Amministratore delegato della Sogaer Alberto Scanu in carcere per bancarotta per distrazione o preferenziale o tramite una ritardata dichiarazione di fallimento

In carcere Alberto Scanu

Cagliari, 13 Ott 2019 – Ieri Alberto Scanu, amministratore delegato della società di gestione dell’aeroporto di Cagliari (Sogaer), già presidente di Confindustria Sardegna, è stato arrestato dai militari della Guardia di Finanza di Cagliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta nell’ambito di un’inchiesta sul fallimento di nove società, alcune nel ramo sanitario, altre in quello immobiliare e delle costruzioni. In tutte Scanu era amministratore o socio.

La detenzione in carcere è stata chiesta dal Pubblico Ministero Giangiacomo Pilia e firmato dal Gip Giampaolo Casula. Invece, sono finite agli arresti domiciliari la sorella di Scanu, Laura, e due suoi collaboratori, Giovanni Pinna e Valdemiro Giuseppe Peviania, quest’ultimo fermato a Milano.

L’A.G. cagliaritano a Scanu contesta un ‘buco’ di circa 60 milioni di euro.

Le accuse sono per bancarotta per distrazione o preferenziale o tramite una ritardata dichiarazione di fallimento. All’origine dell’arresto c’è la reiterazione del reato. L’amministratore Sogaer era stato coinvolto anche nell’inchiesta sul crac di 13 milioni della Clinica Città di Quartu, ma era stato assolto.

Complessivamente sono 12 le persone indagate dal Pm della procura di Cagliari, Giangiacomo Pilia, nell’inchiesta per bancarotta fraudolenta culminata con l’arresto di Albero Scanu, amministratore delegato della Sogaer, società di gestione dell’aeroporto di Cagliari e già presidente di Confindustria Sardegna. Ai domiciliari la sorella Laura e due suoi collaboratori, Giovanni Pinna e Valdemaro Giuseppe Peviani. Gli altri indagati sono: Paolo Zapparoli, originario di Varese e residente a Milano; Pier Domenico Gallo, di Cossano Belbo, in provincia di Cuneo, con residenza in Svizzera; Paolo Moro, di Milano; Caterina Della Mora, nata a Udine e residente a Lugano; Giovanni Marras, di Meana Sardo (Nuoro); Domenico Falchi, di Macomer (Nuoro); Enrico Gaia e Francesco Zurru di Cagliari. Tutti e otto avrebbero rivestito ruoli all’interno delle nove società fallite finite sotto la lente della Procura.

Gli inquirenti hanno posto sotto la lente d’ingrandimento dieci società fallite. Si tratta delle aziende: Polsan, Sant’Elena Srl, Immobiliare Casa di cura Sant’Elena, Compagnia immobiliare Sardegna Srl, Scancenter srl, Sofinda Srl, San Pantelo Srl, Sansucchi, Sgi Settimo San Pietro e Sofarmed in liquidazione. Tutte riconducibili, secondo gli inquirenti, a Scanu. Quasi tutte le società gravitavano nel ramo sanitario, alcune in quello immobiliare.

Inoltre sono vi sono gravi indizi di colpevolezza sul fallimento di nove società, mentre sulla decima le indagini sono ancora in corso. Il Gip del Tribunale di Cagliari, Giampaolo Casula, motiva in 163 pagine l’ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di Alberto Scanu, amministratore delegato di Sogaer e già presidente di Confindustria Sardegna. “L’ispettorato di vigilanza della Banca d’Italia – scrive il Gip nella misura in merito alla presunta bancarotta della Polsan srl – aveva rilevato che la posizione creditoria vantata dal Banco di Sardegna e dalle sue controllate nei confronti del Gruppo Scanu fosse stata caratterizzata da ‘eccessiva tolleranza e scarsa trasparenza’ e mantenuta tra gli ‘incagli’ ‘ancorché da tempo in palese stato di insolvenza irreversibile'”. La Polsan è poi fallita con un passivo di 10.683.640 euro.

Quanto alle altre società, la Procura contesta i crac della Sant’Elena srl Casa di Cura privata in liquidazione per un totale di 9.310.289 euro; della Immobiliare Casa di Cura Sant’Elena srl per 16.084,827; Compagnia immobiliare Sardegna per 8.226.829 euro; la San Pantaleo srl per 2.058.682; la Sofinda srl per oltre 816mila euro; la Sancenter srl per circa 349mila euro; la Sansucchi srl per 3.250.000 euro; la Società farmaceutica mediterranea srl per 8.236.128 euro.

Infine il Pm cagliaritano precisa che sta indagando ancora sul fallimento della Sgi Settimo Scral, dichiarato nel 2016 con debiti per 1.295.910 euro. “Lo stato di insolvenza del Gruppo Scanu – scrive il giudice, ipotizzando sia il rischio di inquinamento probatorio che quello di reiterazione dei reati – risaliva al 2002. E’ stata ampiamente dimostrata la consuetudine con la quale Alberto e Laura Scanu si sono avvalsi di prestanome per la gestione di alcune società che vengono condotte al fallimento”.

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