Cagliari, 30 Gen 2026 - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di aver parlato con l'Iran negli ultimi giorni e di volerlo fare di nuovo. Il presidente ha risposto alle domande dei giornalisti durante la proiezione in anteprima del documentario di sua moglie Melania al Kennedy Center.
Alla domanda se avesse parlato con gli iraniani negli ultimi giorni e se avesse intenzione di farlo di nuovo, ha risposto: "Ho parlato e ho intenzione di farlo di nuovo". A suo dire, "abbiamo molte navi potenti che salpano verso l'Iran in questo momento, e sarebbe fantastico se non dovessimo usarle". Alla domanda su quale fosse il suo messaggio agli iraniani, ha risposto: "Ho detto loro due cose: 'No al nucleare' e 'Smettetela di uccidere i manifestanti'".
L’instabile presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto informazioni sui piani per un possibile attacco all'Iran, sviluppati parallelamente dalla Casa Bianca e dal Pentagono. Lo scrive il Wall Street Journal citando alti funzionari statunitensi. Tra le opzioni, secondo il quotidiano, figura il cosiddetto "grande" piano, in base al quale Washington attaccherebbe le strutture del regime e le installazioni delle Guardie Rivoluzionarie in un'operazione su larga scala. Opzioni meno complesse includono l'attacco a obiettivi simbolici del regime, che lascerebbero spazio a un aumento dei bombardamenti se l'Iran non cessasse le sue attività nucleari, attacchi informatici alle banche iraniane o l'imposizione di sanzioni più severe
L'attacco americano in Iran potrebbe verificarsi entro poche ore o giorni. Lo scrive il quotidiano israeliano Maariv secondo cui l'escalation con l'Iran si sta avvicinando a una fase decisiva.
Stati Uniti e Israele - riporta ancora - sono in stato di allerta e si stanno preparando a un conflitto regionale di vasta portata. Secondo Maariv, mentre l'Iran sta alzando il livello di allerta, l'esercito statunitense è pronto con le sue armate sia in cielo che in mare. Tra l'altro, ieri, navi da guerra americane, aerei da rifornimento e altri caccia hanno continuato ad arrivare nella regione.
Le basi Usa in Medio Oriente sono a tiro delle armi iraniane. Lo ha detto il portavoce dell'esercito iraniano che in un'intervista all'agenzia Isna ha minacciato: "Se il nemico fa una mossa folle e commette di nuovo un errore di calcolo, gli risponderemo immediatamente".Secondo il generale di brigata Mohammad Akraminia, "nella recente guerra, il piano dei nemici era quello di creare caos e anarchia eseguendo un'operazione militare fulminea, affrontare il regime con una seria sfida e rovesciarlo, e poi dividere l'Iran". Ma si è trattato, ha detto, "di un errore di calcolo da parte degli Stati Uniti" e in Iran "la coesione e l'unità del popolo sono maggiori di prima". "Non possiamo fare previsioni accurate sull'America di Trump, perché ci troviamo di fronte a un individuo narcisista e delirante che cambia continuamente le sue parole" ha aggiunto il generale, "siamo sicuramente preparati a uno scenario di guerra e il nostro dovere è garantire la sicurezza e creare e rafforzare la deterrenza; ma non possiamo dire nulla su cosa accadrà". "Le basi americane sono alla nostra portata" ha detto Akraminia, "Possiamo colpirle con armi semi-pesanti, droni e missili. La portata della guerra sarà molto ampia e l'intera regione dell'Asia occidentale, dal regime sionista ad alcuni Paesi in cui gli Stati Uniti hanno basi militari, sarà nel raggio d'azione dei nostri missili e droni". Se Trump "pensa di poterci attaccare e dopo due ore twittare che è tutto finito, si sbaglia: la nostra risposta sarà una tempesta di fuoco e travolgerà l'intera regione dell'Asia occidentale" ha concluso il generale.
"Sono profondamente preoccupato per le numerose segnalazioni di personale sanitario e strutture mediche in Iran colpiti dalla recente insicurezza e impossibilitati a fornire i propri servizi essenziali alle persone bisognose di cure. Negli ultimi giorni, sono state segnalate aggressioni di operatori sanitari e almeno cinque medici sono stati arrestati mentre curavano pazienti feriti. Chiedo il rilascio di qualsiasi operatore sanitario in stato di detenzione". Lo ha scritto su X Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms. "Il personale sanitario non dovrebbe mai subire intimidazioni", ha aggiunto.
Israele accoglie come "decisione importante e storica" la scelta dell'Unione europea di inserire nella lista delle organizzazioni terroristi i Guardiani della rivoluzione dell'Iran.
"Accolgo con favore la decisione dei ministri degli Esteri dell'Ue di designare i Guardiani della Rivoluzione iraniani come organizzazione terroristica. Si tratta di una decisione importante e storica", scrive su X il ministro degli Esteri, Gideon Sa'ar.
"Per anni, e con intensità ancora maggiore nelle ultime settimane, Israele ha lavorato per ottenere questo risultato. L'attore numero uno nella diffusione del terrore e nel minare la stabilità regionale è stato ora chiamato con il suo nome. Designare l'Irgc come organizzazione terroristica ostacolerà e penalizzerà le loro attività in Europa. Infliggerà un duro colpo economico a un'organizzazione che controlla una vasta quota dell'economia del regime iraniano, e invierà un messaggio importante agli uomini e alle donne coraggiosi dell'Iran che lottano per la loro libertà. Soprattutto, oggi la legittimità di questo regime omicida e oppressivo ha subito un potente colpo", aggiunge.
La Bbc ha stilato una lista di 7 possibili scenari qualora gli Stati Uniti decidessero di attaccare l'Iran.
Il primo prevede attacchi mirati e chirurgici, vittime civili minime e una transizione verso la democrazia. Uno scenario però che la testata britannica definisce "estremamente ottimistico" in quanto l'intervento militare occidentale in Iraq e Libia "non ha portato a una transizione graduale verso la democrazia" sebbene "abbia posto fine a brutali dittature in entrambi i casi".
Nella seconda ipotesi il regime di Teheran sopravviverebbe ma le sue politiche diventerebbero in qualche modo più moderato. Un'opzione che la Bbc definisce come "modello venezuelano". Nel caso dell'Iran, ciò significherebbe la sopravvivenza della Repubblica islamica, il che non accontenterebbe un gran numero di iraniani, che sarebbe costretta a ridurre il suo sostegno alle milizie in Medioriente, a cessare o ridurre i suoi programmi nazionali sui missili balistici e nucleari, nonché ad allentare la repressione delle proteste.
La terza possibilità prevede il crollo del regime e la sua sostituzione con un governo militare. Si tratta - spiega la Bbc - dello scenario che molti analisti pensano possa essere "il più probabile". "Nella confusione che seguirebbe a eventuali attacchi statunitensi, è possibile che l'Iran finisca per essere governato da un governo militare forte, composto in gran parte da figure dei Pasdaran", viene spiegato.
La quarta possibilità è quella di una reazione dell'Iran con attacchi alle forze statunitensi e ai Paesi vicini. Una chance che "innervosisce" i vicini dell'Iran nel Golfo, tutti alleati degli Usa, in quanto "qualsiasi azione militare statunitense finirebbe per ritorcersi contro di loro".
Il quinto scenario prevede la reazione dell'Iran tramite il posizionamento da parte di Teheran di mine nel Golfo Persico ed in particolare nello Stretto di Hormuz dove ogni anno passano circa il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto e tra il 20 e il 25% del petrolio e dei suoi derivati. Una mossa quindi che avrebbe un impatto notevole sul prezzo del greggio.
Una sesta via è quella che Teheran possa reagire tentando di affondare una nave da guerra statunitense tramite quello che in gergo viene definito "un attacco a sciame" ovvero il lancio in contemporanea di tanti droni ad alto potenziale esplosivo tale da poter 'bucare' anche le eccellenti difese della Marina americana.
L'ultimo scenario, definito dalla Bbc "molto concreto" è quello del crollo del regime seguito dal caos. Questa - viene spiegato - sarebbe la soluzione che più spaventa i Paesi vicini dal Qatar all'Arabia Saudita. Nessuno nell'area del Medioriente sarebbe felice di vedere la nazione più grande a livello di popolazione (circa 93 milioni) sprofondare nel caos, innescando una crisi umanitaria e di rifugiati.












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