Teheran, 25 Mar 2026 - Smantellamento delle capacità nucleari esistenti che sono già state accumulate, un impegno da parte dell'Iran a non perseguire mai lo sviluppo di armi nucleari, nessun materiale arricchito sul suolo iraniano: sono alcuni dei 15 punti dell'accordo che gli Usa hanno proposto all'Iran, secondo quanto svelato dall'emittente israeliana Channel 12. Tra i benefici per Teheran, la revoca delle sanzioni.
Gli Stati Uniti hanno condiviso con Israele il loro piano in 15 punti per mettere fine alla guerra in Iran e hanno spiegato che Teheran ha accettato molti punti. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali il premier israeliano Benjamin Netanyahu teme che Donald Trump possa stringere un accordo con risultati ben al di sotto degli obiettivi di Israele e che includa significative concessioni.
Un'altra fonte ha riferito che i leader israeliani sono scettici sul fatto che l'Iran abbia effettivamente offerto le concessioni che gli Stati Uniti hanno rivendicato.
L'esercito israeliano ha annunciato nuovi bombardamenti su Teheran, al 26esimo giorno della guerra in Medio Oriente, dopo aver segnalato, poche ore fa, missili iraniani diretti verso Israele.
Tel Aviv parla di "attacchi mirati alle infrastrutture del regime terrorista iraniano a Teheran": ma l'agenzia semi-ufficiale iraniana SNN riferisce di bombardamenti sulle aree residenziali della città, con i soccorsi che tentano di estrarre morti e feriti dalle macerie dei palazzi colpiti.
Il Kuwait è nuovamente bersaglio di un attacco con droni e missili dopo un primo attacco che aveva provocato l'incendio di un serbatoio di carburante dell'aeroporto internazionale dell'emirato. "Le difese aeree kuwaitiane stanno attualmente rispondendo ad attacchi ostili con missili e droni", ha annunciato l'esercito kuwaitiano.
L'esercito degli Stati Uniti si prepara a schierare almeno 1.000 truppe della 82esima divisione aviotrasportata in Medio Oriente nei prossimi giorni. Lo riferiscono tre persone a conoscenza dei piani che martedì hanno parlato a condizione di anonimato. L'unità è considerata la forza di risposta alle emergenze dell'esercito USA e può essere solitamente schierata con breve preavviso. I soldati sono addestrati a paracadutarsi in territori ostili o contesi per mettere in sicurezza aree chiave e aeroporti. La forza includerebbe un battaglione del 1° Brigade Combat Team, il comandante della divisione e lo staff.
È l'ultima aggiunta di truppe americane dopo che funzionari degli Stati Uniti hanno recentemente dichiarato che migliaia di Marine a bordo di diverse navi della Marina si dirigeranno verso la regione.
I Guardiani della Rivoluzione iraniani non trattano anzi hanno annunciato ieri sera di aver lanciato missili in direzione di Israele, Kuwait, Bahrein e Giordania, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato (IRIB).
Secondo l'emittente, i Guardiani hanno preso di mira diversi obiettivi nel nord e nel centro di Israele, tra cui Tel Aviv, nonché due basi militari utilizzate dagli Stati Uniti in Kuwait, un'altra in Bahrein e un'altra ancora in Giordania, utilizzando missili e droni.
Petrolio in ribasso dopo l’apertura del presidente Usa Donald Trump ad un possibile piano di piace con l'Iran.
Il WTI è crollato di quasi il 6% (per la precisione -5,37%, a 86,98 dollari al barile per i future in scadenza a maggio). Il Brent è invece attualmente scambiato a 97,86 dollari al barile, a -6.34%.
Aperture tutte positive per i principali indici asiatici. Lo SZSE Component avvia le contrattazioni a 13.819 punti e +2,09%, il DJ Shanghai a 544 punti e +1,36%. Bene anche l'Hang Seng a 25.277 punti e +0,85% cosi' come il Kospi a 5.674 punti e +2,17%.
Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha condannato le parole di Israele che punta ad allargarsi in Libano, annettendo territori. Il portavoce, Stephane Dujarric, ha parlato di "retorica preoccupante" riguardo alle dichiarazioni del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, secondo il quale il fiume Litani deve diventare il nuovo confine del Libano, come la linea gialla a Gaza.
"Il governo del Libano deve essere rispettato", ha aggiunto Dujarric, rispondendo alle domande dei giornalisti. Il fiume Litani attualmente non rappresenta il confine sud del Libano, separato da Israele da un terreno largo almeno una trentina di chilometri.
L'indice di gradimento del presidente americano Donald Trump è sceso negli ultimi giorni al livello più basso dal suo ritorno alla Casa Bianca, penalizzato dall'aumento dei prezzi dei carburanti e dalla diffusa disapprovazione per la guerra lanciata contro l'Iran, secondo un sondaggio Reuters/Ipsos. Il sondaggio, condotto su quattro giorni e concluso ieri, mostra che il 36% degli americani approva l'operato di Trump, in calo rispetto al 40% registrato la settimana precedente.
Il giudizio degli elettori è peggiorato in particolare sulla gestione del costo della vita, con l'aumento dei prezzi della benzina dopo gli attacchi coordinati di Stati Uniti e Israele contro l'Iran del 28 febbraio. Solo il 25% degli intervistati approva l'azione del presidente su questo fronte, tema centrale della sua campagna elettorale del 2024. Il sostegno all'interno del Partito repubblicano resta comunque elevato: circa un repubblicano su cinque disapprova la sua performance complessiva alla Casa Bianca, dato sostanzialmente stabile, mentre la quota di elettori repubblicani critici sulla gestione del costo della vita è salita al 34%, dal 27% della settimana precedente.
All'inizio del mandato Trump godeva di un tasso di approvazione del 47% e, dall'estate scorsa, si era mantenuto attorno al 40%. Il conflitto con l'Iran sembra incidere sul calo di consenso per un presidente entrato in carica promettendo di evitare "guerre stupide". Il sondaggio rileva che il 35% degli americani approva gli attacchi statunitensi contro l'Iran, in calo dal 37% della settimana precedente, mentre il 61% li disapprova (59% in precedenza).
Un sondaggio Reuters/Ipsos tra il 28 febbraio e il primo marzo mostrava un'opinione più incerta: il 27% approvava gli attacchi, il 43% li disapprovava e il 29% si dichiarava indeciso. Nelle rilevazioni più recenti non era prevista l'opzione "non so", anche se il 5% degli intervistati ha scelto di non rispondere. Non emergono segnali evidenti che il calo di popolarità di Trump stia trascinando al ribasso i candidati repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato di novembre: il 38% degli elettori registrati ritiene i repubblicani più affidabili nella gestione dell'economia, contro il 34% che preferisce i democratici.











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