{"id":247348,"date":"2024-04-28T15:17:12","date_gmt":"2024-04-28T13:17:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cronacaonline.it\/?p=247348"},"modified":"2024-04-28T15:25:08","modified_gmt":"2024-04-28T13:25:08","slug":"sa-die-de-sa-sardigna-lintervento-della-presidente-della-sardegna-alessandratodde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cronacaonline.it\/index.php\/2024\/04\/28\/sa-die-de-sa-sardigna-lintervento-della-presidente-della-sardegna-alessandratodde\/","title":{"rendered":"Sa Die De Sa Sardigna: l\u2019intervento della Presidente della Sardegna Alessandra Todde."},"content":{"rendered":"\n<p>Cagliari, 28 Apr 2024\u00a0\u2013 La presidente della Regione Alessandra Todde ha partecipato oggi, in Consiglio regionale, alle celebrazioni della Sa Die de sa Sardigna.<\/p>\n\n\n\n<p>Di seguito la traccia del suo intervento.<\/p>\n\n\n\n<p>Presidente Comandini,<\/p>\n\n\n\n<p>consigliere e consiglieri, ragazzi e ragazze, noi sardi abbiamo diritto a festeggiare noi stessi e la nostra storia. Ed \u00e8 con emozione che prendo la parola per celebrare con voi \"Sa Die de sa Sardigna\".<\/p>\n\n\n\n<p>Per troppo tempo ci siamo raccontati che di storia non ne avevamo, dando per buono che il nostro passato fosse solo un susseguirsi di dominazioni, un vuoto di vera storia, quella con la S maiuscola, quella prodotta da soggetti attivi che lottano, creano, sognano. Oggi siamo qui a ricordare a noi stessi, e a chiunque ami questa terra, che abbiamo avuto una storia nostra, imbevuta di mondo, intessuta di grandi aspirazioni, certo complicata da cadute ma anche ricca di momenti alti. Siamo un popolo che ha affrontato contraddizioni ma anche depositario di grandi potenzialit\u00e0 che ancora dobbiamo dispiegare totalmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Conoscendo questa storia, condividendola, meditandola, traducendola giorno dopo giorno noi costruiamo gli strumenti per alimentare il nostro desiderio di unit\u00e0, libert\u00e0 e prosperit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo dobbiamo festeggiarci senza incensarci: Sa Die non \u00e8 e non deve essere un giorno di parole roboanti a compensazione degli altri 364 giorni dell\u2019anno. Sa Die non \u00e8 e non deve essere una sbornia di fierezza o di rivalsa che ci esime dal fare i conti con la nostra coscienza e la nostra azione politica ogni giorno dell\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Sa Die non \u00e8 il fine ma \u00e8 un impegno. L\u2019impegno a conoscerci, a fare i conti con noi stessi. Per migliorarci, per agire in modo differente. L\u2019autodeterminazione, lo abbiamo detto, cammina sulle spalle di un popolo istruito. Un popolo consapevole di s\u00e9. La nostra coscienza nazionale di sardi \u00e8 un compito, e Sa Die \u00e8 l\u2019occasione per assumere l\u2019impegno a svolgere questo compito con slancio rinnovato, costante, convinto, chiamando alla partecipazione ogni donna e uomo di Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<p>A maggior ragione lo dico parlando a voi giovani, che siete i costruttori del presente e del prossimo futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro patto generazionale si \u00e8 rotto e possiamo ricostruirlo attraverso la conoscenza della nostra storia che ci aiuti a creare una nuova comune coscienza collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Sa Die non \u00e8 un giorno solitario: non lo fu allora e non deve esserlo oggi. Gli eventi che commemoriamo non iniziarono e non finirono in quel 28 Aprile 1794. Quella giornata di sollevazione \u2013 che la parte pi\u00f9 timorosa della classe dirigente immediatamente boll\u00f2 come \u201cemozione popolare\u201d \u2013 affondava le sue radici alla met\u00e0 del Settecento, nella riscoperta da parte dei sardi della loro diversit\u00e0 nazionale, cos\u00ec come nella crescente consapevolezza popolare di una condizione di ingiustizia di cui il feudalesimo era il segno pi\u00f9 appariscente. Questa corrente, alimentata carsicamente dalla nostra lunghissima storia di sovranit\u00e0, testimoniata dal rifiorire della lingua sarda, si alimentava al contempo delle correnti di pensiero illuministe, riformiste, rivoluzionarie che attraversavano l\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo Sa Die fu pi\u00f9 di una ribellione estemporanea. Per questo il suo culmine non \u00e8 la cacciata temporanea della classe dirigente sabauda e la sua esemplarit\u00e0 non risiede nello spirito di rivendicazione che innerva le \u201ccinque domande\u201d che la classe dirigente sarda rivolse con ingenua fiducia al sovrano sabaudo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sa Die ci parla di tempi costituenti. Tempi in cui un parlamento riprende vita, la virt\u00f9 patriottica accende gli animi, le nostre comunit\u00e0 sperimentano patti federativi per liberarsi dal giogo feudale, una parte importante della classe dirigente sarda pone la felicit\u00e0 e la dignit\u00e0 della Nazione sarda come suo obbiettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn Regno non mai Colonia d\u2019alcun altra Nazione, ma separato ed indipendente dalli Stati di Terraferma\u201d, cos\u00ec si esprime il Parlamento sardo una volta autoconvocato nel 1793.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa Nazione Sarda contiene in s\u00e9 stessa delle grandi risorse per potere sviluppare una grande forza coattiva, onde fare rispettare la sua costituzione politica\u201d, cos\u00ec recita L\u2019Achille della Sarda Liberazione, uno dei pamphlet simbolo del triennio rivoluzionario sardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 questa l\u2019occasione per discutere su come e perch\u00e9 questo spirito si sia infranto, tanto da arrivare a noi offuscato se non completamente dimenticato. L\u2019occasione odierna \u00e8 piuttosto quella di guardarci nello specchio della storia e capire insieme se, proprio grazie a questa storia, possiamo fare di pi\u00f9 e meglio per la nostra gente e la nostra terra. Se possiamo trovare in essa alimento per delle sfide enormi, come quelle di chi deve affrontare le molteplici crisi che sembrano condannare la Sardegna a un destino di spopolamento e spoliazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1798, nel suo Essai sur la Sardaigne indirizzato da Parigi al Parlamento Sardo, il grande giurista sassarese Domenico Alberto Azuni scriveva:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl mio unico scopo \u00e8 ricordare alla Nazione lo studio dell'economia politica, e di stimolarla a mettere ogni cura nel commercio, nell'industria, nelle manifatture, nella navigazione. La posizione dell'isola al centro del Mediterraneo, tra i due grandi continenti d'Africa e d'Europa; la molteplicit\u00e0 delle sue produzioni, le cui considerevoli eccedenze possono essere annualmente esportate; la sicurezza dei suoi porti; la ricchezza dei suoi mari, dovrebbero renderla consapevole che essa \u00e8 destinata dalla Natura ad avere un rango distinto fra le Nazioni commercianti dell'Universo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1799, nel suo Memoriale scritto dall\u2019esilio, il leader della Sarda Rivoluzione, Giovanni Maria Angioy, diceva:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMalgrado la cattiva amministrazione, l'insufficienza della popolazione e tutti gli intralci che ostacolano l'agricoltura, il commercio e l'industria, la Sardegna abbonda di tutto ci\u00f2 che \u00e8 necessario per il nutrimento e la sussistenza dei suoi abitanti. Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri, possiede cos\u00ec grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli stati pi\u00f9 ricchi d'Europa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste parole di fiducia forse suonano lontane. E ancor pi\u00f9 lontano suona forse il loro presupposto: \u201ctestimoniare pubblicamente l'attaccamento alla patria\u201d, contribuire alla \u201cfelicit\u00e0 della Nazione sarda\u201d, fare della Sardegna uno Stato d\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto non \u00e8 risolvere la distanza fra noi e quel passato in un giorno, tantomeno con un discorso. Il punto \u00e8 non aver paura a ricordare queste parole e quello spirito, anche queste parole e quello spirito, per cui tanti sacrificarono la loro vita. Se avremo la forza di fare i conti, da domani, nel nostro concreto operare - come Governo, come Parlamento, come classe dirigente, come societ\u00e0 sarda nella sua interezza -, con questo lascito, allora apriremo davvero una via, difficile ma necessaria, ad una diversit\u00e0 consapevole, effettiva, produttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>In altre parole, mentre celebriamo, abbiamo l\u2019occasione di domandarci se sia meglio proseguire con una storia di rivendicazione, in cui noi sardi chiediamo ad altri di farsi carico dei nostri problemi e delle loro soluzioni, o se non sia il caso di entrare in una fase di reale autodeterminazione, in cui plasmare una nuova politica sarda, in cui costruire con tutta la passione e l\u2019intelligenza possibile delle istituzioni al pieno servizio dei sardi e della Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo modo per cambiare la propria storia \u00e8 raccontarla in modo diverso. \u00c8 raccontarci in modo diverso. Anche a costo di mettere in discussione quegli stereotipi e quell\u2019orgoglioso senso di identit\u00e0 che dietro un velo di confortante abitudinariet\u00e0 nasconde la difficolt\u00e0 a darsi valori alti e obbiettivi chiari. Motivi di unit\u00e0. Motivi per avanzare.<\/p>\n\n\n\n<p>Da troppo tempo siamo intrappolati in un racconto che \u00e8 \u201ccontro\u201d. Un racconto in cui altri hanno il potere di decidere della nostra vita e a noi non rimane che ribellarci per rivendicare un trattamento meno opprimente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questa non \u00e8 la nostra storia. Non \u00e8 l\u2019unica che il nostro passato ci ha lasciato in eredit\u00e0. Non \u00e8 la migliore che possiamo raccontare a noi stessi e, soprattutto, ai nostri figli e alle nostre figlie. C\u2019\u00e8 una storia di autodeterminazione tutta da scrivere, tutta da fare.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora quando cantiamo le strofe di \u2018Su patriotu sardu a sos feudatarios\u201d, scritto da Francesco Ignazio Mannu nel 1795, durante i moti rivoluzionari e dal 2018 inno della Sardegna, andiamo oltre la rivendicazione e sforziamoci di costruire, progettare, inventare ci\u00f2 che vogliamo la nostra isola diventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sa Die de Sa Sardigna \u00e8 l\u2019occasione per ricordarlo a noi stessi. Com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cagliari, 28 Apr 2024\u00a0\u2013 La presidente della Regione Alessandra Todde ha partecipato oggi, in Consiglio regionale, alle celebrazioni della Sa Die de sa Sardigna. 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