Madrid, 5 Ott 2026 - Il premier spagnolo Pedro Sanchez annuncia elezioni politiche anticipate, dopo la bocciatura in Parlamento dei decreti legge sulla casa.
Questo dopo un fine settimana trascorso dal premier ad analizzare la situazione e a tenere numerosi colloqui con ministri e dirigenti del Psoe per sondare le loro opinioni; fonti del suo partito indicano che la maggioranza si è espressa a favore della convocazione di elezioni anticipate.
"Abbiamo bisogno di rinnovare e ampliare il sostegno dei cittadini, per affrontare in modo approfondito le riforme che ancora sono in sospeso e di cui abbiamo bisogno affinché si riduca il livello di disuguaglianza tra i cittadini. Dobbiamo mobilitarci e ottenere che il Parlamento ci doti di una maggioranza progressista molto più ampia con cui piegare le élite, conquistare nuovi progressi sociali e continuare a trasformare la Spagna", ha detto il premier precisando che “speculatori vogliono distruggere il Paese”.
Nell'annunciare il ritorno anticipato alle urne, il premier ha fatto appello alla cittadinanza a scegliere “che ruolo vuole giocare: se unirsi all'ondata di estrema destra che regredisce laddove governa” oppure lasciare che la Spagna continui a essere "un baluardo di apertura e giustizia sociale" e un "punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità".
Il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi oggi - dopo aver informato il re - per approvare il decreto di indizione delle elezioni, che verrebbe poi pubblicato domani in gazzetta ufficiale. Da quel momento, in conformità con la legge elettorale, deve trascorrere un periodo di 54 giorni prima dello svolgimento delle elezioni, tempistica che porta appunto alla data del 29 novembre. Il premier ha annullato tutti i suoi appuntamenti previsti per oggi.
In ogni caso, fonti governative hanno ribadito la volontà di garantire l'approvazione delle misure abitative respinte dal Congresso venerdì scorso. Un'opzione al vaglio prevede che il governo approvi almeno un nuovo decreto contenente tali misure, il quale verrebbe poi votato dalla Deputazione permanente del Congresso entro 30 giorni. Tale organo ha l'autorità per procedere in tal senso dopo lo scioglimento del Parlamento e - a differenza di quanto accadrebbe in plenaria - il voto di Junts non sarebbe necessario per ratificare l'iniziativa.
Dopo otto anni al potere, il leader socialista appare indebolito anche dagli scandali di corruzione che coinvolgono la sua cerchia ristretta, tra cui la moglie e fedeli collaboratori del partito. Sanchez è anche oggetto di numerose critiche per la gestione della crisi nell'enclave nordafricana di Ceuta, dove alla fine di luglio hanno fatto irruzione migliaia di migranti provenienti dal Marocco.
I più recenti sondaggi d'opinione danno il principale partito conservatore di opposizione, il Partito popolare, in vantaggio sui socialisti. Il Pp, però, non otterrebbe la maggioranza assoluta e dovrebbe negoziare il sostegno del partito di estrema destra Vox, attualmente la terza forza politica in Spagna. Il presidente del Pp, Alberto Nunez Feijoo, ha accolto con favore l'annuncio delle elezioni anticipate. "Finalmente saranno gli spagnoli a decidere", ha detto parlando dalla sede del partito. La questione, ha spiegato, riguarda "la Spagna che sconfigge Sanchez e ciò che egli rappresenta: una scelta tra corruzione e decenza, tra difficoltà e prosperità".
I due decreti del governo sulla casa sono stati respinti con i voti del Partito Popolare e dell'estrema destra di Vox, ai quali si sono uniti quelli decisivi dei 7 deputati di Junts per Catalunya - partito catalano di centro che fin quui aveva appoggiato il governo.
Per il Psoe, la protesta sulla casa, che si è estesa all'intero Paese, può trasformare la sconfitta parlamentare in un'occasione e mettere Pp, Vox e Junts di fronte alla responsabilità del voto. Restano però dubbi di una parte del Partito socialista e del governo rispetto all'alternativa di approvare nuovi decreti sulla casa e guadagnare tempo. Non favorevoli al voto erano i partiti della sinistra frammentati, con Sumar e Podemos ancora divisi, e il rischio che in 54 giorni di campagna elettorale si esaurisca l'onda della protesta. Il premier continua, intanto, il suo “giro di consultazioni” e, sottolinea il quotidiano, “ascolta ma non condivide con nessuno la sua posizione”.
Diverse forze politiche di sinistra alleate del premier, congregate nella coalizione Sumar che sostiene l'attuale governo, hanno tenuto un vertice per analizzare la situazione politica, in piena ondata di proteste. Al vertice hanno preso parte anche i cinque ministri che nell'attuale governo rappresentano Sumar: Yolanda Diaz (Lavoro), Ernest Urtasun (Cultura), Monica Garcia (Sanità), Sira Rego (Politiche giovanili) e Pablo Bustinduy (Diritti Sociali). Si prevede che nella riunione vengano analizzate possibili proposte per far fronte all'emergenza abitativa, caratterizzata in particolare da un forte caro affitti, e si discuta di una possibile candidatura unitaria per le prossime elezioni. Da scegliere anche chi la guiderà, con alcune voci che sembrano spingere per lanciare nella corsa elettorale l'attuale ministra della Sanità Monica Garcia, esponente del partito territoriale Mas Madrid.
Tensione altissima nel cuore di Madrid: decine di esponenti di gruppi di estrema destra si sono radunati in centro, esibendo saluti nazisti e tentando di raggiungere l'accampamento degli attivisti per il diritto alla casa allestito da oltre una settimana a Puerta del Sol. La polizia è intervenuta in forze per fare da scudo e tenere separati i due schieramenti; come documentato dalle immagini diffuse da El País, gli agenti hanno inseguito e respinto i militanti neofascisti che cercavano di sfondare verso il presidio. L'incursione arriva al termine di una giornata campale segnata da mobilitazioni di massa e da un gravissimo terremoto politico.
Per protestare contro la crisi degli affitti e chiedere al governo interventi più incisivi sul diritto alla casa, sono state convocate manifestazioni in oltre 50 città spagnole. A Madrid, dove quattro cortei sono confluiti a Plaza de Cibeles, la delegazione del governo ha stimato circa 70mila partecipanti, mentre il Sindacato degli inquilini, promotore della mobilitazione, parla di 500mila persone. I manifestanti chiedono anche la convocazione di uno sciopero generale. A Valencia la protesta è sfociata in scontri tra alcuni dimostranti e la polizia, che ha utilizzato proiettili di gomma e gas lacrimogeni per disperdere la folla.
La tensione è culminata in incidenti proprio nel capoluogo valenciano, dove il bilancio dei disordini segnala cinque persone arrestate e nove agenti feriti. Gli scontri si sono verificati al termine del corteo cittadino, nei pressi del Palau de Les Arts, dove era in programma una conferenza sugli investimenti immobiliari. Un gruppo di manifestanti ha tentato di forzare il cordone di sicurezza abbattendo le barriere protettive e scagliandole, insieme ad altri oggetti, contro le forze dell'ordine.
Il Congresso era chiamato a convalidare il Real Decreto-ley 26/2026, sulla funzione sociale della casa e l'ampliamento dell'offerta di alloggi accessibili, e il 27/2026, sulla stabilità dei contratti di locazione per la prima casa. Sono noti come “decreti Maricarmen”, dal nome di un'anziana 87enne disabile nel quartiere madrileno di Retiro, sfrattata in modo brutale.
Il partito di Carles Puigdemont era l'ago della bilancia: la sua direzione ha deciso, giovedì sera, di respingere sia il decreto più ampio, negoziato con i partner di governo, sia il secondo testo. Junts ha poi chiesto al governo di scrivere e approvare un nuovo decreto, ma l'esecutivo ha fatto sapere di non voler ritirare i due testi. Il partito ha respinto quello che ha definito un “ricatto ideologico degli estremi”.
Dopo la bocciatura dei decreti, la Confederazione dei Sindacati degli Inquilini ha invitato a partecipare alle manifestazioni e a sostenere uno sciopero generale per il diritto alla casa. Stando a quanto riportato dai media spagnoli, l'organizzazione ritiene che ci sia “una frattura insanabile tra quello che vuole la popolazione e quello che i partiti votano in Parlamento”, accusando questi ultimi di essere “ostaggio degli interessi della rendita immobiliare”. L'iniziativa segue la marcia del 26 settembre, che richiamò circa 25mila persone a Madrid, secondo i dati del governo, e portò al presidio alla Puerta del Sol, in corso da sette notti.











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