Londra, 3 Sett 2019 - Riapre il Parlamento britannico, inizia l'ultimo braccio di ferro in vista dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. Si prova a costringere il premier Boris Johnson a chiedere all'Ue uno slittamento della data, dal 31 ottobre 2019 al 31 gennaio, 2020.
La stampa, in particolare Sky News, riporta che un gruppo di parlamentari "ribelli", anche della compagine di di Johnson, hanno presentato richiesta per un "dibattito di emergenza" sulla Brexit. La mossa confermerebbe che i deputati puntano ad usare il dibattito di oggi per strappare al governo il controllo dell'agenda dei Comuni e provare a introdurre la legge con cui scongiurare lo scenario no-deal. Se lo speaker dei Comuni accoglierà la richiesta di dibattito, questo avrà la precedenza sugli altri temi in agenda e la discussione potrebbe protrarsi fino alle 21:00 (le 20:00 in Italia). La prima votazione sul testo di legge potrebbe avvenire tra le 21:00 e le 22:00 locali.
Lunedì il premier Boris Johnson, a seguito di una riunione di emergenza del suo gabinetto a Downing Street, ha dichiarato: nessun rinvio dell'uscita dall'Ue il 31 ottobre. Non vogliamo il voto anticipato, ha aggiunto Johnson, ma sarà inevitabile se si rinvia la Brexit.
Anche in caso la legge anti no-deal passasse e Londra chiedesse a Bruxelles un rinvio della data di recesso, questa dovrà avere l'approvazione, non garantita, di Bruxelles. "Lo scenario di una Brexit senza accordo è una possibilità molto evidente", ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, aggiungendo che mercoledì al collegio dei Commissari "lanceremo un ultimo appello affinché tutti siano pronti nel caso si verifichi un divorzio senza intesa".
La Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo ha deciso, su proposta del presidente uscente Antonio Tajani, di invitare in audizione, l'8 ottobre prossimo, le associazioni che rappresentano i cittadini europei che vivono nel Regno Unito e i cittadini britannici che abitano negli altri Paesi dell'Ue.
Tre milioni di europei, di cui 600mila italiani, vivono e lavorano nel Regno Unito. “È nostro dovere dare voce ai cittadini europei e tutelarne i diritti - afferma Tajani - in particolare, in questo momento di difficoltà dovuta ai recenti sviluppi della vicenda Brexit".











