Alghero (SS), 9 Sett 2026 - "Siamo dentro una crisi nella quale tornano quei fenomeni morbosi di cui parlava Gramsci. I nazionalismi portano alle guerre e le guerre, a loro volta, producono e alimentano nazionalismo".
È la riflessione di Peppe Provenzano, responsabile Esteri del PD, alla Festa Sarda dell’Unità di Alghero durante la presentazione de La sciamana di Massimo Giannini, intervistati da Carla Bassu, docente universitaria e direttrice della Scuola di Politiche.
Al centro del confronto la crisi delle democrazie europee e l’avanzata delle destre nazionaliste e neofasciste. Un percorso che parte dal 1989 e dalla convinzione, seguita al crollo dell’Unione Sovietica e alla riunificazione tedesca, che democrazia liberale e mercato avessero ormai vinto definitivamente.
Provenzano ha richiamato anche le responsabilità del campo progressista: "Responsabilità ci sono state anche a sinistra". Gli errori compiuti nei processi democratici e nella gestione delle successive crisi economiche hanno infatti scaricato i costi soprattutto sulle fasce meno abbienti, proprio quelle che la sinistra avrebbe dovuto rappresentare e proteggere.
Giannini ha sottolineato come una parte delle classi dirigenti progressiste abbia confidato nella capacità del mercato di trovare da solo il proprio equilibrio, mentre si indebolivano salari, benessere (welfare), sanità e scuola pubblica. "La sinistra si è occupata sempre più del governo e sempre meno dei bisogni delle classi sociali che rappresentava".
In quello spazio sono cresciute le destre nazionaliste, capaci di trasformare paura, rancore e insicurezza in consenso. Giannini ha ripercorso anche l’ascesa di Giorgia Meloni, dall’1,9 per cento di Fratelli d’Italia alla conquista del governo, collocandola dentro una lunga stagione populista e una destra dalla forte matrice illiberale e vocazione trumpiana.
Nel confronto sollecitato da Bassu è emerso infine il tema dell’astensionismo e della crescente distanza tra cittadini e istituzioni. La risposta non può essere la nostalgia, ma un nuovo “dovere della speranza”: un’Europa capace di tornare a proteggere le persone e una politica democratica che risponda ai bisogni sociali anziché cercare nuovi nemici e capri espiatori. Com











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