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Missili iraniani su Gerusalemme. Il debutto di Khamenei. A Erbil morto un militare francese. Si attendono verifiche sui fatti ad Al Aqsa. Il neo-leader della rivoluzione islamica: “Lo Stretto di Hormuz resta chiuso ai nemici, via da basi Usa”.

Teheran, 13 Mar 2026 - La nuova Guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, ha riportato lievi ferite nello stesso attacco in cui è stato ucciso il padre Ali Khamenei. È quanto ha dichiarato in un'intervista ad Associated Press l'ambasciatore dell'Iran in Tunisia, Mir Masoud Hosseinian. "Non si tratta di una ferita grave e sta guarendo", ha dichiarato l'ambasciatore ad AP. I funzionari iraniani hanno rilasciato poche informazioni sulle condizioni di Khamenei, ma secondo una valutazione dei servizi segreti israeliani sarebbe rimasto ferito nei primi attacchi della guerra. Oggi non è apparso in televisione quando un conduttore ha letto la sua prima dichiarazione in qualità di leader supremo. Hosseinian ha anche denunciato i Paesi che ospitano basi Usa nel Golfo, affermando che si sono esposti al conflitto. "Saremo noi a decidere come finirà questa guerra", ha concluso.

Inoltre l'Iran ha minacciato di devastare l'industria petrolifera e del gas della regione se le sue infrastrutture energetiche dovessero essere attaccate durante la guerra con Stati Uniti e Israele. "Diamo fuoco al petrolio e al gas della regione al minimo attacco alle infrastrutture energetiche e ai porti iraniani", ha dichiarato un portavoce del comando operativo centrale dell'esercito iraniano, noto come Khatam al-Anbiya.

Un’ampia coalizione composta da più di 250 organizzazioni statunitensi ha inviato una lettera formale al Congresso degli Stati Uniti per chiedere l'interruzione immediata dei finanziamenti destinati alla guerra contro l'Iran. I firmatari sostengono che l’impiego di ingenti capitali per il Pentagono stia sottraendo risorse vitali a settori domestici critici, definendo il conflitto illegale, impopolare e destinato a un'escalation devastante. Robert Weissman, co-presidente di Public Citizen, ha evidenziato come gli 11,3 miliardi di dollari spesi nei primi sei giorni di ostilità avrebbero potuto, ad esempio, ripristinare i sussidi alimentari per quattro milioni di cittadini americani.

Paesi Bassi e Islanda hanno depositato formalmente le loro dichiarazioni di intervento presso la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), unendosi alla causa intentata dal Sudafrica che accusa Israele di genocidio a Gaza.

L'intervento dell'Islanda: In un documento di 24 pagine, Reykjavik pone l'accento sullo sfollamento forzato, la distruzione massiccia di abitazioni e l'isolamento dell'enclave palestinese.

La posizione dei Paesi Bassi: La memoria olandese si focalizza sulla fame e sulla sospensione deliberata degli aiuti umanitari come fattori determinanti per la distruzione fisica di un gruppo.

Il Cair (Consiglio per le Relazioni Americano-Islamiche) ha accolto con favore l'iniziativa, sottolineando come l'adesione di nuove nazioni rafforzi l'obbligo globale di rispettare la Convenzione sul Genocidio. Con questo passaggio, i due Paesi si aggiungono a una lista crescente di sostenitori internazionali, tra cui figurano Spagna, Irlanda, Belgio, Brasile e Turchia.

Secondo quanto dichiarato dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana, la portaerei americana Abraham Lincoln sarebbe stata colpita da un attacco condotto con missili e droni. Teheran sostiene che l’unità abbia riportato danni ingenti e che, a seguito dell'operazione, stia facendo rotta verso gli Stati Uniti.

Nel frattempo, il criminale di guerra israeliano, nella sua prima conferenza stampa dall'inizio della guerra in Iran, il primo ministro Benjamin Netanyahu, ha chiesto la fine del processo per corruzione a suo carico. Lo riporta Haaretz. Netanyahu ha affermato che il presidente della Repubblica Isaac Herzog, che sta esaminando la sua richiesta di grazia, "deve fare la cosa giusta" e porre fine a quello che ha descritto come il "circo" del processo. "Deve dare allo Stato di Israele e a me il tempo di fare ciò che è necessario: non solo per sconfiggere i nostri nemici, ma anche per creare enormi opportunità di pace, prosperità e alleanze nella nostra regione. Ci attendono cose straordinarie, e ci sto lavorando proprio ora. Vorrei essere completamente libero da ogni impedimento", ha detto il primo ministro.

Il documento ha raccolto l'adesione di realtà eterogenee e di rilievo nazionale, tra cui l'American Civil Liberties Union (ACLU), Oxfam America, Greenpeace e il sindacato National Nurses United. Alla richiesta si sono uniti anche movimenti come Jewish Voice for Peace, J Street e l'Union of Concerned Scientists, uniti nel denunciare che il proseguimento dei finanziamenti militari non farà altro che spianare la strada a ulteriori e più pesanti richieste economiche da parte della difesa, a scapito del benessere sociale del Paese.

Un militare francese ha perso la vita e diversi altri sono rimasti feriti durante un attacco avvenuto nella regione di Erbil, nel nord dell'Iraq. Ad annunciarlo è stato il Presidente Emmanuel Macron, che ha identificato la vittima nel maresciallo Arnaud Frion, appartenente al 7° Battaglione Cacciatori Alpini di Varces. Il capo dell'Eliseo ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia e la solidarietà dell'intera nazione ai soldati colpiti mentre erano impegnati nella missione antiterrorismo.

Nelle prime ore di questa mattina le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno comunicato di aver rilevato un nuovo attacco con missili balistici lanciato dall'Iran e diretto verso il territorio israeliano. Il Comando del Fronte Interno ha immediatamente attivato i protocolli di emergenza, avvisando i residenti delle comunità settentrionali dell'imminente pericolo. Secondo quanto riferito dai media locali, le sirene d'allerta sono destinate a suonare in una vasta area che comprende l'Alta e la Bassa Galilea, la Valle di Beit She'an, il Monte Carmelo e le alture del Golan. Le autorità militari hanno invitato la popolazione a seguire rigorosamente le istruzioni di sicurezza, restando pronti a raggiungere i rifugi protetti nei prossimi minuti per far fronte alla minaccia aerea in corso.

Nel condannare duramente l'accaduto, Macron ha definito "inaccettabile" l'offensiva contro le truppe francesi, presenti in Iraq dal 2015 per contrastare la minaccia dello Stato Islamico. Il Presidente ha inoltre sottolineato con fermezza che l'attuale contesto bellico in Iran non può in alcun modo giustificare aggressioni contro le forze internazionali dedite alla sicurezza regionale e alla lotta al terrorismo.

Dall'inizio delle ostilità che vedono contrapposti Stati Uniti e Israele all'Iran, scoppiate lo scorso 28 febbraio, il Golfo Persico è diventato teatro di una sistematica offensiva contro il commercio marittimo. Secondo un'analisi del New York Times, sono almeno 16 le imbarcazioni, tra petroliere e navi cargo, finite nel mirino degli attacchi in meno di due settimane. Gli episodi più recenti riguardano il rogo di due petroliere irachene avvenuto ieri, a conferma di una strategia bellica sempre più orientata a colpire i nodi nevralgici delle forniture energetiche mondiali. Finora, il governo di Teheran ha rivendicato ufficialmente la paternità di diverse azioni, inasprendo ulteriormente la tensione in una delle rotte commerciali più critiche del pianeta.

La tensione nel Golfo Persico raggiunge livelli critici con l'attivazione delle sirene d'allarme in tutto il Bahrein. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, il Ministero degli Interni di Manama ha confermato che il sistema di difesa aerea è entrato in funzione per far fronte a un attacco iraniano in arrivo verso il territorio nazionale.

Le autorità governative hanno diramato messaggi urgenti alla cittadinanza, esortando i residenti a non cedere al panico e a cercare riparo nelle aree protette. Il Bahrein, che ospita importanti basi navali internazionali, si trova ora in uno stato di massima allerta mentre le forze di sicurezza monitorano la traiettoria della minaccia aerea.

Il Qatar ha espresso una ferma condanna nei confronti degli attacchi condotti dalle forze israeliane nel sud del Libano, definendoli una palese violazione del diritto internazionale umanitario. Attraverso una nota diffusa dal ministero degli Affari Esteri, il governo di Doha ha rivolto un appello alla comunità internazionale affinché si assuma le proprie responsabilità, costringendo Israele a cessare le ostilità e a rispettare le convenzioni internazionali. Ribadendo un sostegno incrollabile alla sovranità e all'integrità territoriale del Libano, il Qatar ha confermato il proprio impegno a favore della stabilità del Paese. L'offensiva, iniziata lunedì scorso, ha già prodotto conseguenze umanitarie devastanti: secondo i dati più recenti, il numero delle vittime ha raggiunto quota 687, includendo 98 minori, mentre circa 750mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa dei continui bombardamenti.

L'Iran non sta minando lo Stretto di Hormuz: ad affermarlo è il viceministro degli Esteri di Teheran. In una intervista all'Afp è stato chiesto al viceministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi delle notizie secondo cui l'Iran avrebbe posato mine nella via d'acqua strategica, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato che le forze statunitensi avevano colpito 28 navi posamine iraniane nella via d'acqua strategica.
"Assolutamente no. Questo non è vero", ha detto Takht-Ravanchi.

Nel post tre date significative e alcune scritte in farsi: 1963 - È l’anno dell’inizio dell’attività politica di Ruhollah Khomeini contro lo Shah (le proteste del 15 Khordad).

Viene spesso considerato l’inizio simbolico del processo che porterà alla Rivoluzione islamica.

1989 - È l’anno della morte di Khomeini e dell’inizio della leadership di Ali Khamenei come Guida Suprema.

Il post cerca di costruire una narrazione di continuità storica: Khomeini → Ali Khamenei → Mojtaba Khamenei. Oltre alle date, l’uso della scritta religiosa ripetuta tre volte “Bismillah” che serve a dare legittimità religiosa a questa possibile transizione di potere. “Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso”. In questo modo si tenta di presentare la successione come una continuazione naturale della rivoluzione.

Sui social Mojtaba Khamenei viene già definito: “Leader of the Islamic Revolution”. L'esordio sui social della nuova Guida Suprema mentre sulla tv di Stato iraniana va in onda un suo discorso letto con una foto in sovraimpressione.

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