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Pneumatici fuori uso – Presidente Confartigianato Sardegna Giacomo Meloni: Cresce il disagio di gommisti e autoriparatori per il mancato ritiro dei PFU. Situazione grave: Confartigianato scrive al Ministero.

Cagliari, 5 Gen 2026 - Sono brutti da vedere, occupano i piazzali delle imprese, sono ricettacolo di roditori e insetti e, se non adeguatamente smaltiti o riciclati, possono arrecare gravissimi danni all’ambiente. In più creano anche ingenti danni economici alle attività di ricambio e manutenzione gomme che possono essere sanzionate amministrativamente e penalmente per il superamento dei quantitativi consentiti in deposito temporaneo. Insomma, delle vere e proprie bombe ecologiche.

Pare una battaglia senza fine e senza risultati quella contro il mancato ritiro dei PFU, pneumatici fuori uso nei piazzali di gommisti e rivenditori.

E anche in Sardegna monta la protesta di gommisti e autoriparatori che hanno ormai sature la maggior parte delle aree destinate al momentaneo stoccaggio delle gomme.

“Le imprese di ricambio e manutenzione delle ruote - afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna - si ritrovano letteralmente sommerse di materiale da smaltire e, tra l’altro, con il rischio di subire pesanti sanzioni da parte delle Autorità di controllo”. “E’ una situazione esplosiva che si protrae ormai da parecchi mesi, se non da anni, che crea disagi ormai intollerabili e che più volte abbiamo segnalato - continua Meloni - benché le imprese paghino regolarmente la quota relativa al contributo necessario allo smaltimento sugli acquisti degli pneumatici nuovi, le gomme usate vengono ritirate con una frequenza non sufficiente a smaltire tutto ciò che le imprese accumulano e che vorrebbero venisse portato via con puntualità. Lo pneumatico fuori uso è un rifiuto speciale e come tale richiede un trattamento adeguato”.

Per questo, Confartigianato ha scritto al Ministero dell’Ambiente, con una lettera inviata al Direttore generale economia circolare e bonifiche, Luca Proietti, per segnalare la situazione in cui versano le imprese di autoriparazione alle prese con la raccolta degli pneumatici fuori uso.

Nella missiva al Ministero, Confartigianato sottolinea come permanga “una situazione generalizzata di inefficienza/discontinuità del servizio, relativamente ai tempi di attesa e quantitativi ritirati, che non risponde ai fabbisogni degli autoriparatori-gommisti costretti ormai ad operare in una continua condizione di emergenza, con il rischio sempre incombente di incorrere nel blocco del ritiro PFU. La problematica della giacenza di PFU ricade sugli autoriparatori non solo sul piano operativo, ma anche economico esponendoli al rischio di incorrere in pesanti sanzioni amministrative, oltre a creare gravi conseguenze per l’ambiente e per la salute della collettività”.

A fronte di queste criticità, l’Associazione sollecita al Ministero “l’attivazione di un nuovo extra target di raccolta di PFU, quale misura prioritaria di sostegno immediato per alleviare le difficoltà operative delle nostre imprese”. Un intervento che va però “accompagnato da misure di carattere strutturale, anche di natura legislativa, volte ad efficientare l’intero sistema di gestione e raccolta degli pneumatici in un’ottica di trasparenza, tracciabilità e legalità in grado di garantirne la sostenibilità economica”.

Confartigianato ha chiesto, inoltre, un incontro urgente per affrontare nel merito le diverse problematiche e fornire il contributo della Categoria nell’interesse non solo degli autoriparatori-gommisti, ma dell’intera filiera, della collettività e dell’ambiente.

Le soluzioni suggerite da Confartigianato prevedono di implementare il Registro Nazionale Produttori e Importatori Pneumatici istituito dal Ministero, prevedendo una specifica funzionalità del portale, dedicata agli autoriparatori per la ricezione delle richieste di ritiro PFU da parte delle officine e lo smistamento automatico ai Consorzi obbligatori. Inoltre occorrerebbe una gestione centralizzata del servizio di raccolta PFU attraverso il canale istituzionale già esistente, ovvero il Registro, soluzione che l’Organizzazione Artigiana ritiene sia la soluzione più corretta e trasparente per una effettiva regolamentazione e ottimizzazione del meccanismo, a beneficio non solo degli autoriparatori, ma di tutti gli attori della filiera.

Confartigianato chiede anche di sostenere e agevolare le imprese che operano regolarmente, attraverso un meccanismo di raccolta PFU vincolato alla legittimità degli operatori, che devono essere qualificati ai sensi della Legge 122/1992 (Disciplina Autoriparazione) e alla regolarità dell’acquisto degli pneumatici attestata da idonea documentazione, in modo tale da garantire l’effettività del servizio ritiro a fronte del pagamento del contributo. Ciò anche al fine di contrastare fenomeni di abusivismo e concorrenza sleale, evitando che i Consorzi procedano al ritiro presso operatori-gommisti che praticano irregolarmente la sostituzione di pneumatici, con i conseguenti rischi non solo per l’ambiente, ma anche ai fini della sicurezza stradale.

Infine i gommisti e autoriparatori artigiani chiedono di intensificare e concentrare il controllo dei flussi degli pneumatici a monte della filiera da parte degli Organi di Vigilanza competenti, con un’attenzione particolare alle vendite on-line. Ciò al fine di intercettare i flussi illeciti e contrastare le aree di illegalità presenti sul mercato, snidare le forme di evasione fiscale e del contributo ambientale e recuperare risorse a beneficio dell’economia, dell’ambiente e dell’intera collettività.

Infine, tra le sollecitazioni di Confartigianato vi è quella di rivedere il sistema di assegnazione dei quantitativi di PFU secondo criteri che rispondano alle effettive esigenze e specificità territoriali, superando i problemi di accorpamenti in macro-aree poco funzionali sul piano operativo.

Il problema dei PFU nasce a monte, perché, come più volte segnalato dagli esperti, nel settore manca un sistema di tracciamento e controllo, che permetta di contrastare l’ingresso irregolare di pneumatici in Italia, che è stimato attorno alle 30/40 mila tonnellate all’anno. Rimane dunque fondamentale trovare delle soluzioni a questo problema per prevenire le emergenze future, ma è altrettanto fondamentale affrontare e risolvere il problema che oggi mette in difficoltà gli operatori e l’ambiente.

 “Questa situazione deve essere affrontata si dà ora perché a breve, tanti automezzi dovranno effettuare il cambio gomme stagionale – conclude Meloni – un ulteriore accumulo potrebbe portare a un vero proprio collasso del sistema. Di sicuro è necessario introdurre meccanismi che garantiscano la certezza del ritiro a tutti gli operatori che versano regolarmente il contributo PFU: chi opera diversamente provvederà a pagare in proprio il ritiro, come oggi devono fare purtroppo molti operatori onesti”.

Poi c’è anche il problema degli pneumatici fuori uso rivenduti on line illegalmente o smaltiti senza pagare il contributo è un fenomeno che, a livello nazionale, vale 100 milioni all’anno e centinaia di migliaia di siti inquinati. I dati vengono dall'Osservatorio sui PFU, nato nel 2016 per monitorare un settore che in Italia rappresenta un’eccellenza nonostante le storture e le truffe. Ciò che funziona è la piattaforma di whistleblowing riservata agli operatori, che denunciano chi non rispetta le regole e offrono alle forze dell'ordine lo strumento per intervenire. Nuovi, usati e a fine vita. Secondo il rapporto “I Flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia”, si stima, infatti, che siano tra 30 e 40mila le tonnellate di pneumatici che ogni anno vengono immessi illegalmente nel mercato nazionale: con un mancato versamento del contributo ambientale per raccolta e riciclo di circa 50 milioni di euro, un’evasione dell’IVA stimabile in circa 80 milioni e un’esposizione al rischio di abbandono nell’ambiente di gomme fuori uso derivanti da attività illegali, che non esistono e sono dunque fuori dalle regole del sistema nazionale. Com

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