{"id":90955,"date":"2012-10-17T15:14:03","date_gmt":"2012-10-17T14:14:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cronacaonline.it\/public\/content\/index.php\/17\/10\/2012\/rapporto-sulla-poverta-2012-della-caritas-welfare-incapace-casalinghe-e-pensionati-nuovi-poveri"},"modified":"2012-10-17T15:14:03","modified_gmt":"2012-10-17T14:14:03","slug":"rapporto-sulla-poverta-2012-della-caritas-welfare-incapace-casalinghe-e-pensionati-nuovi-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cronacaonline.it\/index.php\/2012\/10\/17\/rapporto-sulla-poverta-2012-della-caritas-welfare-incapace-casalinghe-e-pensionati-nuovi-poveri\/","title":{"rendered":"Rapporto sulla povert\u00e0 2012 della Caritas: welfare incapace, casalinghe e pensionati nuovi poveri"},"content":{"rendered":"<p>\"C'\u00e8 una \"evidente incapacit\u00e0\" dell'attualesistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povert\u00e0, delle nuoveemergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria. E' quantodenuncia Caritas Italiana nel suo Rapporto sulla povert\u00e0 2012, reso noto oggi.<\/p>\n<p>Negli ultimi 3 anni, dall'esplosione della crisi economica,c'\u00e8 stata un'impennata degli italiani che si sono rivolti ai Centri Caritas eche ormai sono il 33,3%. Aumentano casalinghe (+177,8%), anziani (+51,3%) epensionati (+65,6%).<\/p>\n<p>Il Rapporto, che per la prima volta quest'anno&nbsp;\u00e8 statorealizzato interamente dalla Caritas senza il supporto tecnico-scientificodella Fondazione Zancan, si basa essenzialmente sulle persone che nel corso del2011 - e per alcuni aspetti anche nei primi sei mesi del 2012 - ai sono rivolteai Centri di ascolto promossi dalle Caritas diocesane italiane che hannoaderito alla rete di rilevazione online avviata da Caritas Italiana, 191 su untotale di 2.832.<\/p>\n<p>A livello complessivo, si conferma - come negli anni scorsi- la presenza di una quota maggioritaria di stranieri rispetto agli italiani(70,7% contro 28,9% nel 2011), ma questi ultimi sono aumentati in misuraesponenziale negli ultimi due anni (nel 2009 erano il 23,1%) e del 15,2% tra il2011 e i primi sei mesi del 2012, quando hanno raggiunto il 33,3%.<\/p>\n<p>La maggiore incidenza degli immigrati raggiunge valorimassimi nel Centro e Nord Italia, mentre, a causa di un elevato numero dipoveri italiani, appare pi\u00f9 bassa nel Mezzogiorno. Povert\u00e0 economica, lavoro ecasa i principali bisogni per i quali si&nbsp;\u00e8 chiesto aiuto alla Caritas.<\/p>\n<p>Gli interventi perfornire beni materiali per la sopravvivenza sono aumentati, nei primi sei mesidel 2012, del 44,5% rispetto al 2011.<\/p>\n<p>Secondo il rapporto, la richiesta di aiuti economici aicentri diocesani (dati 2011)&nbsp;\u00e8 molto pi\u00f9 diffusa tra gli italiani (20,4%)rispetto a quanto accade fra gli stranieri (7,4%). Questi ultimi, invece,chiedono pi\u00f9 lavoro (17% contro 8,9% italiani) e soprattutto pi\u00f9 orientamento(13,4% contro il 3,6%).<\/p>\n<p>Secondo i curatori del rapporto, la richiesta di sussidieconomici&nbsp;\u00e8 pi\u00f9 alta fra gli italiani a causa dell'et\u00e0 media pi\u00f9 anzianarispetto agli immigrati e alla conseguente maggiore diffusione di disabilit\u00e0 oaltre patologie tra i nostri connazionali. Quanto agli aiuti erogati daiCentri, si confermano al primo posto beni e servizi materiali, sia neiconfronti degli italiani che degli stranieri, mentre i sussidi economiciforniti ancora una volta riguardano molto pi\u00f9 gli italiani (23,8%) che gliimmigrati (6,9%). Un dato che si spiegherebbe con il peggioramento dellecondizioni economiche dei nostri connazionali.<\/p>\n<p>Diversi i limiti evidenziati nel sistema di welfare: ladispersione delle misure economiche su un gran numero di provvedimentinazionali, regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura,senza un coordinamento complessivo; l'estremo ritardo con cui vengono attivatele misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita dellavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica; l'estrema variet\u00e0 nelladefinizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poterusufruire di determinate prestazioni; il forte carattere categoriale di granparte delle misure di sostegno economico o di agevolazione tariffaria deglienti locali: le soglie e i criteri di accesso alle varie opportunit\u00e0assistenziali sono estremamente diversificate, creando dei vicoli ciechi spessodifficili da prevedere all'avvio dell'iter di richiesta della misura.<\/p>\n<p>Infine, il progressivo restringimento delle disponibilit\u00e0finanziarie nel settore socio-assistenziale sta determinando la chiusura o lanegazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a pocotempo fa, beneficiavano dell'intervento. L'effetto complessivo, sottolinea ilrapporto, e' quello di \"un vero e proprio percorso a ostacoli, dotato diirrazionale logica, in cui la presenza di barriere e veti incrociati rendequasi impossibile l'esigibilit\u00e0 dei diritti e la fruizione tempestiva delservizio, anche in presenza di oggettive situazioni di bisogno\".<\/p>\n<p>Oltre 6 milioni di pasti erogati in un anno, pari a unamedia di 16.514 al giorno, nelle 449 mense sparse su tutto il territorionazionale: sono i numeri del 2011 della Caritas, che danno un'idea del fenomenodelle persone, in Italia, che non riescono a soddisfare in modo autonomo unbisogno fondamentale come&nbsp;\u00e8 quello alimentare.<\/p>\n<p>Tante le cifre sui servizi offerti dalla Caritascontenute nel Rapporto povert\u00e0 2012 dell'organismo pastorale della Cei: 27.630i volontari sparsi nelle Caritas diocesane e 2.832 i Centri di ascolto che sifanno carico di un vasto bisogno sociale di persone e famiglie, italiane estraniere.<\/p>\n<p>Quasi 5 mila i servizi socio-assistenziali e le attivit\u00e0 dicontrasto alla povert\u00e0 realizzate dalla Chiesa in Italia e pi\u00f9 di 3.500 icentri di distribuzione di beni primari (cibo, vestiario, etc.) nelle diocesi.Ed&nbsp;\u00e8 interessante anche notare come le Caritas diocesane abbiano istruito3.897 pratiche per il \"Prestito della speranza\", un'iniziativaanticrisi promossa da Caritas e Abi (associazione delle banche).<\/p>\n<p>Oltre 26 milioni di euro la cifra complessiva richiesta. Male diocesi italiane hanno promosso anche altri 985 progetti anti-crisi, di cui137 nell'ambito del micro credito per le famiglie e 61 in quello per leimprese.<\/p>\n<p>La povert\u00e0 riguarda sempre meno gli emarginati e isenza casa<br \/>Chi si rivolge ai centri Caritas non&nbsp;\u00e8 necessariamente un emarginato o unbarbone. Da due anni e mezzo ormai diminuiscono in modo vistoso coloro che sidichiarano a reddito zero e vivono sulla strada.<\/p>\n<p>&nbsp;A chiedere aiuto sono pi\u00f9 le donne (53,4%), iconiugati (49,9%), le persone con un domicilio (83,2%). Calano i disoccupati(-16,2%), gli analfabeti (-58,2%) e le persone senza dimora o con graviproblemi abitativi (-10,7% nei primi sei mesi del 2012 rispetto al 2011), aconferma di una progressiva normalizzazione sociale dell'utenza Caritas chesempre meno coincide con la grave marginalit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>Anche se la crisicontinua a mordere, in Italia comincia a esserci voglia di ripartire. Affiorala volont\u00e0 di rimettersi in gioco, l'aspirazione a migliorare la propriasituazione. Lo testimoniano molte delle persone che si rivolgono ai CentriCaritas per chiedere aiuto, secondo quanto rileva il Rapporto povert\u00e0 2012dell'organismo pastorale della Cei.<\/p>\n<p>Ai volontari dei centri non si chiedono pi\u00f9 soltanto sussidieconomici, beni materiali o protezione per la notte, ma anche orientamento aservizi, riqualificazione professionale, formazione e recupero della scolarit\u00e0perduta. Purtroppo questo tipo di persone, che il rapporto definisce i\"ripartenti\", non trova sempre adeguato sostegno e riposta alla suadisponibilit\u00e0 a rimettersi in gioco.<\/p>\n<p>Da un lato, l'et\u00e0 non gioca sicuramente a loro favore: lamaggior parte dei disoccupati che si rivolgono alla Caritas, oltre il 37% deltotale,&nbsp;\u00e8 nella fascia dell'et\u00e0 adulta.<\/p>\n<p>&nbsp;Inoltre, l'appiattimento verso il basso della qualit\u00e0del mercato del lavoro provoca il fenomeno delle \"false partenze\":accettare un'offerta di lavoro non determina sempre la risoluzione daiproblemi, in quanto dietro un gran numero di offerte si celano situazioni dievidente sfruttamento, sotto-retribuzione, condizioni di lavoro al limite deldegrado, e cos\u00ec via.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;C&#8217;\u00e8 una &#8220;evidente incapacit\u00e0&#8221; dell&#8217;attualesistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povert\u00e0, delle nuoveemergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria. 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