituzioni a cominciare dalla commissione Sanità, che ritengo sia l’interlocutore primario”. Così il presidente Comandini ha chiuso l’incontro con la delegazione dei comitati spontanei per la sanità pubblica giunti da tutta la Sardegna in via Roma.
La delegazione, affiancata da numerosi sindaci, è stata ricevuta in Consiglio regionale dal presidente insieme ai capigruppo, alla presidente della commissione Sanità, Carla Fundoni, e alla presidente della Regione, Alessandra Todde, anche nelle vesti di assessora della Sanità.
Il primo a parlare è stato il presidente del coordinamento dei Comitati, Alessandro Rosas, che ha denunciato: “Abbiamo più volte stemperato il clima ma la situazione della sanità pubblica sta degenerando. Siamo qui per difendere la sanità pubblica, in un canale di dialogo proficuo con voi”. Il medico Francesco Carta, coordinatore del gruppo di studio dei comitati, ha aggiunto: “Serve un programma sociosanitario, le strutture sono male organizzate. E serve rafforzare la prevenzione, perché i sardi devono ammalarsi di meno”.
Hanno preso poi la parola Alfio Desogus (Cagliari), la nuorese Elena Zidda che ha denunciato una situazione: “Al San Francesco i fratturati di femore ultra sessantacinquenni non vengono operati nelle 24 ore ma vengono mandati in giro per la Sardegna, soprattutto a Olbia”. Poi Silvio manca (Alto Oristanese) e Giovannino Sanna (Sos Barbagia) che ha rivelato: “Nel pronto soccorso di Sorgono ci sono appena due medici e la Chirurgia lavora appena 4 giorni”.
La presidente Fundoni, a nome della commissione, ha ricordato l’impegno: “Ben vengano confronti e anche critiche ma la crisi della Sanità sarda è nota da tempo e sinora abbiamo tamponato tutte le emergenze. Ora c’è da affrontare in modo strutturale la questione della sanità territoriale e lo faremo anche con l’appoggio della rete delle farmacie sarde per offrire servizi sanitari alla portata del cittadino”.
Per la presidente Todde, che ha proseguito, “il passato e noto e anche quello che sta accadendo. Dobbiamo misurare, è l’unico metodo che conosco, i risultati delle azioni che abbiamo intrapreso. In questi mesi abbiamo inserito medici di medicina generale, ne mancano 560 e ora ne mancano 502. E’ una goccia ma è un passo avanti. Li incentiviamo con 2 mila euro al mese in più se copriranno una delle 100 sedi disagiate che abbiamo individuato.
Stiamo lavorando sugli ospedali di comunità e sulle case della salute: a giugno 2026, scadenza del Pnrr, avremo 46 case pronte e almeno 11 ospedali di comunità su 13”.
La presidente ha parlato anche della questione del personale medico e infermieristico e ha aggiunto: “I medici a gettone hanno creato una disparità inaccettabile, che risolveremo con uno sforzo”.
Sulla riorganizzazione sanitaria ha detto: “Di certo la nomina dei manager ha creato ritardi ma chi arriverà non troverà eredità del passato” . Mentre sulle liste d’attesa “c’è un problema di accuratezza delle prestazioni. Certo non si può sentire una data del 2029 per una gastroscopia non urgente. Monitoreremo gli effetti delle azioni che stiamo mettendo in campo”.
Altri temi complessi: “La farmacia dei servizi può dare un grosso contributo sul territorio, ne stiamo parlando con Federfarma e cercheremo di utilizzare le farmacie il più possibile”.
Sul registro tumori la presidente ha detto: “Siamo in ritardo ma stiamo lavorando per caricare i dati”. Com











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