Cagliari, 6 Gen 2026 - Ci raccontano che questa riforma è stata pensata per i cittadini, per dar loro un giudice penale più indipendente dal pubblico ministero, e la presentano come soluzione per i problemi della giustizia.
Nessuna di queste motivazioni corrisponde alla verità̀! È bene chiarire: il giudice è colui che decide, il pubblico ministero è colui che rivolge al giudice una richiesta (il rinvio a giudizio dell’imputato, l ’archiviazione del caso, le misure cautelari, la condanna o l’assoluzione).
Nella vita reale, le statistiche dicono che nella quasi metà dei casi il giudice dà torto al pubblico ministero: assolve l’imputato quando il pubblico ministero ne aveva richiesto la condanna o viceversa (lo condanna in caso di richiesta di assoluzione).
Già questo dimostra che, nell’attuale processo, il giudice non è succube del pubblico ministero né da lui condizionato, altrimenti non respingerebbe le sue richieste quasi una volta su due.
I sostenitori della riforma sostengono che ciò, invece, non accadrebbe nella fase delle indagini preliminari: quella che si apre con la presentazione di una denuncia, quando cioè il pubblico ministero deve ancora decidere se procedere contro l’imputato. Ci dicono che alcune richieste del pubblico ministero (misure cautelari, proroghe dei termini di indagine, intercettazioni telefoniche e ambientali) vengono accolte quasi sempre dal giudice per le indagini preliminari (GIP), che spesso fa un copia e incolla di quello che scrive il pubblico ministero.
In realtà, non ci sono statistiche ufficiali. Tuttavia, pensare che un GIP sfaticato non copierà più il pubblico ministero, se essi saranno inquadrati in due diversi CSM, è di una ingenuità quasi puerile. Se un giudice è sfaticato resterà sfaticato. In ogni caso, la riforma proposta non amplifica i poteri di controllo del GIP ma, come vedremo, rafforza il potere del PM.
Far pagare ai cittadini, con le loro imposte, tre volte tanto quanto pagano ora, per la duplicazione del CSM e per l’introduzione dell’Alta Corte Disciplinare, come si dirà più avanti, sulla base di queste premesse è veramente inaccettabile.
La riforma: altro che rimedio!
La nostra Costituzione risponde al principio della separazione dei poteri: legislativo (il Parlamento), esecutivo (il Governo) e giudiziario (la Magistratura). Nello Stato di diritto tutti i poteri, al pari di ogni persona, sono sottoposti alla legge.
La magistratura deve essere assolutamente autonoma dagli altri due poteri perché, altrimenti, verrebbe da loro condizionata e non sarebbe libera quando li giudica. Una magistratura libera di giudicare i poteri dello Stato è necessaria per tutelare i cittadini dagli abusi di quei poteri.
La magistratura è libera se si autogoverna e, infatti, le Madri e i Padri costituenti, che ricordavano la magistratura asservita al regime fascista, previdero in Costituzione che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (articolo 104 della Costituzione), che si autogoverna attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Essere governati dalla politica, infatti, significherebbe dipendere o essere, anche solo in parte, condizionati dalla stessa.
Al fine di garantire l’indipendenza del magistrato, la Costituzione ne prevede anche l’inamovibilità, proprio per evitare che qualcuno, per liberarsene, possa trasferire un magistrato da un ufficio a un altro.
Anche le eventuali sanzioni disciplinari possono essere inflitte ai magistrati solo dal CSM. Ma questo non è un privilegio della magistratura! Anche agli avvocati vengono inflitte dai colleghi, così ai medici, agli ingegneri, ai geologi, agli architetti, ai notai e così via!
Oggi i magistrati, come tutti, possono opporsi alle sentenze che infliggono loro sanzioni disciplinari contro la legge davanti alla Corte di Cassazione, vale a dire il giudice supremo che nel nostro Paese valuta la legittimità di tutte le sentenze.
Se passerà questa riforma, invece, i magistrati saranno gli unici a dover subire sentenze pronunciate a loro carico contro la legge senza poterle fare annullare dalla Corte di Cassazione. È una gravissima violazione del principio di uguaglianza della quale i cittadini devono preoccuparsi, perché, piaccia o no, quando una persona subisce un’ingiustizia è il giudice (non il politico) che gli può dare rimedio e, dunque, indebolire i giudici significa indebolire i cittadini. Peraltro, la riforma non dice mezza parola su ciò che interessa molti cittadini: maggiore responsabilità dei giudici per gli errori commessi. Il che conferma, ancora una volta, che, in realtà, la riforma non risolve nessuno dei problemi veri della giustizia.
Con la riforma, un giudice molto capace e garantista ma scomodo al potere potrà subire una sanzione disciplinare (anche la più grave: l’espulsione dalla magistratura) senza poter chiedere giustizia alla Corte Suprema.
La composizione dei due Csm
I riformatori duplicano i Consigli Superiori della magistratura (con conseguente duplicazione dei costi per i cittadini, che dovranno pagarli con le loro tasse: decine di milioni di euro in più all’anno): un CSM dei giudici e un CSM dei pubblici ministeri, al posto dell’unico che c’è oggi.
Secondo i riformatori, in questo modo il giudice diventerebbe più indipendente dal pubblico ministero. Abbiamo già detto perché per noi questa è un’idea a dir poco ingenua: un CSM specifico per il PM ovviamente non limita il suo potere ma lo ingigantisce e il giudice sfaticato, che non ha voglia di valutare l’attività del PM, resterà comunque sfaticato o, se lo si vuol dire con un proverbio, perché non è l’abito che fa il monaco.
Già oggi il CSM è composto per 2/3 da magistrati (che i magistrati stessi eleggono tra loro) e per il resto dalla c.d. parte politica, composta da professori universitari e avvocati eletti dal Parlamento.
La scelta avviene tenendo conto, come sempre, delle capacità di svolgere quel ruolo, molto delicato e complesso.
Con la riforma, la parte dedicata ai magistrati non sarà più eletta, ma tirata a sorte tra tutti i magistrati (come in una tombola) senza dunque considerare le effettive capacità di chi sarà estratto di svolgere le funzioni da consigliere (sorteggio puro e casuale). Un incapace potrà così svolgere compiti delicatissimi.
La parte politica invece verrà sorteggiata con un sorteggio pilotato: il Parlamento per prima cosa sceglierà un elenco di persone gradite alla politica e poi ci sarà il sorteggio, che potrà avvenire solo tra gli a appartenenti a quell’elenco che la politica si è scelta. Dunque, la politica non avrà alcun rischio dal sorteggio e cascherà sempre bene.
Sarebbe come se in una partita di calcio una squadra avesse la possibilità di scegliere i giocatori e un’altra no.
Questo significa che alla politica non interessa nulla che la componente dei magistrati del CSM sia qualificata. Accetta tranquillamente il rischio che vengano sorteggiati magistrati del tutto incapaci a svolgere le funzioni delicate del consigliere. Leinteressa invece che la parte politica sia molto forte e che risponda ad essa: per questo ha previsto per sé il sorteggio pilotato.
Questo determina un rafforzamento della parte politica nel CSM e un indebolimento di quella dei magistrati. Ma significa anche che la politica vuole indebolire il potere giudiziario, ovvero quel potere cioè che la dovrebbe controllare.
Non è un caso che il Ministro della giustizia, Carlo Nordio, abbia (involontariamente) dichiarato che secondo lui le opposizioni sbagliano a non essere d’accordo con questa riforma perché, quando andranno al governo del Paese, converrà anche a loro.
Si tratta di una affermazione drammaticamente chiara.
Non è un caso nemmeno che, contemporaneamente a questa riforma, sia stata approvata anche quella sulla Corte dei conti, stabilendo che i pubblici amministratori, che con i loro atti arrecano danni (sperperando il denaro dei cittadini), ne rispondano solo per il 30% del danno, o addirittura meno se le loro due annualità di stipendio sono inferiori a quel 30%. Come dire: difesa del Potere in danno dei cittadini. Sbaglia l’amministratore pubblico e il danno però lo paga il cittadino.
Tornando al CSM: questa modalità di sorteggio non è prevista in nessun altro Paese del mondo. Il CSM è un organo di rilevanza costituzionale e, dunque, non è ammissibile che venga composto tirando a caso i componenti, perché è un modo per umiliare la Costituzione che lo ha previsto, l’amministrazione giudiziaria, la democrazia e i cittadini.
L’alta corte disciplinare
La stessa forma di sorteggio (stile tombola per i magistrati e pilotato per i politici) governa anche la nomina dei componenti dell’Alta Corte disciplinare, con conseguente invadenza, anche qui, della politica sulla magistratura.
L’Alta Corte disciplinare è il nuovo giudice creato da questa riforma per giudicare e condannare i magistrati per i fatti illeciti commessi, togliendo queste funzioni al CSM.
Prima considerazione: l’Alta Corte disciplinare è un giudice speciale, ma l’articolo 102 della nostra Costituzione vieta l’istituzione di giudici speciali, perché i giudici speciali svolsero un ruolo tragico durante il fascismo. Dunque, si introduce un giudice che la Costituzione vieta di introdurre.
Seconda considerazione: le decisioni dell’Alta Corte disciplinare possono essere impugnate dai magistrati solo davanti alla stessa Alta Corte, diversamente composta, che evidentemente non smentirà sé stessa, per cui l’impugnazione sarà una farsa. Si tratta di una scelta ridicola: in primo luogo perché dimostra che ai riformatori, in realtà, non interessa proprio nulla del giudice terzo, altrimenti non avrebbero previsto un’impugnazione davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza da impugnare; in secondo luogo perché il magistrato, come detto, non potrà più rivolgersi alla Corte di Cassazione: un diritto, questo, che invece spetta a tutti e che può essere limitato solo in tempo di guerra (articolo 111, comma 7, della Costituzione).
Tutto ciò dimostra, ancor più, che il vero fine della riforma non è risolvere i reali problemi della giustizia, ma colpire i giudici, modificando gli equilibri tra i poteri dello stato, che i Padri costituenti invece avevano sapientemente equilibrato, prevedendo l’autonomia del potere giurisdizionale come forma di controllo e limite degli altri poteri.
I giudici sono gli unici a cui i cittadini possono rivolgersi per chiedere tutela nel caso di un’ingiustizia. Il cittadino è tutelato dai giudici, non dai politici.
I giudici possono sbagliare e sbagliano, ma questo succede in ogni ambito professionale.
Se il problema reale è che i giudici non rispondano abbastanza dei loro errori, va ribadito che di questo aspetto la riforma si disinteressa del tutto e non lo prende nemmeno in esame.
Terza considerazione: la creazione di un terzo organo (l’Alta Corte disciplinare) porterà a triplicare i costi e a sprecare per un’altra volta il denaro pubblico rispetto allo spreco che già deriva dalla duplicazione del CSM, senza alcuna utilità per i cittadini, ma anzi con pregiudizio per i loro soldi versati all’Erario attraverso le tasse.
Infatti: il CSM di oggi amministra i giudici, i pubblici ministeri e la giustizia disciplinare e dunque costa 1 volta. Se passerà la riforma, ci sarà il CSM dei giudici, il CSM dei pubblici ministeri e l’Alta Corte disciplinare, che dunque costeranno 3 volte (decine e decine di milioni in più ogni anno prelevati con le imposte a carico dei cittadini).
Senza considerare che l’Alta Corte giudicherà indifferentemente giudici e pubblici ministeri, che dunque improvvisamente ritorneranno insieme, senza alcun senso rispetto a quella che dovrebbe essere la filosofia di fondo che ispira la riforma, secondo la quale giudici e pubblici ministeri devono essere divisi.
Il Pubblico Ministero come Parte.
I sostenitori della riforma vogliono un pubblico ministero che sia parte, o meglio, di parte.
Crediamo che il pubblico ministero debba essere di parte quando si arriva al processo (quelli che si vedono in televisione, per capirci), ma fino a un certo punto, perché se si convince dell’innocenza dell’imputato deve chiederne l’assoluzione.
Prima di allora, vale a dire nella fase delle indagini preliminari (quelle che il pubblico ministero svolge con la polizia giudiziaria dopo una denuncia), deve essere imparziale, non di parte, perché è lui che decide e che, con atti di indagine che può adottare autonomamente, può distruggere la reputazione di una persona senza che poi nessuno sappia nulla se alla fine del processo verrà assolta.
Il pubblico ministero dovrebbe fare esperienza da giudice prima di essere pubblico ministero, per essere più equilibrato. La riforma, che invece lo vuole partigiano per status, gli attribuirà una cultura dell’accusa a qualunque costo che lo farà sentire obbligato a essere sempre contro l’indagato.
Conclusioni
Questa Riforma o è fatta per proteggere i politici, come ha involontariamente riconosciuto anche il Ministro Nordio o cambia l'equilibrio dei poteri e danneggia i cittadini, sia nei loro diritti che nelle loro tasche.
Non risolve nessuno dei reali problemi della Giustizia, né modifica la disciplina della responsabilità del magistrato per gli eventuali errori commessi.
Votare NO significa difendere una giustizia più libera e indipendente dalla politica, che tuteli i diritti di tutti.
Il manifesto è stato inviato dall'avvocato Alessandro Ballicu del comitato di cui fa parte.











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