Cagliari, 12 Apr 2026 - “Gli emendamenti che abbiamo presentato al decreto bollette per affrontare l’impatto dell’ETS sul trasporto marittimo da e per Sardegna e Sicilia sono stati dichiarati inammissibili. È una scelta politica, non tecnica. In quello stesso decreto c’è già un intero articolo sugli ETS. Il tema quindi è dentro il provvedimento, ma il Governo ha scelto di non affrontarlo per le isole. Eppure il problema esiste, è immediato e riguarda direttamente famiglie e imprese”. Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Bilancio della Camera.
“Parliamo di proposte precise, sottoscritte insieme ai colleghi Simiani, Barbagallo, Marino e Iacono, che indicano una strada chiara e praticabile: compensare integralmente i maggiori costi ETS per merci e passeggeri da e per le isole, o per quei territori in cui il trasporto marittimo non ha alternative; obbligare le compagnie alla trasparenza sulle componenti tariffarie ETS, indicando chiaramente quanto si paga e come viene calcolato sul singolo viaggio; destinare una quota dei proventi ETS del settore marittimo a un fondo per ridurre i costi di trasporto di Sardegna e Sicilia. Tre misure semplici, concrete, immediatamente attuabili. Non slogan. Non propaganda. Strumenti operativi”.
“I numeri danno la dimensione del problema: solo su due rotte fondamentali come Olbia–Livorno e Porto Torres–Genova l’impatto dell’ETS ha già superato i 50 milioni di euro l’anno e nel 2026 supererà i 70 milioni. Complessivamente, secondo i dati del sistema delle imprese per la Sardegna, il costo aggiuntivo può arrivare a oltre 150 milioni di euro annui a carico delle imprese”. “E non è tutto: per il trasporto merci si registrano aumenti fino a 700 euro per singolo viaggio per ogni mezzo pesante imbarcato, mentre i sovrapprezzi ETS possono incidere fino al 40-45% sui costi logistici complessivi” (confartigianatotrasporti.it).
“Questi emendamenti non nascono dal nulla. Seguono un’interrogazione parlamentare che ho presentato nelle scorse settimane per chiedere al Governo come vengono utilizzate le risorse che lo Stato incassa dall’ETS marittimo. Perché oggi il punto è questo: si incassa, ma non è chiaro dove vadano queste risorse e soprattutto non tornano ai territori che stanno pagando il prezzo più alto. Oggi il Governo sceglie di non affrontare la questione. Ma non potrà evitarla ancora a lungo. L’impatto dell’ETS è già in corso da due anni e aumenterà nel 2026. E si sta sommando a un altro fattore di rischio che il Governo continua a sottovalutare. L’instabilità in Medio Oriente sta già incidendo sui prezzi dei combustibili. Se questo si traduce, come è probabile, in un aumento dei costi del trasporto aereo, il risultato è evidente: rincari sul mare e rincari sull’aria. Per le isole significa una cosa sola: isolamento. È uno scenario concreto che può colpire la Sardegna in modo particolarmente pesante, compromettendo la mobilità delle persone e la competitività delle imprese. Per questo diciamo con chiarezza: la questione non è chiusa con un giudizio di inammissibilità. Le soluzioni ci sono già, sono state messe nero su bianco e restano tutte praticabili. Ci aspettiamo che il Governo le riprenda e le inserisca nel prossimo provvedimento utile, a partire da un decreto su energia o trasporti”.
“Ma serve anche una scelta più netta: i proventi dell’ETS marittimo devono essere ridestinati ai territori, alle persone e alle imprese che stanno sostenendo questi costi. Oggi il sistema scarica gli oneri su passeggeri e merci, cioè su cittadini e imprese delle isole, mentre gli armatori trasferiscono i costi. Questo squilibrio va corretto”. Red







Comments are closed.