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Manovra Finanziaria 2026/2028, conclusa la discussione generale sull’art.2 in materia di Sanità.

Cagliari 23 Gen 2026 - La seduta del Consiglio regionale della Sardegna, stamane è stata aperta dal presidente Piero Comandini che, dopo le formalità di rito, ha annunciato la discussione e la votazione dell’articolo 2 del Dl 158 (Giunta) e degli emendamenti presentati.

Il presidente della commissione Bilancio, Alessandro Solinas (M5S) ha espresso il parere sulle proposte modificative (contrario e invito al ritiro, tranne per gli emendamenti 1444, 1445, 1446 della Giunta), conforme il parere della Giunta, espresso dal vice presidente della Giunta, Giuseppe Meloni (Pd).

Il consigliere di FdI, Fausto Piga, ha aperto dunque la discussione sull’articolo 2 con toni particolarmente critici: «In Sanità, nei due anni di legislatura tutto quello che si poteva sbagliare avete sbagliato e non c’è un cittadino sardo, libero da condizionamenti politici, che possa dire che la situazione è migliorata, rispetto al passato». A giudizio dell’esponente della minoranza “i problemi sono peggiorati e il cambio di passo promesso dal Campo Largo in campagna elettorale non c’è stato”.

Una ulteriore sottolineatura critica ha riguardato i cosiddetti cantieri Oss e ha definito “uno scandalo di mala gestione dei conti pubblici” la questione dei commissari Asl. «Nella passate legislatura – ha concluso Fausto Piga – dai banchi dell’opposizione ci urlavate “vergogna”, oggi vi diciamo che siete svergognati».

Stefano Schirru (Misto), ha posto l’accento sul doppio ruolo di assessora e presidente della Todde («non ha la bacchetta magica ma non si fa nemmeno aiutare») ed ha reso noto che dalla giornata di ieri “le sale operatorie dell’ospedale Brotzu di Cagliari sono chiuse per la verifica dell’impianto elettrico”.

A giudizio di Schirru il tema non è la carenza delle risorse “ma come si spendono le risorse”.  In conclusione del suo intervento, il consigliere del gruppo Misto ha auspicato il coinvolgimento degli accreditati privati e degli operatori nelle azioni intraprese per una più efficace gestione delle liste d’attesa.

Il capogruppo del Misto, Alessandro Sorgia, ha definito l’incarico ad interim nell’assessorato della Sanità “come un atto di superbia politica da parte della presidente Todde” che – a giudizio dell’esponente della minoranza rappresenta “un messaggio di abbandono dei medici, dei dirigenti e soprattutto dei pazienti sardi”. «La presidente – ha incalzato Sorgia – mantiene la delega alla sanità per equilibri di potere, tutti interni alla maggioranza, ma il sistema è allo sbando».

Il consigliere di Fi, Giuseppe Talanas, ha proseguito: «In questi due anni le avete sbagliate tutte, anche quando avete copiato ciò che era stato fatto nelle precedente legislatura, ad iniziare dalla volontà di proporre una nuova riforma del sistema sanitario».

L’esponente della minoranza ha insistito inoltre sui cantieri Oss, denunciando che, nonostante le rassicurazioni a suo tempo fornite, nei fatti impediscono lo scorrimento delle graduatorie degli idonei.

«I problemi della sanità – ha concluso Talanas - non dipendono da chi governa e sono certamente difficili da risolvere ma è evidente che tanti problemi sono peggiorati, ad incominciare da quelli che riguardano le guardie mediche».

Il consigliere Corrado Meloni (FdI), ha definito la sanità “punto dolente della compagine di governo che sta sgovernando la Sardegna” ed ha denunciato “un vero e proprio smantellamento del servizio sanitario regionale”.

L’esponente della minoranza ha criticato al formulazione dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 2, paventando il rischio di impugnativa da parte del governo.

«Cara presidente Todde ma chi gli e l’ha fatto fare?». Così il consigliere FdI, Gianluigi Rubiu ha introdotto il suo intervento per evidenziare le difficoltà e le enormi problematicità che caratterizzano il sistema sanitario. Rubiu ha concluso auspicando la nomina di un nuovo assessore della Sanità.

Il consigliere Stefano Tunis (Sardegna Venti/20) ha spiegato come il costo pro capite della sanità sarda sia superiore rispetto a quello sostenuto in altre Regione dove il sistema offre servizi efficaci, derivi da un eccesso di ospedalizzazione e dalla carenza di sanità territoriale.

«L’articolo sulla sanità del Dl 158 – ha affermato Tunis – è infatti frammentario e non offre una organicità nella visione». Il consigliere centrista ha concluso il suo intervento ribadendo la necessità “che ci si muova all’interno della cornice normativa e non al confine di questa”, perché “è per voi difficile conciliare l’elemento fiducia con la cornice normativa ed il rischio è che si continui ad inciampare ma l’inciampo non è soltanto per la presidente ma per l’intera comunità che patisce una evidente carenza di governo”.

Giudizio negativo sulla situazione del sistema sanitario isolano anche da parte della consigliera Cristina Usai (FdI): «Non è facile parlare di sanità. Da semplice cittadino mi metterei a urlare per la situazione drammatica che abbiamo davanti. Ci ritroviamo a dover pregare quando stiamo male per riuscire a trovare una guardia medica aperta o per evitare di passare ore ed ore al pronto soccorso.

Per Giuseppe Fasolino (Riformatori): «La sanità versa in cattive condizioni da tempo. Non è colpa di questa Giunta né di quella precedente. È colpa di tutti. Prima o poi però qualcuno si dovrà occupare di sanità. Dovrà trovare il coraggio di fare scelte nette che potrebbero scontentare qualcuno. Serve un cambio di metodo. Fino ad oggi si è fatto sempre lo stesso errore: si è pensato a mettere toppe senza invece pensare a un vestito nuovo per la sanità. Lo scenario è cambiato, serve un nuovo approccio.

Per il capogruppo di Forza Italia Angelo Cocciu: «Non tutto quello che si è fatto in passato è sbagliato. La riforma varata nella scorsa legislatura non era così male. Bastava correggerla anziché rivoluzionarla. Non ci avete creduto e vi siete lasciati prendere la mano. Cambiare i direttori generali è stato un errore. Le nomine dei dirigenti sono a tempo, vincolate a contratti”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Francesca Masala (FdI): «Dopo due anni di governo del centrosinistra il bilancio è disastroso. Si è perso tempo con leggi impugnate, commissari decaduti. La sanità è congelata per una scelta politica sbagliata. Questa legge finanziaria non risolve nessun problema (liste d’attesa, sanità territoriale, pronto soccorso in sofferenza)”.

Considerazione ripresa da Gianni Chessa: «La Sardegna ha bisogno di un grande presidente e di un grande assessore alla Sanità, settore che rappresenta la più grande industria dell’Isola. Voi state agevolando la sanità privata a discapito di quella pubblica». Chessa ha poi invitato la presidente Todde a dimettersi dall’assessorato alla Sanità: «Non si può fare tutto, cadere in un delirio di onnipotenza”.

Preoccupazione per la situazione del sistema sanitario regionale ha espresso anche Emanuele Cera (FdI): «Nel mio territorio un cittadino su tre è senza medico di base. Sono preoccupato per quello che sta succedendo. L’ex assessore Bartolazzi vi ha accusato di non voler cambiare il sistema. La presidente Todde risponda a queste dichiarazioni gravissime».

Per il capogruppo dei Riformatori Umberto Ticca è apprezzabile lo sforzo della presidente Todde di assumersi la responsabilità di prendere in mano una situazione che non funziona: «Non le imputiamo i mali della sanità, ciò che non va bene è quello che ha fatto la vostra Giunta in questi due anni. L’auspicio è che ci sia un cambio di rotta anche se ho qualche perplessità: non si possono svolgere due ruoli così importanti (presidente della Regione ed assessore alla Sanità) contemporaneamente». Sui contenuti della manovra finanziaria, Ticca è stato netto: «Nel provvedimento non c’è nulla che possa far presagire un cambio di passo. L’ospedale Brotzu, il più importante della Sardegna, attraversa una situazione molto grave. La chiusura delle sale operatorie è solo l’ultima di una lunga serie di cattive notizie. Questa Finanziaria non riaccende nemmeno una piccola fiammella di speranza».

Molto critico anche Antonello Peru (Sardegna 20/Venti): «La vostra priorità sono state le nomine. Questa è la causa principale della stagnazione. Il Tar qualche giorno fa ha reintegrato il direttore generale della Asl di Sassari, cacciato via dalla vostra riforma.

Per Aldo Salaris (Riformatori) parlare di sanità è sempre difficile: «Non punto il dito contro di voi. Abbiamo sperimentato nella scorsa legislatura le difficoltà a risolvere i problemi strutturali del sistema. Oggi la presidente si trova davanti la stessa situazione. Non voglio fare critiche ma domande perché la sanità è un problema di tutti. Era il caso di modificare la precedente riforma chiesta a gran voce dai territori?

Per Paolo Truzzu (FdI): Il dato oggettivo è che la situazione in cui versa la sanità non è ascrivibile a questa maggioranza ma una serie di scelte fatte negli ultimi 20 anni. Un altro fatto oggettivo è che si è sbagliata la scelta dell’assessore, una persona che veniva da fuori e non conosceva la realtà sarda. Lo scorso anno per fare una riforma siamo andati al quinto mese di esercizio provvisorio. La riforma è stata poi cassata, così come sono state cassate le nomine. Tutto questo ha poi costretto la presidente a cacciare l’assessore Bartolazzi. L’assessorato ad interim assunto dalla Presidente è una mossa disperata perché nessuno, con un po’ di sale in zucca, è disposto a prendere in mano la patata bollente. Questa è la situazione, non si può dare la colpa alla precedente legislatura. La sanità sarda non può permettersi altri errori».

Nella replica la presidente della Regione e assessore alla sanità, Alessandra Todde, prima di rispondere alle contestazioni della minoranza ha voluto ringraziato la macchina organizzativa della Protezione Civile per come è stata affrontata l’emergenza maltempo. Todde ha anche confermato i primi provvedimenti finanziari per dare risposte a cittadini e imprese e l’impegno del governo nazionale che ha dato piena disponibilità a fornire gli strumenti per ristorare le popolazioni colpite dal ciclone Harry.

Entrando nel merito della manovra finanziaria, Todde ha subito risposto sulla sua decisione di assumere l’interim della Sanita: «Quando si affronta un contesto così difficile e complesso non può esserci nessun atto di arroganza. Chi arriva non è migliore degli altri. Ho assunto l’interim come hanno fatto altri presidenti di Regione. Non è una questione di nomine o di poltrone. I direttori generali nominati dalla precedente Giunta sono rimasti in carica fino allo scorso aprile. Ci sono state sentenze avverse che vanno rispettate ma il tema dei commissari era indispensabile per capire i problemi, come potersi misurare per risolverli. Nna cosa posso dire: nella sanità regionale manca la cultura del dato, non si misura ciò che si fa. Senza paletti non si può misurare come si lavora e con quale qualità. Una cosa che si vede dall’esterno è che la sanità ha un problema gigantesco di processi. Nel tempo si sono creati molti problemi. Si è distrutto un sistema. Lo si capisce bene quando ci si confronta con gli altri. In Sardegna i territori sono in competizione. Una delle cose più importanti quando si assume un interim di questa portata è non ripetere gli errori precedenti e sfruttare l’esperienza. Oggi abbiamo un’occasione eccezionale che è quella del Pnrr. La pianificazione delle case di comunità deve essere pianificata insieme alla medicina di base».

La presidente ha poi difeso l’operato della Giunta che ha comunque portato a qualche risultato importante: «Uno di questi è l’accordo con i medici di medicina generale. Senza un confronto è difficile chiedere supporto nella pianificazione territoriale. Questo accordo ci consente di lavorare in un contesto di sburocratizzazione. Se non si parte dal principio di pianificazione e programmazione non si affronta il problema. Non possiamo permetterci di fare altri errori. Il Pnrr ci mette alla prova anche sull’edilizia sanitaria. Ci sarà la possibilità di discutere del cambiamento di alcuni contesti. Deve però essere fatto all’interno di una pianificazione condivisa. Da questo punto il segnale dato sulla rianimazione pediatrica al Brotzu è un altro passo importante. Così come l’assistenza domiciliare, strumento fondamentale per decongestionare gli ospedali. In questo settore ci sono segnali incoraggianti. Siamo passati dal 6,5 all’11 per cento. La questione non si risolve con gli slogan ma con una squadra che mette in campo tutto. La contrapposizione sterile non porta a nulla».

Sulle liste d’attesa Todde ha evidenziato le difficoltà: «Abbiamo Cup separati, legati a ciascuna Asl. Ogni Asl ha una sua lista d’attesa. Manca un coordinamento. Occorre cambiare il meccanismo. Anche il rapporto con il privato convenzionato va rivisto, Finora non si sono chieste prestazioni specifiche. Nelle ultime delibere il criterio scelto è un altro, non ci saranno più prestazioni a budget».

La presidente ha quindi concluso il suo intervento invitando tutti a fare fronte comune per migliorare il sistema: «I sardi guardano tutti noi. I cittadini chiedono conto a tutta la politica quando le cose non funzionano. In questa Finanziaria si stanziano 100 milioni di euro che andranno ad alimentare il fondo sanitario regionale per ottemperare alle richieste nazionali. Sulla pianificazione di quel fondo occorrerà confrontarsi. Sulla visione complessiva sono a disposizione di tutti. Sono pronta a confrontarmi con i direttori generali. Non è un problema di casacca. Quello che importa è ciò che si vuole fare».

Al termine della replica della Giunta, il presidente Comandini ha sospeso la seduta e convocato una breve Conferenza dei Capigruppo.

Al ritorno in Aula, il presidente ha dichiarato chiusa la seduta. I lavori del Consiglio riprenderanno martedì 27 gennaio alle 10.30. Com

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