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Artigianato Alimentare – Giacomo Meloni (Presidente Confartigianato Sardegna): Crescono imprese, fatturato e qualità ma aumenta la difficoltà a trovare gli addetti giusti.

Cagliari, 27 Gen 2025 – Ottocento73 milioni di euro di fatturato, 2.700 imprese attive con 9.600 addetti ma anche il 40% delle figure professionali del settore che risulta introvabile.

È questo l’alimentare artigiano della Sardegna, un settore forte e in piena crescita che ha saputo rigenerarsi dopo numerose crisi e difficoltà. Tra i prodotti pasta, pane, dolci, formaggi, carne, frutta, pesce e bevande, freschi o conservati, che quotidianamente vengono prodotti, confezionati e spediti in Italia e nel resto del Mondo;

I numeri principali dell’immenso “giacimento” della food economy isolana arrivano dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna che, nel dossier “Qualità, tradizione e sostenibilità dell’artigianato alimentare”, ha rielaborato i dati di Istat, UnionCamere-Infocamere e MIPAAF.

L’artigianato sardo nei settori dell’alimentare, delle bevande e della ristorazione conta 2.669 imprese artigiane attive con 9.559 addetti. Il settore rappresenta il 9,9% dell’artigianato ed il 14,9% degli addetti dell’artigianato isolano. A livello territoriale 588 imprese artigiane operano a Cagliari con 2.188 dipendenti che producono un fatturato di 173milioni, 544 a Nuoro con 1.865 addetti e 188milioni di fatturato, 271 a Oristano con 798 lavoratori e 70 di fatturato, 879 a Sassari-Gallura con 3.089 dipendenti con 250milioni di fatturato e 634 nel Sud Sardegna con 2.100 addetti e 193milioni di fatturato. A livello provinciale le incidenze più alte degli addetti dell’alimentare, bevande e ristorazione sugli addetti del totale dell’economia si riscontrano nelle province di Nuoro (3^ nel rank nazionale) e Sud Sardegna (11^).

“Questi dati raccontano di un artigianato alimentare che, con le sue particolarità, specialità e peculiarità, continua a essere il cuore pulsante, economico e sociale, di ogni zona dell’Isola - afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna - le nostre imprese, infatti, custodiscono tradizioni secolari e produzioni uniche”. “È un settore in piena crescita ed evoluzione e sempre più risponde alle esigenze di una clientela che, nel corso degli ultimi decenni, ha modificato e affinato i propri gusti e stili alimentari - continua Meloni - ed è merito di questi “artigiani del cibo” se i prodotti sardi piacciono tanto anche all’estero, un patrimonio economico e di tradizione culturale che va costantemente difeso e valorizzato”.

La lista degli artigiani dell’alimentare è lunghissima. In primis ci sono le panetterie e i laboratori che producono dolci, biscotti, prodotti secchi da forno, prodotti di pasticceria conservati, snack dolci o salati e possono anche effettuare vendita diretta al pubblico, pasticcerie e gelaterie che producono prodotti freschi, negli ultimi anni presidi di artigianato ed innovazione alimentare grazie a grandi lievitati diversi da quelli solitamente offerti dal sistema industriale più massificato, e offrono anche servizi di ristorazione tramite la vendita diretta al pubblico (anche ambulante). Poi i bar che alla somministrazione diretta stanno affiancando sempre più la vendita di prodotti artigianali, i pastifici che producono paste alimentari fresche e secche (anche farcite, in scatola o surgelate) senza dimenticare anche cuscus e gnocchi. Poi i salumifici e le norcinerie che producono carne essiccata, salata o affumicata e salumi, le imprese della filiera lattiero-caseari, imprese che producono tè, caffè, cacao, cioccolato, caramelle, confetti, condimenti e spezie, imprese che producono vini, distillati, birre, queste ultime in forte ascesa negli ultimi anni grazie soprattutto a microbirrifici. Non ultime le rosticcerie, friggitorie, pizzerie, pizzerie a taglio, birrerie, pub, enoteche, catering, banqueting, banchi del mercato che preparano cibo per il consumo immediato, venditori di street food, attività di recente e crescente fortuna, ed esercizi che fanno solo take-away.

“Una condizione positiva che sta spingendo, sempre più, le imprese a investire in formazione e innovazione di prodotti e processi - prosegue il Presidente di Confartigianato Sardegna - esempi concreti sono la sempre maggior attenzione alla tracciabilità delle produzioni, che diventa un elemento determinante per garantire la fiducia dei consumatori, così come la digitalizzazione, sta rivoluzionando il settore permettendo alle aziende di migliorare l’efficienza produttiva”.

Ma la quantità artigiana si intreccia anche con la qualità e la tradizione. Il vero “tesoro” isolano è composto da 274 prodotti agroalimentari tradizionali e 9 eccellenze a marchio europeo DOP, IGP e STG, tutto caratterizzato da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo.

Nello specifico la Sardegna ha il 2,7% dei prodotti alimentari di qualità riconosciuti dall’Unione europea mediante i marchi DOC (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG. La lista ne comprende 9: agnello di Sardegna, Carciofo Spinoso di Sardegna, Culurgionis d’Ogliastra, Fiore Sardo, Pecorino Romano, Pecorino Sardo, Olio di Sardegna, Zafferano di Sardegna e Sebadas.

La ricchezza del territorio sardo si declina anche in ben 274 prodotti agroalimentari tradizionali (PAT), il 4,8% di tutto il patrimonio italiano, caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo: 100 paste fresche e panetteria, 68 prodotti vegetali, 20 carni, 21 formaggi, 21 prodotti della gastronomia, 20 prodotti di origine animale, 15 pesci e molluschi, 7 bevande e distillati, 1 grassi e 1 condimenti.

Sempre secondo il rapporto l’Isola ha registrato il più alto numero nazionale di operatori agroalimentari certificati DOP, IGP e STG: ben 15.440, il 19% del totale italiano. Parliamo in primis di produttori primari ovvero vivai, aziende agricole, aziende zootecniche che conferiscono le proprie le materie prime alle migliaia di piccole imprese, soprattutto artigiane, come pastifici, risifici, molini, oleifici, caseifici, conserve e marmellate, mielifici, trasformatori di prodotti sott’olio e verdure confezionate, pasti pronti, cantine, birrifici, salumifici che, a loro volta, le trasformano in prodotti d’eccellenza a certificazione europea.

E i prodotti artigianali sardi sono compatibili anche con lo stato di salute delle persone. Infatti, secondo una recente rilevazione nazionale di Confartigianato, la quota di obesi nel nostro Paese è pari al 9,8% della popolazione adulta, una percentuale che ci assegna il record dei più snelli tra i 7 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e il terzo posto tra gli Stati dell’Ocse (dopo Giappone e Corea del Sud) dove il tasso medio di obesità è del 19,5%.

Infatti le professioni alimentari più ricercate ci sono i panettieri, con il 59% delle posizioni difficili da reperire; seguono pasticceri e gelatai con il 49% di difficoltà, i macellai e pesciaioli con il 47%, gli addetti alle macchine pasticcere e dolciarie con il 29%, gli addetti alle macchine confezionatrici con il 26% e tante altre figure professionali molto ricercate che portano la media generale al 40%.

Infine un pensiero del Presidente Meloni sul futuro dell’agroalimentare artigiano sardo: “Il futuro del settore agroalimentare della Sardegna si basa su un equilibrio strategico tra tradizione e innovazione. Se da un lato è fondamentale preservare le caratteristiche uniche e artigianali dei prodotti locali, dall’altro è altrettanto importante investire in nuove tecnologie e approcci sostenibili. La nostra Organizzazione mira a promuovere un modello di sviluppo che valorizzi le peculiarità del territorio regionale, rafforzando la competitività delle aziende a livello globale. La sfida è ambiziosa, ma con il sostegno delle istituzioni locali e l’impegno degli imprenditori, il settore agroalimentare sardo continuerà a essere un pilastro fondamentale dell’economia e della cultura italiana”. Com

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