Cagliari, 16 Mar 2027 – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che la Nato si troverà ad affrontare un futuro "molto negativo" se gli alleati non contribuiranno alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz nell'ambito del conflitto contro l'Iran. "E' giusto che coloro che traggono benefici dallo Stretto contribuiscano a garantire che non accada nulla di male", ha evidenziato in una intervista al Financial Times.
"La campagna contro l'Iran continua, oltre 7.000 obiettivi sono stati colpiti" dall'inizio della guerra. Il regime di Teheran è stato "distrutto", lo ha detto Donald Trump in conferenza stampa da Washington: “Oltre 100 imbarcazioni iraniane affondate nello stretto di Hormuz, di cui trenta posamine che sono ora in fondo al mare”.
"Bisogna che i paesi alleati (europei) ci aiutino nello stretto di Hormuz, ribadisce il presidente Usa. "Paesi che abbiamo sempre aiutato da minacce esterne". "Vi stiamo proteggendo da 40 anni". “Questi Paesi hanno bisogno del petrolio quindi non capisco perché non intervengono in nostro aiuto”.
"L'Iran ha sempre usato lo stretto come un'arma commerciale", ha spiegato ma "stiamo parlando di una tigre di carta” ha detto. “Ho previsto molte cose per quanto riguarda la Regione, così come Osama Bin Laden, l'ho detto un anno prima che le Torri gemelle fossero abbattute, alla fine è successo, lo avevo predetto".
“In Venezuela abbiamo agito ed è andata bene, stiamo preservando quel petrolio, con l'intervento di grandi aziende, in quella terra c'è molto petrolio e le cose stanno andando bene”, “posso fare i nomi, ma non importa".
“Mi ha chiamato Angela Merkel ringraziandomi per il lavoro svolto”, ha detto ancora il tycoon.
Donald Trump minaccia di colpire nuovamente l'isola di Kharg. In un'intervista di tre minuti a Pbs, il presidente degli Stati Uniti ha riferito di "averglielo detto apertamente: la distruggerò completamente". Trump ha quindi spiegato che il precedente attacco all'isola ha distrutto tutti gli obiettivi militari. "E' morta dal punto di vista militare", ha riferito, mettendo in evidenza che gli Stati Uniti non si sono nemmeno avvicinati alle infrastrutture militari.
A più di due settimane dai primi attacchi israelo-americani sull'Iran, è avvolto nel mistero il destino di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema iraniana. Alle voci di un ferimento, gravissimo o no a seconda delle fonti, si aggiungono "rumors" su un trasferimento a Mosca per essere curato e altri sulla sua morte.
Nel frattempo la nuova Guida Suprema darebbe segnali di operatività. Secondo l'emittente saudita Al-Hadath e l'agenzia iraniana Mehr, oggi Mojtaba Khamenei, ha nominato come suo consigliere militare Mohsen Rezaei, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione islamica. Tuttavia è dal giorno della sua nomina avvenuta l'8 marzo scorso, che il giovane Khamenei non è ancora mai apparso in pubblico e le voci diverse sulle sue precarie condizioni di salute si fanno sempre più fitte
Gli Stati Uniti stanno consentendo il transito delle petroliere iraniane attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato in un'intervista alla Cnbc il Segretario del Tesoro Scott Bessent.
"Le navi iraniane hanno già iniziato a salpare e noi lo abbiamo permesso per rifornire il resto del mondo", ha dichiarato Bessent a Brian Sullivan della CNBC.
Il traffico di petroliere attraverso lo Stretto è crollato a causa degli attacchi dell'Iran alle navi mercantili nel Golfo Persico. "Riteniamo che ci sarà un'apertura naturale da parte degli iraniani, e per ora ci va bene cosi'. Vogliamo che il mondo sia ben rifornito", ha aggiunto Bessent.
Gli Stati Uniti sperano in un ritorno alla normalità nello Stretto di Hormuz, dove l'Iran ha minacciato di colpire navi e petroliere di nazioni allineate agli Usa, e difendono l'allentamento delle sanzioni sul petrolio russo scelto per tenere sotto controllo i prezzi del barile. Stando a Scott Bessent, il segretario americano al Tesoro, "le navi iraniane stanno già uscendo, e abbiamo permesso che succedesse per rifornire il resto del mondo. Abbiamo visto navi indiane. Crediamo che navi cinesi abbiano attraversato lo stretto".
Parlando a CNBC, Bessent ha aggiunto: "Pensiamo che ci sarà un'apertura naturale che gli iraniani stanno permettendo. Per ora ci va bene. Vogliamo che il mondo sia ben rifornito". In merito all'allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, Bessent ha respinto le critiche: "Cosa conta di più? Che il petrolio arrivi a 150 dollari al barile con Putin che si prende il 70% di quello o un petrolio che rimane tra i 95 e i 100 dollari?".
Le autorità iraniane hanno arrestato 500 persone accusate di "spionaggio a favore dei paesi nemici", ovvero Stati Uniti e Israele. Lo ha annunciato il capo della polizia, Ahmadreza Radan, a quanto riporta la tv di Stato.
La riapertura dello Stretto di Hormuz, strategico per i commerci globali degli idrocarburi e non solo, non può essere affidata a "una missione della Nato".
Lo ha detto stamane il premier britannico Keir Starmer rispondendo ai giornalisti.
"Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato", ha tagliato corto Starmer, interpellato sulle parole del presidente Donald Trump, il quale nelle scorse ore ha definito "molto negativo per la Nato" l'eventuale rifiuto degli alleati di farsi coinvolgere con l'invio di navi militari verso Hormuz.
La Gran Bretagna lavora a un piano per far riprendere il transito delle navi nello Stretto di Hormuz ma non intende farsi trascinare in guerra. Lo ha chiarito il premier Keir Starmer in una conferenza stampa a Londra.
"In primo luogo, proteggeremo i nostri connazionali nella regione", ha detto. "In secondo luogo, mentre intraprenderemo le azioni necessarie per difendere noi stessi e i nostri alleati", ha proseguito, "ma non ci faremo trascinare nella guerra". Infine, "continueremo a lavorare per una rapida soluzione che riporti sicurezza e stabilità nella regione e fermi la minaccia iraniana ai suoi vicini", ha aggiunto.
"Questa non è una guerra della Nato e non ha nulla a che fare con la Nato". Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius, rispondendo a una domanda dei giornalisti a Berlino, sulle minacce di Donald Trump alla Nato. "Abbiamo preso atto della posizione del presidente degli Usa", ha aggiunto.
"Non mi sembra che la Nato abbia preso una decisione in questa direzione o che abbia competenza sullo Stretto di Hormuz. Se questo dovesse accadere, gli organi della Nato se ne occuperanno naturalmente". Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri Ue. "Tutti hanno interesse a garantire la libertà della navigazione marittima. Questo vale per il Mar Rosso, che è il mandato della missione Operazione Aspides, così come per lo Stretto di Hormuz", ha detto ancora Wadephul.
Il presidente americano Donald Trump è tornato a insultare un giornalista, questa volta uomo, che gli aveva fatto una domanda sgradita. "Può spiegarci perché sta inviando 5000 marines e marinai?", ha chiesto il reporter al presidente che a bordo dell'Air Force One aggiornava la stampa sugli sviluppi della guerra in Iran. "Lei è una persona davvero odiosa", gli ha risposto Trump. Non è la prima volta che il capo della Casa Bianca reagisce di fronte ai media, perlopiù se a porre questioni sono donne. Nel novembre del 2025 disse alla giornalista Catherine Lucey: "Stai zitta porcellina". All'inviata di Cbs Nancy Cordes replicò: "Sei stupida".
Lo sconvolgimento dei mercati energetici causato dalla guerra con l'Iran rappresenta una "chiara lezione" sui rischi di dipendere dai combustibili fossili e rafforzano la necessità per i governi di ridurre gradualmente la dipendenza delle loro economie da petrolio e gas. È quanto dirà oggi ai responsabili politici dell'Unione Europea il segretario per il clima delle Nazioni Unite. Pur essendo geograficamente lontana dalla crisi in Medio Oriente, l'Unione Europea ne ha risentito attraverso l'impennata dei prezzi globali dell'energia. I prezzi del gas in Europa sono aumentati del 50 per cento durante la guerra iniziata il 28 febbraio. "La dipendenza dai combustibili fossili sta privando i Paesi della sicurezza nazionale e della sovranità, sostituendole con subordinazione e costi crescenti": è la posizione che Simon Stiell, segretario esecutivo dell'organismo delle Nazioni Unite per il clima, l'Unfccc (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), durante un evento a Bruxelles con funzionari europei e ministri dei governi. "L'Europa dipende dalle importazioni di combustibili fossili più di quasi qualsiasi altra grande economia", dirà Simon Stiell, secondo il testo preparato del suo intervento, che avverte come tale dipendenza lasci i consumatori "alla mercé degli shock geopolitici e della volatilità dei prezzi".












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