Press "Enter" to skip to content

Israele: ucciso anche il ministro dell’intelligence iraniana Khatib. Missile su Tel Aviv, 2 morti. Caduti ieri anche il capo del Consiglio di sicurezza Larijani e il leader dei basij Soleimani.

Teheran, 18 Mar 2026 - Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che il ministro dell'Intelligence iraniano Esmail Khatib è stato "eliminato" in un attacco di stanotte su Teheran. Non vi è stata alcuna conferma da parte dell'Iran riguardo alla presunta morte di Khatib. Katz ha dichiarato che lui e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno autorizzato l'esercito a uccidere qualsiasi altro alto funzionario iraniano preso di mira senza la necessità di un'ulteriore approvazione.

Si terranno oggi a Teheran i funerali per il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, ucciso in un attacco israeliano nella notte tra lunedì e martedì. Lo ha reso noto oggi l'ufficio di Larijani, precisando che la cerimonia si terrà a piazza Enghelab alle 13.30 locali (11.30 italiane).
Nell'attacco israeliano che ha preso di mira Larijani sono morti anche il figlio, Morteza, il suo vice Alireza Bayat e un gruppo di guardie di sicurezza.

Donald Trump è intenzionato a mettere fine alla guerra in Iran quando saranno raggiunti gli obiettivi militari e ritiene un cambio di regime come un "bonus". Lo riporta Axios citando alcune fonti dell'amministrazione, consapevoli che gli obiettivi finali e la propensione al rischio di Stati Uniti e Israele sono diversi.
Alcuni all'interno dell'amministrazione Trump, infatti, ritengono che il presidente voglia finire le operazioni prima del premier israeliano Benyamin Netanyahu. "Israele ha altre priorità e lo sappiamo", ha detto un funzionario della Casa Bianca. "Israele non odia il caos. Noi sì. Netanyahu? Non così tanto, specialmente in Iran. Loro odiano il governo iraniano molto più di noi", ha messo in evidenza.

Cresce negli Usa il sospetto che la guerra contro l'Iran sia una distrazione dal caso Jeffrey Epstein. Come riporta il Telegraph, un recente sondaggio commissionato da Zeteo, sito web di orientamento progressista, e da altre testate, ha rivelato che per il 52% degli americani Donald Trump ha attaccato Teheran per distogliere l'attenzione dei media dallo scandalo del finanziere pedofilo. A Washington sono perfino comparsi manifesti che ribattezzano l'offensiva contro l'Iran 'Operation Epstein Fury', invece di 'Epic Fury'. L'ipotesi, respinta dalla Casa Bianca come "ridicola", circola in realtà anche tra esponenti politici di entrambi i partiti, commentatori e opinionisti. "Avviso pubblico: bombardare un paese dall'altra parte del mondo non farà sparire i dossier su Epstein, così come non lo farà il Dow Jones che supera quota 50.000", ha scritto il repubblicano Thomas Massie, che si è scontrato ripetutamente con Trump in merito alla pubblicazione dei documenti. Graham Platner, un democratico del Maine, la pensa in modo molto simile: "Questa guerra viene fomentata anche perché il presidente figura nei dossier Epstein, così come altre persone alla Casa Bianca, e costoro sono terrorizzati dal fatto che ci siamo accorti di ciò che stanno combinando". Nel giugno del 2025 Joe Rogan, il podcaster americano che vanta 11 milioni di ascoltatori mensili, espresse pensieri analoghi in seguito agli attacchi sferrati da Trump contro i siti nucleari iraniani: "Basta bombardare l'Iran e tutti dimenticano. Tutti si scordano della faccenda".

"Ho avuto contatti con molti alleati. Siamo tutti d'accordo, ovviamente, sul fatto che lo stretto di Hormuz debba riaprirsi. E quello che so è che gli alleati stanno collaborando, discutendo su come farlo e su quale sia il modo migliore per farlo. Ci stanno lavorando insieme per trovare una via d'uscita". Lo ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte nel corso della sua visita in Norvegia.

Una disgregazione dello Stato iraniano comprometterebbe la sicurezza dell’Europa in modo grave. Lo ha dichiarato il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. “L’Europa ha interesse a una rapida fine della guerra, a prevenire un’ulteriore escalation regionale e a evitare la disgregazione dello Stato iraniano”, ha sottolineato Merz. Un simile collasso, ha aggiunto il cancelliere tedesco, “comprometterebbe gravemente la nostra sicurezza, avrebbe ripercussioni negative sul nostro approvvigionamento energetico e potrebbe potenzialmente innescare massicci flussi migratori.

La prossima decisione di Donald Trump sarà se, a prescindere dai rischi, sequestrare o distruggere il materiale nucleare iraniano che si ritiene sia immagazzinato ancora sotto una montagna a Isfahan. Lo riporta il New York Times secondo il quale l'operazione sarebbe fra le più audaci e rischiose della storia americana, di gran lunga più complessa dell'uccisione di Osama bin Laden o della cattura di Nicolas Maduro. Nessuno sa infatti con esattezza dove si trova tutto il combustibile, senza contare che se i contenitori venissero perforati fuoriuscirebbe gas tossico e radioattivo. Se invece i contenitori si avvicinassero troppo il pericolo sarebbe quello di una reazione nucleare accelerata. 

More from PRIMO PIANOMore posts in PRIMO PIANO »

Comments are closed.