Cagliari, 13 Gen 2026 - “La Regione Sardegna è impegnata, insieme ad altre Regioni che hanno espresso nelle dovute sedi forti critiche, a contrastare un’impostazione della nuova classificazione dei Comuni montani che riteniamo inadeguata e ingiusta. Non è una battaglia solitaria, né una rivendicazione campanilistica: è una presa di posizione politica e istituzionale a tutela di territori fragili e del principio di giustizia territoriale. Pensiamo che tutti i territori montani debbano essere riconosciuti dalla norma”.
Lo dichiara l’assessore regionale degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, intervenendo nel dibattito nazionale sulla proposta del ministro Calderoli, di cui l’esponente della Giunta ha restituito un resoconto anche oggi, in occasione della seduta del Consiglio delle Autonomie locali.
“Una classificazione costruita prescindendo da criteri socio-economici e basata su criteri esclusivamente geometrici, pensati per contesti profondamente diversi da quelli appenninici e insulari, rischia di dividere il Paese e cancellare territori fragili dalle politiche pubbliche, senza che sia venuto meno il loro svantaggio reale”, sottolinea l'assessore.
In Sardegna, spiega Spanedda, “l’applicazione di questi criteri determinerebbe una riduzione drastica dei Comuni montani, con conseguenze dirette sull’accesso alle risorse per la montagna attraverso i fondi FOSMIT, sui servizi essenziali e sulle politiche di contrasto allo spopolamento. Un esito che non corrisponde alla reale geografia della Sardegna e di parte d’Italia, col rischio che perdano lo status di comune montano alcuni tra i comuni che ogni inverno si ammantano di neve. Oltre a ciò, si tralascia apertamente la condizione strutturale di insularità, richiamata dalla Costituzione e dalla stessa legge”.
“Per questo abbiamo avanzato una proposta tecnica che dia sostanza a quest’impegno politico, fondata su un adeguamento dell’elenco esistente sulla base di parametri fisici e geomorfologici, applicabile su scala nazionale, senza introdurre deroghe arbitrarie o regionalizzazioni. È una proposta che dimostra come sia possibile cambiare la proposta attuale e migliorare il DPCM, rendendolo coerente con i principi di equità e coesione”.
L’assessore rivendica anche il metodo scelto dalla Regione: “Abbiamo chiesto confronto, trasparenza sui dati e rispetto del principio di leale collaborazione. È un segnale importante che altre Regioni abbiano sollevato analoghe perplessità, anche ieri di sede di Commissione politica per la montagna: significa che il problema non è la Sardegna, ma un’impostazione che non regge alla prova dell’uguaglianza sostanziale”.
“La Sardegna - conclude - continuerà a lavorare, insieme alle altre Regioni, per difendere i territori che rischiano di essere resi invisibili e per affermare una visione delle politiche pubbliche che non misuri i diritti in metri di quota, ma nei bisogni reali delle comunità”. Red











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