Haftar ferma le esportazioni di petrolio in Libia. Erdogan: addestreremo truppe libiche

Il generale ribelle chiude i rubinetti del petrolio in libia

Libia, 18 Gen 2020 – Una tv qatariota, citando una propria fonte, sostiene che la Compagnia petrolifera nazionale (Noc) libica oggi “fermerà tutte le esportazioni di greggio da tutti i porti e terminal nella Libia centrale ed orientale” su ordine di due capi militari al comando del generale Khalifa Haftar. La produzione di petrolio verrebbe ridotta di “almeno 700 mila barili al giorno” per un valore di “oltre 47 milioni di dollari” quotidianamente, scrive l’emittente Libya al-Ahrar sul proprio sito.

I due comandanti che avrebbero “ordinato ai dipendenti dei terminal petroliferi di sospendere le esportazioni” sono Naji Al-Maghrabi, capo delle Guardie degli impianti petroliferi (Pfg), e un non meglio precisato “comandante della sala operazioni della Sirte”. Fedeli di Haftar ieri avevano chiuso il terminal di Zueitina, nell’est del golfo della Sirte e “hanno minacciato di bloccare le esportazioni di tutti i terminal petroliferi nel Paese”, ricorda il sito.

La Noc sta impartendo in queste ore disposizioni per la chiusura dei terminal petroliferi di Ras Lanuf, Brega e al Sidra, nell’est della Libia, ipotizzando “cause di forza maggiore”. Lo confermano fonti della sicurezza italiane, “al netto della dilagante retorica e propaganda di parte” nel Paese. Il terminal di Zueitina risultava invece stamani funzionante con una petroliera che, a quanto si apprende, avrebbe effettuato correttamente il carico. Ma si ritiene che la Noc possa chiederne la chiusura domani.

La missione Onu in Libia esprime “profonda preoccupazione per gli attuali sforzi per interrompere o compromettere la produzione di petrolio” nel Paese. “Questa mossa avrebbe conseguenze devastanti prima di tutto per il popolo libico che dipende dal libero flusso di petrolio – si legge in un comunicato dell’Unsmil – e avrebbe effetti terribili per la situazione economica e finanziaria già deteriorata del Paese”. L’Unsmil reitera “l’importanza di preservare l’integrità e la neutralità della National Oil Corporation”.

Al Arabiya, citando sue fonti, dà notizia di consultazioni in corso tra paesi arabi ed europei in merito al progetto di accordo della conferenza di Berlino sulla Libia. Tra le varie cose, riporta l’emittente panaraba, si discute della formazione di un nuovo consiglio presidenziale libico e di un nuovo governo, si sta valutando la possibilità di formare un comitato neutrale per preparare una nuova costituzione ed è in discussione anche un accordo tra paesi arabi ed europei per prevenire interferenze turche in Libia.

Secondo una fonte del Consiglio presidenziale libico, tuttavia, il premier Fayez al-Serraj potrebbe non andare alla conferenza di domani a Berlino e inviare invece una delegazione. Lo ha riferito su Twitter l’emittente libica al-Ahrar Tv.

Il presidente turco Rece Tayyip Erdogan, alla vigilia della conferenza di Berlino sulla Libia, ha messo in guardia la comunità internazionale che se il “governo legittimo” di Tripoli, guidato da Fayez al Sarraj, dovesse cadere c’è il rischio di “creare terreno fertile per il terrorismo”. In un articolo pubblicato su Politico, Erdogan ha sottolineato che “l’Europa dovrà affrontare una serie di nuovi problemi e minacce nel caso il governo legittimo della Libia dovesse fallire”.  “Organizzazioni terroristiche come l’Isis o Al Qaida che sono state sconfitte in Siria ed Iraq – scrive il presidente turco – troveranno terreno fertile per rimettersi in piedi”. Erdogan ha annunciato che i militari turchi addestreranno le truppe libiche.

La Turchia è determinata a usare “tutti i mezzi politici, diplomatici e militari” a sua disposizione per proteggere il governo di accordo nazionale libico, ha poi detto Erdogan, nel corso di una cerimonia a Istanbul. La Turchia – ha proseguito- continuerà a restare in Libia finché il governo legittimo non sarà messo in sicurezza”. “Sono in Germania domani. Discuteremo di questo con tutte le parti nel Mediterraneo che sono interessate alla Libia”, ha aggiunto il leader turco, ribadendo come Libia e Turchia abbiano “legami storici molto profondi”.

“Dovete smetterla di fornire armi ai combattenti in Libia. Basta mercenari, basta volontari di non so quale ideologia, miliziani di non so quale gruppo. Vadano fuori dalla Libia. Basta infiammare l’incendio perché l’incendio ci colpirà tutti. Questo gioco pericoloso deve finire”. Sono le parole pronunciate da Ghassan Salamé, inviato speciale Onu per la Libia, in un’intervista a Repubblica alla vigilia della conferenza di Berlino.

Un appuntamento, ha sottolineato, che riunirà “un gruppo di Stati, di attori esterni alla Libia, anche quelli che interferiscono, per verificare se fra loro ci sarà un accordo per fermare queste interferenze”.

Parallelamente al processo portato avanti nella capitale tedesca con gli attori esterni, ai quali si chiederà “in maniera definitiva di cessare le interferenze negative e spingere per un processo di stabilizzazione”, si lavora internamente anche sui libici per farli dialogare.

“Ci sono tre processi già pronti”, ha riferito Salamé, indicando quello economico “già partito”, il percorso della sicurezza, che deve lavorare per trasformare la tregua “in un vero cessate il fuoco”, e poi il processo politico. Quest’ultimo riprenderà “a Ginevra, già a gennaio, subito dopo Berlino”, ha assicurato l’inviato Onu.

Quanto all’impegno dell’Italia, Salamé ha notato come il governo “in questi mesi abbia aiutato perché non ha interferito negativamente”. “E bene ha fatto la vostra ambasciata a rimanere attiva e a dare sostegno alla nostra missione”, ha aggiunto, sottolineando rispetto alla questione migranti, che “non si risolve il problema se non si avvia la stabilizzazione della Libia”.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la Cancelliera Angela Merkel hanno avuto in tarda mattinata una conversazione telefonica utile a scambiarsi un ultimo aggiornamento in preparazione della Conferenza. Lo rende noto Palazzo Chigi.

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