Libia, soldati in cambio di libero accesso alle trivellazioni nel Mediterraneo, Erdogan: “Inizieremo le trivellazioni nel Mediterraneo”. “Truppe a Tripoli”

la nuova turchia del dittatore erdogan si allontana sempre di piu' dalla Ue

Libia, 16 Gen 2020 – Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che la Turchia “concederà le licenze e comincerà le trivellazioni, come previsto dall’accordo con la Libia, nel 2020”. Lo riporta l’agenzia ufficiale Anadolu. La Turchia avvierà dunque quest’anno “attività di esplorazione e perforazione” nel Mediterraneo nelle zone inquadrate dall’accordo sulla demarcazione dei confini marittimi con la Libia. Erdogan ha spiegato che “la nave Oruc Reis effettuerà inizialmente un’esplorazione sismica”.

Erdogan è tornato a parlare della Libia, anche a proposito dell’invio di truppe turche. “Mandiamo i nostri militari per rafforzare la stabilità della Libia e mantenere in piedi un governo legittimo. Faremo di tutto per garantire la sicurezza della Turchia, anche fuori dai nostri confini”, ha detto. “Prima Cipro, ora la Libia: abbiamo distrutto la trama ordita contro di noi e abbiamo firmato un protocollo sulla giurisdizione nelle acque del Mediterraneo orientale. Nel 2020 accelereremo le operazioni di ricerca e trivellazioni. La nave Oruc Reis effettuerà ricerche in campo sismologico”.

Lo scorso 27 novembre il presidente turco ha firmato due protocolli di intesa con il governo libico di Fayez al Serraj: il primo riguardante la giurisdizione turca nel Mediterraneo orientale, il secondo riguardante cooperazione militare, addestramento truppe, fino all’invio di militari turchi. La scorsa settimana Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin hanno lanciato un appello per il cessate il fuoco in Libia a partire da domenica. Tregua però non accettata dal generale libico Khalifa Haftar, che continua la sua offensiva su Tripoli.

La pace in Libia dipenderà in parte dal successo della Conferenza di Berlino il 19 gennaio. E il successo della Conferenza di Berlino dipenderà in tutto dall’autorevolezza di chi vi parteciperà. Così nelle ultime ore si rincorrono le voci su presenze e assenze, confermate e smentite, dei leader che hanno in mano il dossier libico. Dagli Stati Uniti, scrivono diverse fonti tra cui il quotidiano panarabo al Sharq al Awsat, arriveranno sicuramente il segretario di Stato, Mike Pompeo, e potrebbe accompagnarlo il consigliere per la Sicurezza nazionale, Robert O’Brien. Un segnale chiaro da Washington che vuole ancora avere voce in capitolo sulla Libia. Da Berlino, scrive Al Jazeera, viene confermata inoltre la presenza dei due principali artefici della tregua in vigore da domenica scorsa: il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. E ancora: al tavolo ci sarà il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, nonostante gli screzi con Ankara. L’Onu sarà rappresentata al grado più alto con l’intervento del segretario generale, Antonio Guterres.

Dalla Libia ancora non ci sono conferme ufficiali su chi volerà in Germania. Sia il presidente del Governo di accordo nazionale, Fayez al Serraj, sia il suo avversario, il generale della Cirenaica Khalifa Haftar, sono stati ufficialmente invitati. Oggi il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha ribadito l’invito durante una telefonata con al Serraj. Secondo il suo consigliere, Hassan El Honi, parteciperà. Ma ancora nulla di ufficiale. Lo stesso vale per Haftar, dato ieri per certo da Al Arabiya. A livello europeo è attesa la partecipazione, ovviamente, dell’Italia, grande sponsor della Conferenza, con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

La cancelliera Angela Merkel farà gli onori di casa e probabilmente riceverà, tra gli altri, il presidente francese, Emmanuel Macron, e il primo ministro britannico, Boris Johnson. Non mancherà certamente l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, Josep Borrell, così come alcuni esponenti dell’Unione africana.Dalla regione sono inoltre attesi il neo presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune e il neo presidente tunisino, Kais Saied. Sicuramente anche gli emiratini invieranno un proprio rappresentante. Non mancherà nemmeno la Cina, sempre più presente in Africa.

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