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Saluto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita a Nuoro per il centenario del Nobel a Grazia Deledda.

Nuoro, 14 Feb 2026 - Presidente Mattarella,

a nome dell’intera Regione Sardegna Le do il benvenuto a Nuoro, nella mia città. Così ha esordito la presidente della Regione Sardegna nel capoluogo del nuorese.

Saluto il Sindaco, inoltre, tutte le autorità civili, militari e religiose.

Rivolgo un saluto particolare alle studentesse e agli studenti presenti in sala. Senza di loro questo anniversario sarebbe solo memoria. Con loro diventa futuro, interrogazione, possibilità.

Grazia Deledda non appartiene a un tempo concluso. È una voce che continua a parlare al presente.

Nata nel rione di Santu Predu, a Nuoro, Grazia Deledda attraversa un percorso che dalla Barbagia la porta nei salotti romani, fino al confronto con l’intellighenzia europea e al riconoscimento del Premio Nobel per la Letteratura.

Non è né una parabola folclorica, né un’eccezione pittoresca. È il risultato di una volontà lucida, di una strategia culturale consapevole.

A diciannove anni scrive a Maggiorino Ferraris, direttore della Nuova Antologia, dichiarando un obiettivo preciso: “Avrò tra poco vent'anni, a trenta voglio aver raggiunto il mio radioso scopo qual è quello di creare da me sola una letteratura completamente ed esclusivamente sarda".

Non c’è improvvisazione in queste parole. C’è una visione.

Nei suoi romanzi vivono il conflitto tra individuo e comunità, il peso delle disuguaglianze, la fatica di chi nasce lontano dai centri del potere e deve lottare per essere riconosciuto.

Vivono soprattutto figure femminili che non accettano la semplificazione. Cosima, Marianna Sirca, Maria, Annesa, Olì non sono sagome immobili.

Agiscono, desiderano, sbagliano, scelgono. Vivono la sensualità, attraversano amori e passioni in un tempo che non concedeva alle donne questo spazio narrativo.

Senza proclami ideologici, Grazia Deledda costruisce una riflessione sulla condizione femminile che precede il linguaggio dell’emancipazione ma ne incarna la sostanza.

Nel 1909, quando alle donne non era riconosciuto il diritto di voto, si candida provocatoriamente con i radicali, alle elezioni politiche nel collegio di Nuoro.

È tra le prime a scrivere un romanzo sul divorzio.

Nel confronto con il mondo letterario del suo tempo, segnato da resistenze e gerarchie, affida a una frase una visione intera. “Tutto forse potrà essere vinto”.

In quel forse non c’è esitazione. C’è responsabilità.

Non promette scorciatoie. Non garantisce risultati. Dice che nulla è dato, ma nulla è precluso. È una dichiarazione di metodo.

Grazia Deledda sa di muoversi in un ambiente ostile e non arretra. Rivendica il diritto di stare nella letteratura per la forza del lavoro, per la disciplina, per la tenacia.

Presidente Mattarella, è una lezione che parla ancora oggi a chi crede nel valore dell’impegno e della responsabilità personale.

Parla a una società attraversata da fratture sociali, da disuguaglianze persistenti, da una domanda crescente di giustizia e dignità. Parla al senso più profondo della nostra democrazia.

Grazia Deledda ha dimostrato che la povertà materiale non coincide con la povertà di pensiero. Ha dimostrato che anche dalle periferie può nascere una parola capace di farsi universale.

La sua vicenda dialoga con altre figure che questa terra ha espresso:

Antonio Gramsci, che ha trasformato la marginalità in uno strumento critico per leggere il potere.

Emilio Lussu, che ha fatto della responsabilità civile e dell’impegno democratico una scelta di vita. Storie diverse, una lezione comune.

Siamo lieti, Presidente Mattarella, che dopo questo momento Lei abbia scelto di visitare la casa natale della nostra Nobel. Quel luogo semplice racconta il valore delle radici e della formazione. Racconta che nessun territorio è destinato al silenzio se si riconosce il diritto alla cultura e alla conoscenza.

In un tempo in cui le disuguaglianze territoriali e culturali tendono ad ampliarsi, questa lezione è più attuale che mai.

Parla alle nuove generazioni.

Parla alle istituzioni.

Ricorda che investire in scuola, ricerca e cultura non è un atto accessorio.

È una responsabilità sancita dalla nostra Costituzione.

È una responsabilità viva.

È uno strumento di libertà.

Senza questi pilastri la democrazia si indebolisce e perde la capacità di includere.

Presidente Mattarella, La ringraziamo per aver scelto di condividere con noi questo momento.

Benvenuto a Nuoro, benvenuto in Sardegna.

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