Cagliari, 13 Mar 2024 – Ieri, dopo otto anni di istruttoria, sono arrivate le richieste di condanna per il presunto crac da 130 milioni di euro del gruppo editoriale Epolis, editore in varie regioni italiane con numerose testate.
Quindi dopo questo lungo tempo, a otto anni dal rinvio a giudizio deciso nel maggio 2016 dal Giudice Udienze Preliminari, del tribunale di Cagliari, Giovanni Massidda, oggi si è chiuso il dibattimento con la requisitoria del pubblico ministero Giangiacomo Pilia.
Le pene maggiori sono state sollecitate per l'ex editore Alberto Rigotti, 9 anni e 4 mesi, e per il fondatore della free press Nicola Grauso, 5 anni. Ma tutti questi accusati certamente non vedranno mai la fine del processo perché sicuramente non arriverà agli altri gradi di giudizio per la prescrizione che sicuramente arriverà prima del verdetto finale.
Il bravo Pm, ha inoltre richiesto la condanna a 6 anni e 2 mesi per Sara Cipollini, Vincenzo Greco e Alessandro Valentino, 4 anni e mezzo per Michela Veronica Crescenti, 4 anni per John Gaethe Visendi, 3 anni per Rosanna e Rosalba Chielli e le assoluzioni di Claudio Noziglia e Anna Abbatecola. Per varie posizioni, il Pubblico Ministero, Pilia, ha sollecitato un gran numero di assoluzioni e prescrizioni.
Dopo il Pm ha hanno parlato gli avvocati di parte civile.
Nelle fasi iniziali l'inchiesta aveva portato all'arresto dei vertici societari: oltre a Rigotti, la vicepresidente della società, Sara Cipollini, e il consigliere di amministrazione Vincenzo Maria Greco. Per Cipollini e Greco furono disposti da subito gli arresti domiciliari, mentre per Alberto Rigotti si aprirono le porte del carcere.
Infine nel 2016, l'ex vicepresidente della concessionaria di pubblicità Publiepolis, Carlo Momigliano, era stato assolto dall'accusa di bancarotta nel processo con rito abbreviato, l'unico degli imputati ad aver scelto questa strada. Il fallimento del gruppo editoriale Epolis era costato decine di posti di lavoro tra giornalisti, grafici e amministrativi.












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