Teheran, 15 Gen 2026 – Nonostante la mattanza fatta dai criminali al soldo dell’Iran, si parla di 12 mila giovani uccisi indiscriminatamente, il pregiudicato presidente americano che cerca di sovvertire l’ordine democratico mondiale con l’istaurazione di democrazie illiberali, ma più propriamente in dittature criminali come in russi, Iran e altri paesi, (ma si sa che i dittatori prima o poi fanno sempre una brutta fine), ha affermato ieri: "Siamo stati informati che le uccisioni in Iran si stanno fermando, si sono fermate, e non ci sono piani di esecuzioni". Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, dallo Studio Ovale: "Così mi è stato riferito, da una fonte autorevole. Vedremo cosa emergerà", ha aggiunto il presidente americano senza fornire ulteriori dettagli.
“Ho lavorato come medico in diversi ospedali fin dal Movimento Verde del 2009. Non avevo mai visto una tragedia di questo livello, nemmeno durante i devastanti terremoti di Bam o Kermanshah. C'erano rumori di spari, raffiche rapide e persino mitragliatrici pesanti. Avevamo visto cose del genere solo nei film, mai nella vita reale”. Il racconto di un medico iraniano, sotto anonimato, raccolto da Iran Wire, riesce a bucare la censura e riporta il dramma che da 18 giorni vivono gli iraniani.
Due fonti europee hanno riferito alla Reuters che “è probabile un attacco americano all'Iran nelle prossime 24 ore”.
E ieri si è saputo anche che diversi governi del Medioriente hanno scoraggiato l'amministrazione Trump dall'effettuare un attacco all'Iran, temendo "conseguenze senza precedenti" in una regione instabile, che potrebbero sfociare in una "vera e propria guerra". Lo ha riferito un diplomatico arabo del Golfo con sede al Cairo, secondo cui i principali governi della regione - fra cui Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan - sono stati "in costante contatto" con l'amministrazione Usa in merito a un potenziale attacco americano all'Iran. Una guerra del genere avrebbe "certamente" ripercussioni disastrose "non solo sul Medioriente, ma anche sull'economia globale", ha affermato il diplomatico.
Israele e Iran si sono segretamente rassicurati a vicenda tramite la Russia. I due Paesi, tramite un intermediario russo, hanno promesso che non si sarebbero attaccati. Lo scrive il Washington Post. Pochi giorni prima dello scoppio delle proteste in Iran a fine dicembre, funzionari israeliani hanno comunicato alla leadership iraniana tramite la Russia che non avrebbero lanciato attacchi contro l'Iran se Israele non fosse stato attaccato per primo. L'Iran ha risposto tramite il canale russo che si sarebbe astenuto da un attacco preventivo, hanno affermato diplomatici e funzionari regionali a conoscenza dello scambio. Le comunicazioni tra Israele e Iran, e il ruolo svolto dalla Russia come intermediario, sono insolite, data l'ostilità tra i due Paesi, che a giugno si sono impegnati in una guerra durata 12 giorni. Ma i contatti riflettono il desiderio di Israele di evitare di essere percepito come un fattore di escalation delle tensioni nei confronti dell'Iran o di guidare nuovi attacchi contro di esso, in un momento in cui Israele sta preparando una significativa campagna militare contro Hezbollah, la milizia filo-iraniana in Libano, secondo diplomatici e funzionari regionali.
Erfan Soltani, che secondo quanto riferito rischiava l'esecuzione oggi in Iran dopo il suo arresto la scorsa settimana, non è stato giustiziato. Lo ha riferito un familiare a Sky News, sottolineando tuttavia che il 26enne potrebbe ancora essere giustiziato in qualsiasi momento. Soltani è stato processato e condannato dopo il suo arresto a Karaj giovedì, al culmine delle proteste prima del blackout di internet. È uno delle migliaia di manifestanti arrestati.
Nelle ultime settimane i media statali iraniani hanno trasmesso almeno 97 confessioni di manifestanti. Ma le testimonianze di coloro che sono stati rilasciati dimostrano che sono stati costretti: lo afferma l'agenzia di stampa Human Rights Activists News Agency (Hrana) con sede negli Usa. Il gruppo avverte che tali confessioni possono comportare punizioni da parte del regime.
Infine si è anche saputo ieri che l'amministrazione Trump ha ricevuto una lista di obiettivi militari di alto valore, mentre il presidente sta valutando un attacco all'Iran. La United Against Nuclear Iran, un'organizzazione no-profit con sede a Washington, ha compilato un dossier con 50 obiettivi e lo ha consegnato ai funzionari della Casa Bianca nelle prime ore di lunedì, prima di importanti riunioni sulla sicurezza, ha dichiarato in esclusiva al Daily Mail l'organizzazione. Il documento rivela le coordinate esatte del quartier generale Thar-Allah del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (Irgc), centro nevralgico della repressione. L'elenco degli obiettivi include quattro sotto-quartier generali chiave che sovrintendono a diverse regioni della capitale: il sotto-quartier generale Quds, che sovrintende alle operazioni di repressione nel nord e nel nord-ovest di Teheran, il sotto-quartier generale Fath nel sud-ovest, il sotto-quartier generale Nasr nel nord-est e il sotto-quartier generale Ghadr, che controlla il sud-est e il centro di Teheran. Identificando questi siti e divisioni specifici, l'esercito statunitense avrebbe ora un'idea delle capacità dell'Irgc di coordinare l'uccisione dei propri cittadini, un'atrocità che ha irritato il presidente degli Stati Uniti e lo ha spinto a elaborare opzioni per intervenire in sostegno dei manifestanti.










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