{"id":91906,"date":"2012-12-28T15:14:04","date_gmt":"2012-12-28T14:14:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cronacaonline.it\/public\/content\/index.php\/28\/12\/2012\/cna-sardegna--il-2012-si-chiudera-per-la-sardegna-con-una-flessione-del-pil-tra-il--17-e-il--2"},"modified":"2012-12-28T15:14:04","modified_gmt":"2012-12-28T14:14:04","slug":"cna-sardegna-il-2012-si-chiudera-per-la-sardegna-con-una-flessione-del-pil-tra-il-17-e-il-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cronacaonline.it\/index.php\/2012\/12\/28\/cna-sardegna-il-2012-si-chiudera-per-la-sardegna-con-una-flessione-del-pil-tra-il-17-e-il-2\/","title":{"rendered":"Cna Sardegna \u2013 Il 2012 si chiuder\u00e0 per la Sardegna con una flessione del Pil tra il -1,7 e il -2%."},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl 2012 \u00e8 stato un anno devastante per la Sardegna. L\u2019analisi degli indicatori economici ci parla di una societ\u00e0 sarda ripiegata su se stessa, sfiduciata, attraversata da un generale processo di impoverimento, senza una guida e una bussola che indichi una rotta\u00bb. Lo dichiarano Bruno Marras e Francesco Porcu, presidente e segretario regionale della CNA Sardegna, nel tracciare il consuntivo dell\u2019anno che si sta per&nbsp;&nbsp;chiudere. \u00abSecondo le ultime stime il 2012 si chiuder\u00e0 con una flessione del Pil della Sardegna tra il -1,7 e il -2%. Tra il 2012 e il 2007 la recessione dell\u2019economia regionale \u00e8 stata tale da riportare i livelli di reddito pro-capite addirittura al di sotto dei valori di inizio anni duemila \u2013 affermano i vertici dell\u2019associazione artigiana -. Non sorprende che la percentuale delle famiglie residenti nell\u2019isola che ha dichiarato all\u2019Istat risorse economiche scarse o insufficienti sia passata dal 36% del 2000 al 48% del 2011, con un incremento del 4% solo negli ultimi 4 anni. In questo contesto \u2013 proseguono Marras e Porcu - la dinamica della spesa delle famiglie ha cominciato a registrare una marcata flessione gi\u00e0 a partire dal 2007, e la spesa mensile media, al netto dell\u2019inflazione, \u00e8 passata dai 2.222 euro del 2007 ai 1.921 euro dell\u2019anno passato (valori 2011). Un calo del -14% che va confrontato con il -8% registrato al livello nazionale e il -11% medio delle altre regioni del Sud\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAnche il sistema delle imprese \u00e8 ormai prostrato, indebolito da una pressione fiscale non pi\u00f9 sostenibile (vedi IMU), dalle inadempienza della Pubblica Amministrazione (vedi crediti alle&nbsp;imprese)&nbsp;e dalla difficolt\u00e0 di accesso al credito che quando viene concesso si avvicina a tassi da usura.&nbsp;Tutto questo \u2013 dichiarano i vertici CNA - accade in un contesto che si caratterizza per&nbsp;&nbsp;l\u2019assenza di programmi e strategie: siamo di fronte a una sorta di vuoto pneumatico che priva le forze sociali del necessario confronto con il governo regionale sugli strumenti e le politiche che dovrebbero innervare un serio programma di governo che provi a contrastare la crisi economica. Ci sfuggono e sono per noi incomprensibili le ragioni per le quali non si apre il confronto \u2013 concludono Bruno Marras e Francesco Porcu -: non capiamo perch\u00e9 la Giunta Regionale rimandi la discussione sui contenuti della manovra di bilancio 2013 e con essa quella sulle priorit\u00e0 che in materia economico-istituzionale (confronto con lo Stato e assetto amministrativo interno \u2013vedi province- ) devono essere messe in campo da qui alla fine della legislatura per promuovere il lavoro, sostenere l\u2019occupazione e rilanciare lo sviluppo\u00bb.<\/p>\n<p>La situazione dell\u2019industria sarda - Il settore industriale sardo, gi\u00e0 penalizzato dai noti problemi strutturali (bassa competitivit\u00e0, scarsa internazionalizzazione, bassa diversificazione, basso livello tecnologico, ecc.),ha risentito quest\u2019anno dell\u2019indebolimento della domanda interna anche pi\u00f9 di quanto osservato nel resto della Penisola. Stando alla Banca d\u2019Italia circa il 66% delle imprese industriali ha indicato per il 2012 un assestamento della produzione su livelli decisamente inferiori rispetto al picco produttivo del 2005. La lunga durata della fase congiunturale sfavorevole e l\u2019incertezza sull\u2019evolversi della situazione stanno inducendo sempre pi\u00f9 imprese a ridimensionare la propria capacit\u00e0 produttiva e gli investimenti, gi\u00e0 ridotti nel 2011, hanno continuato a diminuire nel corso di quest\u2019anno, segno che l\u2019inasprirsi della crisi ha modificato le strategie di investimento delle aziende. Un segnale preoccupante, visto che le imprese manifatturiere che al primo manifestarsi della crisi avevano adottato strategie di internazionalizzazione o investimenti nell\u2019innovazione e nella qualit\u00e0 del prodotto sono quelle hanno&nbsp;&nbsp;indicato&nbsp;&nbsp;una tenuta maggiore dell\u2019attivit\u00e0 e del fatturato nel biennio 2010-2011.<\/p>\n<p>L\u2019accesso al credito - Le imprese sarde hanno anche dovuto fare i conti con il progressivo inasprimento delle condizioni del mercato del credito, legato all\u2019evolversi della crisi dei debiti sovrani e che si \u00e8 riflesso in una progressiva riduzione del volume dei prestiti. Nei primi due trimestri del 2012 la variazione su base annua \u00e8 stata addirittura superiore al -6%, portando a cinque i trimestri consecutivi di flessione. La contrazione del volume del credito \u2013 che per le imprese di minore dimensione era cominciato alla fine del 2008 - riguarda adesso anche le imprese di maggiori dimensioni, e con un\u2019intensit\u00e0 anche superiore, dovuta&nbsp;&nbsp;sia al calo degli investimenti sia alla politica di prudenza delle banche, che continuano ad aumentare gli spread applicati alle imprese, in particolare a quelle ritenute pi\u00f9 rischiose. Infatti, i tassi di interessi medi applicati alle imprese sono arrivati nella media del secondo trimestre del 2012 a superare l\u20198% annuo per quanto riguarda i prestiti a breve termine e superiori al 5% per quelli a media lunga scadenza. Anche i tassi di interesse applicati sui mutui non agevolati per l\u2019acquisto di abitazioni sono cresciuti sensibilmente rispetto alla fine del 2010, portandosi al 5% medio annuo nel primo trimestre dell\u2019anno (rispetto al 3,2% della fine del 2010).<\/p>\n<p>Il 2012 si chiuder\u00e0 per la Sardegna con una flessione del Pil tra il -1,7 e il -2%.<\/p>\n<p>Nel 2011 il 48% dei&nbsp;residenti in Sardegna ha dichiarato risorse economiche scarse o insufficienti: questa percentuale \u00e8 incrementata del 4% solo negli ultimi 4 anni<\/p>\n<p>La spesa mensile media delle famiglie sarde, al netto dell\u2019inflazione, \u00e8 passata dai 2.222 euro del 2007 ai 1.921 euro del 2011: un calo del -14% rispetto al -8% registrato al livello nazionale e al -11% medio delle altre regioni del Sud<\/p>\n<p>Nel 2012&nbsp;&nbsp;il tasso di disoccpazione \u00e8 cresciuto vistosamente arrivando a superare il 15% nella media dei primi tre trimestri dell\u2019anno: 5 punti percentuale in pi\u00f9 della media nazionale<\/p>\n<p>Per il lavoro la Sardegna \u00e8 la quartultima regione d\u2019Italia dopo Calabria, Campania e Sicilia<\/p>\n<p>Nei primi tre trimestri del 2012 in Sardegna la cassa integrazione \u00e8 cresciuta di circa il 30%<\/p>\n<p>Continua il calo delle presenze e degli arrivi di turisti: meno&nbsp;&nbsp;5%&nbsp;&nbsp;il traffico di&nbsp;&nbsp;passeggeri&nbsp;&nbsp;verso la Sardegna nei primi 8 mesi del 2012<\/p>\n<p>A met\u00e0 del 2012 si sono contate&nbsp;&nbsp;3.100 imprese artigiane in meno rispetto al 2008 ed \u00e8 calato del 3% il numero degli addetti<\/p>\n<p>\u201cSubito il confronto sulla Finanziaria 2013 e su un programma di fine legislatura che fissi priorit\u00e0 e contenuti per promuovere il lavoro, sostenere l\u2019occupazione e rilanciare lo sviluppo\u201d<\/p>\n<p>\u00abIl 2012 \u00e8 stato un anno devastante per la Sardegna. L\u2019analisi degli indicatori economici ci parla di una societ\u00e0 sarda ripiegata su se stessa, sfiduciata, attraversata da un generale processo di impoverimento, senza una guida e una bussola che indichi una rotta\u00bb. Lo dichiarano Bruno Marras e Francesco Porcu, presidente e segretario regionale della CNA Sardegna, nel tracciare il consuntivo dell\u2019anno che si sta per&nbsp;&nbsp;chiudere. \u00abSecondo le ultime stime il 2012 si chiuder\u00e0 con una flessione del Pil della Sardegna tra il -1,7 e il -2%. Tra il 2012 e il 2007 la recessione dell\u2019economia regionale \u00e8 stata tale da riportare i livelli di reddito pro-capite addirittura al di sotto dei valori di inizio anni duemila \u2013 affermano i vertici dell\u2019associazione artigiana -. Non sorprende che la percentuale delle famiglie residenti nell\u2019isola che ha dichiarato all\u2019Istat risorse economiche scarse o insufficienti sia passata dal 36% del 2000 al 48% del 2011, con un incremento del 4% solo negli ultimi 4 anni. In questo contesto \u2013 proseguono Marras e Porcu - la dinamica della spesa delle famiglie ha cominciato a registrare una marcata flessione gi\u00e0 a partire dal 2007, e la spesa mensile media, al netto dell\u2019inflazione, \u00e8 passata dai 2.222 euro del 2007 ai 1.921 euro dell\u2019anno passato (valori 2011). Un calo del -14% che va confrontato con il -8% registrato al livello nazionale e il -11% medio delle altre regioni del Sud\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAnche il sistema delle imprese \u00e8 ormai prostrato, indebolito da una pressione fiscale non pi\u00f9 sostenibile (vedi IMU), dalle inadempienza della Pubblica Amministrazione (vedi crediti alle&nbsp;imprese)&nbsp;e dalla difficolt\u00e0 di accesso al credito che quando viene concesso si avvicina a tassi da usura.&nbsp;Tutto questo \u2013 dichiarano i vertici CNA - accade in un contesto che si caratterizza per&nbsp;&nbsp;l\u2019assenza di programmi e strategie: siamo di fronte a una sorta di vuoto pneumatico che priva le forze sociali del necessario confronto con il governo regionale sugli strumenti e le politiche che dovrebbero innervare un serio programma di governo che provi a contrastare la crisi economica. Ci sfuggono e sono per noi incomprensibili le ragioni per le quali non si apre il confronto \u2013 concludono Bruno Marras e Francesco Porcu -: non capiamo perch\u00e9 la Giunta Regionale rimandi la discussione sui contenuti della manovra di bilancio 2013 e con essa quella sulle priorit\u00e0 che in materia economico-istituzionale (confronto con lo Stato e assetto amministrativo interno \u2013vedi province- ) devono essere messe in campo da qui alla fine della legislatura per promuovere il lavoro, sostenere l\u2019occupazione e rilanciare lo sviluppo\u00bb.<\/p>\n<p>La situazione dell\u2019industria sarda - Il settore industriale sardo, gi\u00e0 penalizzato dai noti problemi strutturali (bassa competitivit\u00e0, scarsa internazionalizzazione, bassa diversificazione, basso livello tecnologico, ecc.),ha risentito quest\u2019anno dell\u2019indebolimento della domanda interna anche pi\u00f9 di quanto osservato nel resto della Penisola. Stando alla Banca d\u2019Italia circa il 66% delle imprese industriali ha indicato per il 2012 un assestamento della produzione su livelli decisamente inferiori rispetto al picco produttivo del 2005. La lunga durata della fase congiunturale sfavorevole e l\u2019incertezza sull\u2019evolversi della situazione stanno inducendo sempre pi\u00f9 imprese a ridimensionare la propria capacit\u00e0 produttiva e gli investimenti, gi\u00e0 ridotti nel 2011, hanno continuato a diminuire nel corso di quest\u2019anno, segno che l\u2019inasprirsi della crisi ha modificato le strategie di investimento delle aziende. Un segnale preoccupante, visto che le imprese manifatturiere che al primo manifestarsi della crisi avevano adottato strategie di internazionalizzazione o investimenti nell\u2019innovazione e nella qualit\u00e0 del prodotto sono quelle hanno&nbsp;&nbsp;indicato&nbsp;&nbsp;una tenuta maggiore dell\u2019attivit\u00e0 e del fatturato nel biennio 2010-2011.<\/p>\n<p>L\u2019accesso al credito - Le imprese sarde hanno anche dovuto fare i conti con il progressivo inasprimento delle condizioni del mercato del credito, legato all\u2019evolversi della crisi dei debiti sovrani e che si \u00e8 riflesso in una progressiva riduzione del volume dei prestiti. Nei primi due trimestri del 2012 la variazione su base annua \u00e8 stata addirittura superiore al -6%, portando a cinque i trimestri consecutivi di flessione. La contrazione del volume del credito \u2013 che per le imprese di minore dimensione era cominciato alla fine del 2008 - riguarda adesso anche le imprese di maggiori dimensioni, e con un\u2019intensit\u00e0 anche superiore, dovuta&nbsp;&nbsp;sia al calo degli investimenti sia alla politica di prudenza delle banche, che continuano ad aumentare gli spread applicati alle imprese, in particolare a quelle ritenute pi\u00f9 rischiose. Infatti, i tassi di interessi medi applicati alle imprese sono arrivati nella media del secondo trimestre del 2012 a superare l\u20198% annuo per quanto riguarda i prestiti a breve termine e superiori al 5% per quelli a media lunga scadenza. Anche i tassi di interesse applicati sui mutui non agevolati per l\u2019acquisto di abitazioni sono cresciuti sensibilmente rispetto alla fine del 2010, portandosi al 5% medio annuo nel primo trimestre dell\u2019anno (rispetto al 3,2% della fine del 2010). 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